Roma – Ieri pomeriggio si è allenato per un’ora con Simone Vagnozzi. Si sono concentrati soprattutto sulle palle corte. Una, due, tre, dieci, cinquanta. Tra loro c’è una sintonia particolare, l’altra sera l’hanno visto tutti: Sinner lo guardava con gli occhioni sgranati, dopo essere stato maltrattato nel primo set da Tommy Paul, e l’allenatore con poche – decise – parole lo ha riportato nella Jannik zone. «Stasera fa talmente freddo che la palla non rimbalza», mugugnava il campione. E l’altro: «Lo so, però ogni tanto la devi prendere. Stai più basso, fidati delle tue gambe». Clic. Stamani si parleranno di nuovo, insieme al resto dello staff: Darren Cahill, il supercoach, Marco Panichi e Ulises Badio, preparatore e fisioterapista. Riunione tecnica. Con calma, perché il numero 1 ha bisogno di dormire parecchio, e non si sveglierà prima delle 10. C’è da ripassare la strategia, da riattivare la muscolatura. L’arrivo al Foro Italico è previsto intorno alle 13. La finale con Alcaraz è in pr…
Roma – Ieri pomeriggio si è allenato per un’ora con Simone Vagnozzi. Si sono concentrati soprattutto sulle palle corte. Una, due, tre, dieci, cinquanta. Tra loro c’è una sintonia particolare, l’altra sera l’hanno visto tutti: Sinner lo guardava con gli occhioni sgranati, dopo essere stato maltrattato nel primo set da Tommy Paul, e l’allenatore con poche – decise – parole lo ha riportato nella Jannik zone. «Stasera fa talmente freddo che la palla non rimbalza», mugugnava il campione. E l’altro: «Lo so, però ogni tanto la devi prendere. Stai più basso, fidati delle tue gambe». Clic. Stamani si parleranno di nuovo, insieme al resto dello staff: Darren Cahill, il supercoach, Marco Panichi e Ulises Badio, preparatore e fisioterapista. Riunione tecnica. Con calma, perché il numero 1 ha bisogno di dormire parecchio, e non si sveglierà prima delle 10. C’è da ripassare la strategia, da riattivare la muscolatura. L’arrivo al Foro Italico è previsto intorno alle 13. La finale con Alcaraz è in programma al Centrale alle 17, sarà preceduta da quelle dei doppi maschile e femminile. Il meteo prevede cielo nuvoloso, c’è il 16% di probabilità che piova. Vento debole. Condizioni diverse da quelle incontrate nelle ultime partite serali. Niente palle pesanti, insomma.
Alcaraz in vantaggio nei confronti diretti
«Quando io e Carlitos ci affrontiamo, il livello è sempre molto alto», spiega Jannik. «Perché ognuno spinge l’altro a tirare fuori il meglio. Siamo giovani, facciamo cose belle. Nelle ultime occasioni ha vinto lui». Il bilancio è di 7 a 4 per lo spagnolo, 2 a 1 sulla terra rossa. Il 2 ottobre del 2024, a Pechino, finale sul cemento: vince Alcaraz in 3 set (6-7, 6-4, 7-6). Sono trascorsi sette mesi e mezzo, da allora Sinner non ha mai più perso una partita: è reduce da 26 vittorie consecutive. «Questa volta sarà però un po’ diverso: vengo da una lunga sosta, avrò bisogno di spingere per capire dove sono». Come dire: non sarà un confronto alla pari, sono ancora “convalescente”. «Non cerco scuse, non l’ho mai fatto. Semplicemente, non ho idea di quanto riuscirò a reggere dal punto di vista fisico, a che livello sono arrivato. Con Paul, l’altra sera, nella seconda parte ho avuto un piccolo calo. Sono state due settimane positive, mi sarei accontentato di vincere un paio di partite e invece mi ritrovo in finale. Sono comunque molto contento di incontrare Alcaraz: mi servirà in vista degli Slam di Parigi e Wimbledon».
Equilibri e relazioni cambiate dal caso Clostebol
Questa volta sarà diverso, è vero. Jannik non lo dice, non lo dirà mai: ma l’impressione è che tra i due qualcosa sia cambiato. Un tempo ricordavano Federer e Nadal: rivali in campo, amici fuori. Due che reciprocamente si stimavano, pronti ad aiutarsi a vicenda. Ma la brutta storia del Clostebol ha cambiato tante relazioni ed equilibri, nel circuito. Il campione altoatesino ha confessato tutta la sua delusione e amarezza, rientrando agli Internazionali d’Italia dopo il lungo stop concordato con la Wada. «Ho passato momenti molto difficili: ci sono stati tennisti che mi hanno fatto sentire il loro sostegno, ho ricevuto messaggi e telefonate che non mi aspettavo. Ma ci sono stati altri che avrei voluto sentire, invece non è successo. Adesso so chi mi è amico, e chi no». Aveva fatto alcuni nomi di «quelli di cui mi posso fidare»: Rune, Draper, lo stesso Zverev. Naturalmente non poteva attendersi una parola buona da Djokovic, che era stato pubblicamente molto critico sulla vicenda. E Carlitos? Lo spagnolo è stato chiaro: «No, non ho mai telefonato a Jannik. Siamo rivali, è complicato essere amici a questi livelli». Ecco.