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Cahill: “Di Sinner mi colpisce la maturità, con Djokovic sarà dura. Musetti può vincere uno Slam”

Jannik Sinner abbraccia Cahill dopo la vittoria agli Australian Open

 

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Il supercoach di Jannik, che lascerà l’incarico a fine anno (“non sono ancora riusciti a farmi cambiare idea”) analizza la semifinale del Roland Garros contro il serbo
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PARIGI - «No, al momento non sono ancora riusciti a farmi cambiare idea», chiarisce subito Darren Cahill, supercoach di Jannik Sinner. A fine stagione vuol ritirarsi con la famiglia nella sua Australia. Nel frattempo, però, c’è da continuare con la straordinaria avventura insieme al numero uno del mondo, obiettivo (reale, ma non dichiarato) il Grande Slam.

Domani sera, con Djokovic, promette di essere una partita molto complicata.
«Se continuerà a mantenere quel livello, Novak sarà davvero difficile da battere. Ecco perché ha vinto tutti quegli Slam: puoi batterlo, ma hai più possibilità nei match al meglio dei tre set. È comunque difficile, ma almeno lì il livello di gioco richiesto è sostenibile per un tempo inferiore. Invece negli incontri al meglio dei cinque, è ancora più dura: perché lui riesce a mantenere quel livello più a lungo di chiunque altro».

Jannik qui a Parigi non ha mai giocato più di 3 set a incontro.
«È proprio questo, il nostro obiettivo: arrivare a mantenere…

PARIGI - «No, al momento non sono ancora riusciti a farmi cambiare idea», chiarisce subito Darren Cahill, supercoach di Jannik Sinner. A fine stagione vuol ritirarsi con la famiglia nella sua Australia. Nel frattempo, però, c’è da continuare con la straordinaria avventura insieme al numero uno del mondo, obiettivo (reale, ma non dichiarato) il Grande Slam.

Domani sera, con Djokovic, promette di essere una partita molto complicata.
«Se continuerà a mantenere quel livello, Novak sarà davvero difficile da battere. Ecco perché ha vinto tutti quegli Slam: puoi batterlo, ma hai più possibilità nei match al meglio dei tre set. È comunque difficile, ma almeno lì il livello di gioco richiesto è sostenibile per un tempo inferiore. Invece negli incontri al meglio dei cinque, è ancora più dura: perché lui riesce a mantenere quel livello più a lungo di chiunque altro».

Jannik qui a Parigi non ha mai giocato più di 3 set a incontro.
«È proprio questo, il nostro obiettivo: arrivare a mantenere mentalmente, fisicamente e a livello di gioco uno standard d’élite per quanto più tempo possibile. Oggi e in futuro. Certo, ci saranno giorni in cui non giocherà bene, ma anche in quei casi, se perdi, impari. Torni più forte e riparti».

Cahill in tribuna al Roland Garros 

Diventerà più forte di sempre?
«E’ un lavoro quotidiano. L’obiettivo è che lui resti concentrato su se stesso, senza montarsi la testa, e continui a fissare il proprio standard. Non si allena per competere contro Novak, Alexander o Carlos. Lui vuole diventare la miglior versione possibile di sé stesso. E da lì stiamo cercando di far salire il suo livello».

Qual è l’aspetto più importante a questi livelli?
«La componente mentale. Fondamentale. Tutti giocano bene. Se guardi ai primi 20 al mondo, ognuno di loro è capace di grandi prestazioni: chiunque può vincere in un determinato giorno. Ma solo i giocatori che sono forti mentalmente riescono a superare le difficoltà. Che si tratti di un fastidio fisico, di una piccola mancanza di fiducia, o di un problema durante il match, riescono a metterlo da parte e a vincere la partita grazie ad altri punti di forza. Sono questi, i veri campioni».

Jannik dà l’impressione di esser fortissimo, sotto questo aspetto.
«Negli ultimi anni, ha imparato proprio questo: non ogni giorno sarà perfetto, ma bisogna comunque trovare un modo per vincere. E ha fatto un ottimo lavoro da questo punto di vista. All’inizio era più nervoso, più agitato, si preoccupava di certi aspetti del suo gioco. Se un allenamento non andava bene, portava quella preoccupazione anche in partita. Ora ha più fiducia, è più maturo, crede di più in sé stesso. Sa dove si trova il suo livello e se riesce a esprimerlo, sarà molto sicuro di sé».

Su cosa avete lavorato, in particolare?
«Una cosa di cui parliamo spesso, noi allenatori, è che bisogna lavorare sull’80% dei propri punti di forza e sul 20% dei punti deboli. All’inizio è così, perché lavorare sui tuoi punti forti ti fa vincere e ti diverte. Ma quando arrivi tra i primi dieci al mondo, i migliori sono bravissimi a trovare le tue debolezze. Se hai un rovescio debole o transizioni mal gestite, loro le sfrutteranno. Per questo abbiamo lavorato tanto sulle sue aree più deboli, per farle diventare affidabili nei match importanti. È come uno sport di squadra. In casa, nel calcio, diciamo che si vincono i campionati con i giocatori peggiori, perché tutte le squadre hanno dei fuoriclasse, ma le migliori sanno approfittare delle debolezze altrui. Vale lo stesso nel tennis: se migliori le tue debolezze, arrivi al punto di non dovertene più preoccupare e puoi esprimere i tuoi punti di forza con fiducia. Simone Vagnozzi ha fatto un lavoro magnifico, da questo punto di vista».

C’è una qualità di Jannik che l’ha colpita di più?
«La sua personalità. Non lo conoscevo bene prima di iniziare a lavorare con lui, ma ha un gran senso dell’umorismo. Non so se riuscite a vederlo spesso, ma è un ragazzo incredibilmente divertente, molto umile, come i suoi genitori. Prende il tennis molto seriamente, ma sa anche divertirsi e godersi la vita. Capisce che il tennis è solo una parte della sua vita, che occupa una fase limitata, tra l’adolescenza e i trent’anni. Dopo ci saranno cose ancora più importanti. È per questo che, negli ultimi 12 mesi, ha gestito tutto così bene: riesce a mettere le cose in prospettiva. La sua maturità, a 23 anni, è ciò che mi ha colpito di più. Io non ero così a quell’età. Ha la testa a posto, è stato cresciuto benissimo dai suoi genitori e ha i piedi per terra. Sa godersi la vita, ma ha le giuste priorità».

Lorenzo Musetti (agf)

Anche Lorenzo Musetti sta facendo meraviglie.
«Non mi sorprende: se me lo avessi chiesto cinque anni fa, ti avrei detto che Lorenzo aveva un potenziale molto alto. E ora stiamo iniziando a vedere un Lorenzo più maturo, più completo, più realizzato. È il giocatore che ci aspettavamo da tempo, e ha ancora tanta carriera davanti. Potrebbe benissimo vincere uno Slam. Mi aspetto molti altri momenti importanti da lui».

Alcaraz e Sinner: chi è destinato a diventare il più grande?
«Domanda difficile: mi piacciono entrambi. Sono entusiasta della rivalità che ci sarà tra loro nei prossimi dieci anni. Il nostro compito, come allenatori di Jannik, è quello di farlo continuare a migliorare. Vogliamo che, ogni volta che entra in campo, che sia contro Carlos o chiunque altro, abbia sempre la miglior possibilità di vincere. E questo non cambierà mai».

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