Raffaella Reggi, 59 anni, è stata ultima azzurra, prima di Paolini, a vincere gli Internazionali d’Italia nell’85 (il torneo femminile si giocò a Taranto). Numero 13 del mondo, ora commenta il tennis in tv.
Ci sono voluti quarant’anni per un’altra italiana.
«È bellissimo. Paolini mi è piaciuta molto. Ha dimostrato grinta, determinazione e soprattutto tanta leggerezza, nel senso di serenità. Oltre a un’ottima preparazione fisica, curata da Andrea Bracaglia. In più non era facile non irrigidirsi davanti a Mattarella, un’altra sarebbe caduta nella tentazione di dare spettacolo, invece di badare al gioco e a fare punti. Lei è grinta e sostanza, ha gestito bene la partita e ha sbagliato pochissimo. Spero che la federazione sappia sfruttare questo momento, investendo sulle donne, come fa nel settore maschile. Perché l’altra volta forse non c’è stato molto slancio e si è persa un’occasione per sviluppare il tennis femminile. Eppure gli esempi vincenti c’erano».
Intende ai tempi della finale de…
Raffaella Reggi, 59 anni, è stata ultima azzurra, prima di Paolini, a vincere gli Internazionali d’Italia nell’85 (il torneo femminile si giocò a Taranto). Numero 13 del mondo, ora commenta il tennis in tv.
Ci sono voluti quarant’anni per un’altra italiana.
«È bellissimo. Paolini mi è piaciuta molto. Ha dimostrato grinta, determinazione e soprattutto tanta leggerezza, nel senso di serenità. Oltre a un’ottima preparazione fisica, curata da Andrea Bracaglia. In più non era facile non irrigidirsi davanti a Mattarella, un’altra sarebbe caduta nella tentazione di dare spettacolo, invece di badare al gioco e a fare punti. Lei è grinta e sostanza, ha gestito bene la partita e ha sbagliato pochissimo. Spero che la federazione sappia sfruttare questo momento, investendo sulle donne, come fa nel settore maschile. Perché l’altra volta forse non c’è stato molto slancio e si è persa un’occasione per sviluppare il tennis femminile. Eppure gli esempi vincenti c’erano».
Intende ai tempi della finale degli Usa Open nel 2015?
«Sì, la finale tutta italiana in quello Slam vinto da Flavia Pennetta su Roberta Vinci e ancor prima il successo nel 2010 di Francesca Schiavone al Roland Garros che l’anno dopo raggiunse ancora la finale, sono stati forse sottovalutati. Avrebbero meritato nella loro eccezionalità una maggior considerazione a livello di programmazione federale. Si poteva fare qualcosa di più, c’è stata una disparità di trattamento a livello tecnico-fisico. Sono anche contenta che a seguire Jasmine ci sia l’apporto di Sara Errani, che non solo è sua compagna di doppio, ma anche un’ottima consigliera tattica. In campo si compensano molto bene e la loro sintonia fuori campo aiuta, perché un po’ di condivisione e di empatia non stona. In più è ora che aumenti la presenza tecnica femminile. Senza dimenticare l’assistenza di Renzo Furlan che è stata determinante, perché ha avuto fiducia in lei quando nessuno ci avrebbe scommesso. E quando vedi che qualcuno crede in te la tua autostima vola. Paolini poi ci ha messo del suo: è migliorata nel servizio e ha dei piedi straordinari che le permettono profondità ai colpi».
Jan e Jas così diversi.
«Fisicamente molto, ma entrambi non hanno paura di uscire dalla loro comfort zone e di rischiare. Sono una grande fan di Sinner, che sta facendo cose incredibili e che con il suo impegno mostra la via a tutti, peccato solo che il successo di Jasmine in questo momento sia un po’ offuscata dalla curiosità del rientro di Jannik. Quello che però conta di più anche se gli stili sono diversi è che ci sia uno scambio di informazioni e di sinergie tra settore maschile e femminile. La diversità è sempre ricchezza, ma ci devono essere pari opportunità».