Parigi – Nadal non ha fatto che piangere. Un’ora di lacrime. Ma chi poteva trattenere l’emozione, oggi pomeriggio? Non uno solo dei quindicimila spettatori del Philippe Chatrier, vestiti con una maglia colore della terra rossa – la scritta «Merci Rafa», all’altezza del cuore -. Figuriamoci quegli altri tre ragazzi infiniti, spuntati a sorpresa a metà della cerimonia: Federer, Djokovic, Murray. Abbracciati alla leggenda spagnola, di nuovo tutti insieme: eccoli, i Big Four. Il Roland Garros, Parigi, la Francia intera e tutto il mondo del tennis hanno reso omaggio al Re: Nadal, 39 anni tra 10 giorni, qui ha vinto 14 volte (19 partecipazioni, l’ultima lo scorso anno, prima del ritiro). Nessuno mai come lui. Il giorno del primo successo, nel 2005, diciottenne.
Il tributo a Nadal tra malinconia e lacrime
«Ra-fa!», «Ra-fa!», ha scandito la folla. Due set virtuali di pianti, di malinconia e di gioia. Mentre lui, asciugandosi gli occhi, singhiozzando, cercava di ringraziare, di spiegare …
Parigi – Nadal non ha fatto che piangere. Un’ora di lacrime. Ma chi poteva trattenere l’emozione, oggi pomeriggio? Non uno solo dei quindicimila spettatori del Philippe Chatrier, vestiti con una maglia colore della terra rossa – la scritta «Merci Rafa», all’altezza del cuore -. Figuriamoci quegli altri tre ragazzi infiniti, spuntati a sorpresa a metà della cerimonia: Federer, Djokovic, Murray. Abbracciati alla leggenda spagnola, di nuovo tutti insieme: eccoli, i Big Four. Il Roland Garros, Parigi, la Francia intera e tutto il mondo del tennis hanno reso omaggio al Re: Nadal, 39 anni tra 10 giorni, qui ha vinto 14 volte (19 partecipazioni, l’ultima lo scorso anno, prima del ritiro). Nessuno mai come lui. Il giorno del primo successo, nel 2005, diciottenne.
Il tributo a Nadal tra malinconia e lacrime
«Ra-fa!», «Ra-fa!», ha scandito la folla. Due set virtuali di pianti, di malinconia e di gioia. Mentre lui, asciugandosi gli occhi, singhiozzando, cercava di ringraziare, di spiegare cosa significa sentirsi a casa in questo angolo di paradiso. Le parole più commosse sono state per lo zio, Toni Nadal: «Sei stato il miglior allenatore che potessi avere. Insieme abbiano lottato, gioito, sofferto tanto: ne è valsa la pena. Ti sarò grato per l’eternità». Un saluto speciale alle due nonne – di 94 e 92 anni -, a tutti i familiari e gli amici più stretti (tra le 80 e le 90 persone, hanno occupato la tribuna presidenziale), i genitori. E poi la moglie, Mary, che reggeva in braccio il loro bambino, Rafael: «Chi l’avrebbe mai detto, vent’anni fa? Chi poteva immaginare che saremmo stati sempre insieme? Quest’ultimo anno e mezzo non è stato facile: grazie per la felicità che mi dai». E no, era impossibile non emozionarsi. Ricordando il suo speciale legame con la Francia, ha raccontato l’orgoglio di «avere ricevuto la torcia olimpica da Zizou (Zidane)», e della statua che gli è stata dedicata al Roland Garros. «Mi avete fatto sentire più francese».
L’arrivo di Federer, Djokovic e Nadal
È stato allora, che ha fatto capolino il terzetto: Roger, Nole, Andy. Lo stadio è impazzito, a Rafa è sembrato scoppiare il cuore: «Avervi qui è qualcosa che va oltre il gioco del tennis, è un messaggio per il mondo: perché siamo stati rivali sul campo, ma amici fuori». Un messaggio, e una lezione per tutti. Un inserviente ha spazzato via della terra rossa all’altezza della rete, su di un lato: è comparsa una targa, intitolata a lui. Resterà lì, per sempre. Fino alla fine del tennis, e del mondo. Applausi, pianti. Nessuno voleva più lasciare lo stadio. C’era in tutti la consapevolezza della fine di una straordinaria avventura. Di una vita. Ha detto bene Lorenzo Musetti, che ha incrociato Rafa e gli altri 3 nello spogliatoio. «Ho avuto una strana sensazione: triste, perché sembrava la fine di un’èra. Ed era anche come far parte di un sogno. Da cui non vorresti svegliarti mai».