Tyra Caterina Grant: “La danza, il pianoforte, poi mi sono innamorata del tennis grazie a Sinner”
di Massimo Calandri“Preferisco Caterina, il nome di mia nonna: ma fate voi”. Tyra Caterina Grant, 17 anni, e la sua prima intervista. Padre di Brooklyn e madre di Vigevano, doppia nazionalità: nei giorni scorsi ha scelto di giocare per l’Italia. “E sono felice di aver preso questa decisione. Ci pensavo da tanto: qui sono nata e cresciuta, qui ho tutti i miei amici. Anche dal punto di vista culturale, mi sento soprattutto italiana”. Martedì esordisce agli Internazionali d’Italia contro una diciannovenne filippina, Alexandra Eala. Ma tra qualche settimana dovrà sostenere gli esami di maturità. “Terzo anno di liceo, economia aziendale”. Una perla di ragazza. Timida, educata: un sorriso che ti fa innamorare. La pelle orgogliosamente nera, come il padre: “Nessuno mi ha mai fatto sentire diversa o presa di mira”. Dicono diventerà una campionessa. “Non sono ancora abituata a tutta questa attenzione, mi imbarazza un po’. Ma il motivo è buono, la gente pensa che potrò arrivare lontano”. Emozionata di giocare a R…
“Preferisco Caterina, il nome di mia nonna: ma fate voi”. Tyra Caterina Grant, 17 anni, e la sua prima intervista. Padre di Brooklyn e madre di Vigevano, doppia nazionalità: nei giorni scorsi ha scelto di giocare per l’Italia. “E sono felice di aver preso questa decisione. Ci pensavo da tanto: qui sono nata e cresciuta, qui ho tutti i miei amici. Anche dal punto di vista culturale, mi sento soprattutto italiana”. Martedì esordisce agli Internazionali d’Italia contro una diciannovenne filippina, Alexandra Eala. Ma tra qualche settimana dovrà sostenere gli esami di maturità. “Terzo anno di liceo, economia aziendale”. Una perla di ragazza. Timida, educata: un sorriso che ti fa innamorare. La pelle orgogliosamente nera, come il padre: “Nessuno mi ha mai fatto sentire diversa o presa di mira”. Dicono diventerà una campionessa. “Non sono ancora abituata a tutta questa attenzione, mi imbarazza un po’. Ma il motivo è buono, la gente pensa che potrò arrivare lontano”. Emozionata di giocare a Roma, però non si sente sotto pressione. “Fosse per me, vorrei vincerei tutto. Subito. Altrimenti, posso aspettare”. E un altro sorriso.
"Non ho scelto l’Italia perché ho meno rivali”
È cresciuta con Sinner sotto lo sguardo di Riccardo Piatti, ed è già un bel biglietto da visita. “Sono stata a Bordighera dai 7 ai 14 anni, Jannik è simpatico”. Ha trascorso anche diverso tempo ad allenarsi negli Usa. “Quando sei piccolo, hai il sogno americano. Ma quando vai laggiù, l’Italia ti manca: il cibo, le città, la gente, la lingua (parla anche un perfetto inglese, ndr). Gli americani hanno un’altra cultura sportiva, è vero: ma adesso, con Sinner e Paolini anche noi ci stiamo adeguando”. I giornalisti statunitensi, che sono i primi a farle delle domande, ci restano un po’ male. La provocano: non è che hai scelto di diventare italiana perché così a livello nazionale avrai meno rivali? “Non credo: anche negli Usa ero tra le migliori otto della mia età, volevano giocassi per loro. Non è questo, il motivo della mia scelta”. In famiglia, non l’ha forzata nessuno. “Anzi. Erano tutti comunque pronti ad appoggiarmi, qualunque decisione avessi preso. Certo gli amici e mamma credo siano molto contenti”. Cinzia Giovinco, insegnante di tennis: la mamma. Il padre è Tyrone Grant, cestista, ha giocato per molti anni in diverse squadre italiane. “Papà ora vive in America: da bambina viaggiavo spesso con lui, adesso lo vedo un po’ meno”.
Le vittorie e le finali negli Slam
Numero 6 nella classifica Itf e 356 in quella assoluta della Wta. Da junior, lo scorso anno in coppia con Iva Jovic ha vinto il doppio degli Australian Open e a Wimbledon, arrivando in finale al Roland Garros (dove aveva vinto nel 2023, accanto all’americana Clervie Ngounoue). Sempre in doppio aveva raggiunto la semifinale assoluta del doppio misto agli Us Open del 2024, perdendo contro Errani e Vavassori. Orecchini d’oro a cerchio, unghie rosse, extension (le lunghe trecce) bionde. “Mi piace tanto leggere, guardo molti film. Sono un tipo socievole, mi piace avere più amici possibile”. Da piccola le hanno fatto fare tante cose diverse: “Danza, ho studiato pianoforte. E naturalmente, tennis: uno sport bellissimo per una come me che è molto competitiva, dove con un colpo puoi ribaltare una partita. E anche un ambiente sano, che ti tiene lontano da eventuali pericoli dell’adolescenza”. Racconta che con Tathiana Garbin, responsabile della Nazionale femminile, ha già parlato a lungo. “Ci conosciamo bene”. Sarà emozionata scendendo in campo, lo ha già detto: sì, ma dove? “In questi giorni ho provato il Pietrangeli e il campo 2. Certo, giocare sul Centrale sarebbe incredibile, ma va bene dappertutto: sarà comunque una meravigliosa occasione. Spero in un bel tifo”. Si congeda dai giornalisti con un altro sorriso. “Grazie mille”.