Se Jannik Sinner è una macchina da tennis, allora non c’è niente di più imperfetto e umano del suo avversario di oggi. Chiedete nel circuito chi è Alexander Bublik, risponderanno in coro: «Grande talento, però fuori di testa». Ora chiedetelo a lui, vi sorriderà gentile: «Sono uno che mette la vita davanti a tutto il resto». Come quella volta negli Usa, che tra un torneo e l’altro è sparito per 3 notti a Las Vegas e chissà cosa è accaduto. Marat Safin, l’allenatore, da campione era un imperatore della sregolatezza: a Wimbledon andava a dormire poco prima di mezzogiorno, quando molti colleghi scendevano in campo. Indovinate un po’? Sembra che i due vadano molto d’accordo. Entrambi moscoviti, ma Alexander ha detto addio alla Russia nel 2016: si è fatto coprire di denaro e ha accettato di prendere il passaporto kazako.
Bublik, genio e tanta sregolatezza
Non aveva vent’anni, pareva destinato a una carriera folgorante: invece ha vinto 4 tornei minori, raggiungendo un anno fa il 17° posto ne…
Se Jannik Sinner è una macchina da tennis, allora non c’è niente di più imperfetto e umano del suo avversario di oggi. Chiedete nel circuito chi è Alexander Bublik, risponderanno in coro: «Grande talento, però fuori di testa». Ora chiedetelo a lui, vi sorriderà gentile: «Sono uno che mette la vita davanti a tutto il resto». Come quella volta negli Usa, che tra un torneo e l’altro è sparito per 3 notti a Las Vegas e chissà cosa è accaduto. Marat Safin, l’allenatore, da campione era un imperatore della sregolatezza: a Wimbledon andava a dormire poco prima di mezzogiorno, quando molti colleghi scendevano in campo. Indovinate un po’? Sembra che i due vadano molto d’accordo. Entrambi moscoviti, ma Alexander ha detto addio alla Russia nel 2016: si è fatto coprire di denaro e ha accettato di prendere il passaporto kazako.
Bublik, genio e tanta sregolatezza
Non aveva vent’anni, pareva destinato a una carriera folgorante: invece ha vinto 4 tornei minori, raggiungendo un anno fa il 17° posto nel ranking mondiale. Oggi, che sta per compierne 28, è scivolato al 62°. È al suo primo quarto in uno Slam, anche se qui a Parigi ha raggiunto una finale nel doppio, era il 2021: «Quello è stato un incidente: il doppio non è una cosa seria, l’ho giocato solo per guadagnare qualche soldo, andarmene in giro e fare degli scherzi». Ha pure detto: «Odio la terra rossa». E in una intervista ha confessato che questo sport non è per lui una passione, ma «solo un modo per guadagnare». Poi ha fatto marcia indietro.
Un mosaico di colpi che sono opere d’arte
Sì, è un po’ fuori di testa. Però andatevi a fare un giro sul web: c’è un video che racconta 15 suoi minuti iconici. È un mosaico d’opere d’arte con la racchetta. Smorzate, pallonetti, passanti, battute da fare paura: record di ace nel 2021. Signore e signori, la specialità della casa: la battuta da sotto, fa saltare i nervi agli avversari, però poi succede come al cileno Garin — avrebbe voluto strozzarlo, quel giorno — che poi diventano amici e giocano insieme il doppio. Ci sarebbe anche un’altra follia in puro stile Bublik: lo smash colpendo la pallina col manico, la racchetta impugnata al contrario. Lunedì con Draper ha dipinto una partita dadaista, geometrie e colori impossibili: il pubblico non la smetteva di applaudire. «Ho avuto un sola possibilità, e l’ho colta. Forse è stato il match più bello della mia vita».
Quella frase a Sinner: “Tu non sei umano”
Ah, se avesse preso il tennis più seriamente. «Mi alleno, faccio sacrifici. Ma lo sport non può prendere il 90% di me. Ci vuole equilibrio. Prima la vita, poi il tennis. Diciamo, 50 e 50. Se ho un problema fisico, mi fermo: non metto in gioco la mia salute». I precedenti con Jannik sono 4. Alexander ha vinto l’ultimo, nel 2023 sull’erba di Halle, ma perché l’azzurro si è ritirato. Quando si incontrarono a Miami, nel 2021, Bublik si avvicinò a Sinner e gli disse: «Tu non sei mica umano». Aveva già capito tutto.