Alcaraz ferma Sinner a un passo dal cielo: “Ci rivediamo a Parigi”
di Massimo CalandriRoma – «Una lezione importante. Utile». Jannik guarda già avanti, alle sfide con Carlitos che verranno. Numero 1 e 2 del ranking nei prossimi mesi, e quindi agli opposti estremi di qualsiasi tabellone, i ragazzi d’oro del tennis mondiale si sono dati appuntamento per le finali dei prossimi due Slam: Roland Garros e Wimbledon. «A Parigi sarà diverso», promette Sinner. «La terra rossa non è la mia superficie preferita, ma ho capito che è questione di dettagli: devo imparare a muovermi meglio».
Ancora Alcaraz, 228 giorni dopo
Ancora tu, Alcaraz: 2 ottobre, Pechino, l’ultima sconfitta. Da allora, e per 228 giorni, le loro strade non si erano più incrociate: nel frattempo la Volpe Rossa aveva vinto 26 partite consecutive. Rimane al vertice della classifica: oggi siamo a 49 settimane e 343 giorni, a mezzanotte dell’8 giugno sarà comunque un anno preciso da leader. Però, da ieri i precedenti con lo spagnolo salgono a 8 sconfitte (4 vittorie). E allora Jannik scorre il calendario fino a…
Roma – «Una lezione importante. Utile». Jannik guarda già avanti, alle sfide con Carlitos che verranno. Numero 1 e 2 del ranking nei prossimi mesi, e quindi agli opposti estremi di qualsiasi tabellone, i ragazzi d’oro del tennis mondiale si sono dati appuntamento per le finali dei prossimi due Slam: Roland Garros e Wimbledon. «A Parigi sarà diverso», promette Sinner. «La terra rossa non è la mia superficie preferita, ma ho capito che è questione di dettagli: devo imparare a muovermi meglio».
Ancora Alcaraz, 228 giorni dopo
Ancora tu, Alcaraz: 2 ottobre, Pechino, l’ultima sconfitta. Da allora, e per 228 giorni, le loro strade non si erano più incrociate: nel frattempo la Volpe Rossa aveva vinto 26 partite consecutive. Rimane al vertice della classifica: oggi siamo a 49 settimane e 343 giorni, a mezzanotte dell’8 giugno sarà comunque un anno preciso da leader. Però, da ieri i precedenti con lo spagnolo salgono a 8 sconfitte (4 vittorie). E allora Jannik scorre il calendario fino alla domenica pomeriggio della finale francese: quel giorno – mancano esattamente 3 settimane – vuole la rivincita. La pretende.
Sinner e la mancanza di abitudine alle partite
«Quando giochiamo bene, riusciamo sempre a darci fastidio», racconta. Un game a testa, nel primo set sono arrivati fino al 6-5 per Jannik. Che ha avuto 2 preziosissimi set point. «È difficile che io sbagli certe occasioni», si rammarica. «Il fatto è che ho bisogno di giocare, mi manca l’abitudine alle partite. Non cerco scuse, è la verità». Alcaraz si è arrampicato fino al tie-break: una palla sul nastro e un rimbalzo maligno, un paio di colpi dentro per millimetri. La fortuna aiuta gli audaci, e indubbiamente Carlitos è stato coraggioso. «Lui è il miglior sulla terra rossa. Sa fare più cose di me: le smorzate, sa cambiare gioco. Sa gestire certe situazioni. Si muove meglio». Sinner torna sull’argomento: «È una superficie diversa dal cemento, perdonate la banalità: bisogna sapere dove mettersi, sono piccole cose. Ma abbiamo tempo per metterle a posto, per capire. E presentarci nelle condizioni migliori».
La resa di Sinner e l’applauso del Foro Italico
Nel secondo set non c’è stata storia: si è arreso, ha incassato l’applauso entusiasta d’un Centrale maculato d’arancione e poi ha riempito di complimenti il suo avversario. Era nel torto chi sosteneva che tra i due i rapporti si fossero improvvisamente raffreddati («Non l’ho mai chiamato durante i tre mesi di stop», aveva ammesso Alcaraz), ma è vero che li divide una fortissima rivalità. «Complimenti a te e alla tua squadra, Carlitos: sei il più forte, e il favorito per Parigi»: un augurio, quello del ragazzo dai capelli rossi, che suona naturalmente come una sfida. Poi Jannik ha ringraziato il suo team e la famiglia, con un’affettuosa bacchettata – che ha divertito tutti – al fratello Mark: «Invece di essere qui è andato a Imola a vedere la F1».
L’ultimo italiano a vincere resta Panatta
Non ha mai vinto gli Internazionali, nell’albo d’oro restiamo fermi ad Adriano Panatta e al 1976. Sarà per il prossimo anno. «Questo di Roma è il torneo più speciale, per me e per gli italiani: è stato un grande successo, Jasmine Paolini ha vinto singolare e il doppio, io e Musetti abbiamo fatto il nostro tra gli uomini, siamo un bellissimo gruppo». Due settimane fa era ufficialmente rientrato al Foro Italico dopo 104 giorni di attesa: «Non sono qui per battere chiunque, ma per passare il primo turno e vedere come sto», aveva detto, confessando quanto aveva sofferto durante lo stop. Gli sarebbe bastato vincere un incontro, al massimo due: è arrivato in finale. «È stata una bellissima esperienza, mi sentivo felice come un bambino. Ho continuato a crescere: ci sono state partite molto buone e altre in cui avrei potuto fare meglio. Di sicuro, ho sempre dato il massimo, dal pubblico ho ricevuto energia e coraggio: non pensavo di essere così avanti nella mia condizione». Il Re è tornato, il pubblico lo ama. Ma c’è un altro pretendente al trono mondiale: Carlos Alcaraz. Che ieri pomeriggio gli ha dato una «bella lezione». «A Parigi salirà la tensione: e a me tutto questo piace».