Il rovescio incrociato su Zverev, che era sceso a rete. E poi, i pugni stretti per l’emozione. Le braccia al cielo. Gli occhi chiusi, come a fermare il tempo. Era la notte di Melbourne. Alle 19, le lancette dell’orologio ripartono. Campo Centrale del Foro Italico, Internazionali Bnl d’Italia. Sono trascorsi 104 giorni dalla vittoria nel primo Slam della stagione. Adesso può riaprire gli occhi. Ancora tu, Jannik. E come stai?
Navone: “Proverò a rovinargli il rientro”
“Sono così felice. Curioso. Non vedo l’ora”. Ha promesso che comincerà con calma. “Un passo alla volta”. È rimasto il numero uno: nel ranking, nel cuore del pubblico. “La cosa più bella sarà tornare finalmente in campo, avere intorno tutta quella gente”. Diecimila persone sulle tribune, andate esaurite c…
Il rovescio incrociato su Zverev, che era sceso a rete. E poi, i pugni stretti per l’emozione. Le braccia al cielo. Gli occhi chiusi, come a fermare il tempo. Era la notte di Melbourne. Alle 19, le lancette dell’orologio ripartono. Campo Centrale del Foro Italico, Internazionali Bnl d’Italia. Sono trascorsi 104 giorni dalla vittoria nel primo Slam della stagione. Adesso può riaprire gli occhi. Ancora tu, Jannik. E come stai?
Navone: “Proverò a rovinargli il rientro”
“Sono così felice. Curioso. Non vedo l’ora”. Ha promesso che comincerà con calma. “Un passo alla volta”. È rimasto il numero uno: nel ranking, nel cuore del pubblico. “La cosa più bella sarà tornare finalmente in campo, avere intorno tutta quella gente”. Diecimila persone sulle tribune, andate esaurite con largo anticipo. Non ha paura, giura. Dal cemento australiano alla terra rossa romana: “Sono pronto”. Dall’altra parte della rete, troverà un ragazzo simpatico e scanzonato: Mariano Navone viene da un paesino a sud di Buenos Aires. Si ispira a Djokovic, è 99 nel mondo. Assomiglia a Gael Garcia Bernal, l’attore messicano che ha impersonato Ernesto Che Guevara nei Diari della Motocicletta. Ma non ci saranno rivoluzioni, non questa volta. “Proverò a rovinargli il rientro”: forse il tennista argentino scherza.
Sinner gioca con i bambini e dispensa consigli
“Mi piacciono, i bambini”. Come un fratello maggiore, Sinner li ha fatti giocare e squittire di felicità, palleggiando con decine di loro sul campo 12. “Bel rovescio”, ha detto a uno. E ha applaudito la piccola che lo ha sorpreso con un pallonetto. Cosa ti piace mangiare, Jannik? “La pizza”. A che età hai cominciato? “Più o meno alla tua: 5 anni. Poi sci, calcio, amici: dovete divertirvi”. Sei il mio idolo, Jannik. “Grazie, ma non dimenticare che la cosa più importante è essere felice. Il gioco”. Autografi, selfie. “Restate positivi, e durante le partite non arrendetevi mai, fino all’ultimo colpo: si può sempre trovare una soluzione”. Poi li ha salutati e ha raggiunto un altro argentino, Francisco Cerundolo, per un’ora di allenamento. Due set simulati, vinti (6-3, 6-1) dal campione altoatesino, che indossava un cardiofrequenzimetro per monitorare il battito cardiaco: non gli ha dato fastidio, con ogni probabilità contro Navone lo metterà di nuovo. Intorno al campo 5 s’è radunata una folla impressionante. Sinner-mania. La gente osservava persino dall’alto della tribuna sud del Centrale, distante alcune centinaia di metri, voltando le spalle al match di Musetti con Virtanen.
Al Foro Italico un tifo da stadio di calcio
Olé-olé-olé, Sinner-Sinner: al Foro Italico in questi giorni è un tifo da stadio, tutto per lui. Nel vicinissimo Olimpico, un’ora prima della partita di Jannik, comincia Lazio-Juventus (ambienti isolati l’uno dall’altro: per il calcio, ingresso dall’Obelisco, per il tennis, da Viale delle Olimpiadi): tra gli spettatori ci saranno Carlos Alcaraz con l’amico Patric, difensore laziale attualmente infortunato. I due spagnoli poi si trasferiranno al Centrale: “Meglio dare un’occhiata”, dice Carlitos, che si augura di incontrare il numero uno in finale.
Le scritte sulle scarpe di Sinner
In Australia frequentava un paio di ristoranti italiani. A Roma è andato a cena dalle parti di piazza Navona, con grande discrezione, in un locale prima ispezionato dal personale che si occupa della sua sicurezza. La sera del 26 gennaio, a Melbourne, era sceso in campo vestendo una polo e un cappello color giallo canarino. Nel torneo aveva esordito il logo della piccola Volpe Rossa. Sulle sue scarpe dovrebbero comparire due strisce con le parole “Rome” e “Home”, insieme a 25, scritto in numeri romani. Un altro modo per celebrare il suo ritorno. “È stato un anno molto duro”», dice, ricordando il periodo trascorso con l’incubo della positività. “E i tre mesi di stop non sono stati semplici. Ma ora è tutto finito”. Alle 19 riaprirà gli occhi. Felicità. Ieri ti ho perso, e oggi ti ritrovo qua.