ROMA – Quando vince finalmente il primo — e unico — gioco di tutta la partita, Casper alza le braccia al cielo. Chiama l’applauso. Fa tenerezza, poverino. Scuote la testa, sorride imbarazzato. Si scusa, vorrebbe dire: «Aiutatemi! Questo è un marziano». Il giro in astronave dura un’ora, 4 minuti e 21 secondi: 6-0, 6-1. «È la cosa più vicina alla perfezione che abbia mai visto», confesserà, mogio, …