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Gigante, chi è la sorpresa di Parigi: la mononucleosi, l’amico Cobolli, il training con Djokovic

Gigante, chi è la sorpresa di Parigi: la mononucleosi, l’amico Cobolli, il training con Djokovic
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Il 23enne romano ha vinto solo a livello challenger, ma era considerato uno dei next gen più interessanti. L’anno scorso è stato fermato da una malattia, quest’anno ha debuttato negli Slam con un nuovo coach

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Un percorso sotto traccia, prima di eliminare Stefanos Tsitsipas che a Parigi era arrivato in finale nel 2021. Matteo Gigante, 23 anni, romano, la scorsa stagione ha vinto il Nonthaburi Challenger in Thailandia, poi il Tenerife Challenger nel giro di un mese: era insomma immerso nel sottobosco del circuito internazionale. Per debuttare in un torneo del Grand Slam ha dovuto aspettare lo scorso gennaio, fuori al primo turno dell’Australian Open perdendo contro Ugo Humbert dopo essere partito dalle qualificazioni. Si è poi tolto la soddisfazione di vincere un altro torneo minore challenger, il Roma Open al Tennis Club Garden. Quando è partito per Parigi già sapeva che avrebbe dovuto affrontare un’altra volta le qualificazioni, e ha concesso un solo set allo svizzero Kym, prima di guadagnarsi un posto nel tabellone principale eliminando l’americano Svajda e il danese Moller. Il sorteggio gli ha sorriso, riservandogli il libanese Benjamin Hassan liquidato in tre set. Poi, è arrivato il grande giorno al Roland Garros, che ha rivelato al mondo l’ennesimo sorprendente tennista italiano.

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Cresciuto sui campi di Casal Palocco

Matteo Gigante gioca da quando era molto piccolo, il circolo da cui è partito è l’Eschilo 2 di Casal Palocco, dove si è allenato per 16 anni con il primo coach Alessandro Galli ed è diventato amico di Flavio Cobolli. "Ci siamo incontrati la prima volta in piccoli tornei a Roma” ha ricordato, “avevamo cinque o sei anni. Flavio è rimasto sempre lo stesso, è come un fratello per me". A dividerli solo il calcio, visto che Cobolli è romanista quanto è juventino l’amico.

Quando Djokovic gli chiese di fargli da sparring partner

Gigante è mancino e il suo fisico è riconoscibile già da anni: filiforme, asciutto, un’altezza di uno e 80 alla quale il romano ha aggiunto un po’ di peso nelle ultime stagioni raggiungendo i 68 chili che gli hanno dato più sostanza rispetto ai tempi in cui era considerato uno dei Next Gen più interessanti. Ma a livello giovanile Gigante non ha raggiunto, o voluto raggiungere ranking interessanti. Al massimo è stato numero 51 tra gli under 18, perché la sua scelta è stata precisa sin dall’inizio della sua carriera: è entrato presto nel circuito senior, per farsi subito le ossa a costo, appunto, di andare a cercare punti e riconoscibilità in Thailandia o altri paesi che organizzano tornei minori. Nel 2021 Novak Djokovic gli ha chiesto di fargli da sparring partner prima della finale con Nadal al Foro Italico. Nel giugno 2024, dopo i due successi in inverno, è stato fermato dalla mononucleosi dopo aver toccato il best ranking al numero 132. "Con le difese immunitarie praticamente a zero, più volte in questi mesi ho sofferto di febbre o tonsillite. Ma in generale, basta un piccolo raffreddore per mandarmi ko” ha raccontato a Supertennis. Ma in questa stagione, insieme al lavoro col nuovo coach Marco Gulisano e il preparatore Andrea Chiricozzi, ha provato l’emozione di uno Slam, di una vittoria al Foro Italico su Rinderknech, fino alla partita con Tsitsipas che si è chiusa con la sua faccia incredula, e pazza di felicità.

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