Sinner e Alcaraz, a Parigi come a Roma la finale è cosa loro
dal nostro inviato Massimo CalandriPARIGI — Sinner e Alcaraz in finale al Roland Garros, al temine di due autentiche battaglie sportive. Musetti per un paio d’ore ha comandato la sfida con lo spagnolo. E Djokovic ha lottato su ogni punto, un braccio di ferro durato 3 ore e 16 minuti, 3 set (6-4, 7-5, 7-6) di una impressionante intensità. Però quei due, Jannik e Carlitos, hanno definitivamente dimostrato di appartenere a un’altra dimensione, e l’impressione è che durerà a lungo. Perché puoi provare a resistergli: metterti sullo stesso piano tecnico e fisico, reggere la sfida anche dal punto di vista mentale. Ma alla fine, è il tuo corpo a dire basta. Lorenzo si è ritirato all’inizio del quarto set con Alcaraz. Novak ha chiesto l’aiuto del medico alla fine del secondo: poi ha pescato chissà dove le energie per battersi ancora, ma la cilindrata è un’altra. E questo sport adesso è cosa loro: i Big Two.
Alcaraz: “Sinner mi farà soffrire”
Appuntamento domani alle 15 sul Philippe Chatrier. Dicono sarà presente la premier Gior…
PARIGI — Sinner e Alcaraz in finale al Roland Garros, al temine di due autentiche battaglie sportive. Musetti per un paio d’ore ha comandato la sfida con lo spagnolo. E Djokovic ha lottato su ogni punto, un braccio di ferro durato 3 ore e 16 minuti, 3 set (6-4, 7-5, 7-6) di una impressionante intensità. Però quei due, Jannik e Carlitos, hanno definitivamente dimostrato di appartenere a un’altra dimensione, e l’impressione è che durerà a lungo. Perché puoi provare a resistergli: metterti sullo stesso piano tecnico e fisico, reggere la sfida anche dal punto di vista mentale. Ma alla fine, è il tuo corpo a dire basta. Lorenzo si è ritirato all’inizio del quarto set con Alcaraz. Novak ha chiesto l’aiuto del medico alla fine del secondo: poi ha pescato chissà dove le energie per battersi ancora, ma la cilindrata è un’altra. E questo sport adesso è cosa loro: i Big Two.
Alcaraz: “Sinner mi farà soffrire”
Appuntamento domani alle 15 sul Philippe Chatrier. Dicono sarà presente la premier Giorgia Meloni. «I miei precedenti con lui non sono dei migliori, ma vediamo cosa accadrà. L’importante ora è riposare». E Alcaraz: «Jannik è il miglior giocatore del mondo. Mi farà soffrire, mi porterà al limite. Ma sarà bellissimo: perché, comunque vada, alla fine sarò un giocatore e una persona migliore». Carlitos ha vinto al Foro Italico tre settimane fa, sulla terra rossa è favorito. Però Jannik sta continuando a crescere, Roma era solo il primo appuntamento, dopo i tre mesi di stop concordati con la Wada.
Sinner sogna il Grande Slam
La mattina dopo il successo agli Australian Open, sul lungomare di Melbourne, aveva giurato che Parigi fosse «l’obiettivo più importante». Sinner insegue il Grande Slam. E ha dentro di sé una voglia impressionante. È arrivato fin qui senza perdere un solo set. Ha prosciugato le energie di Djokovic, che ha appena compiuto 38 anni ma come un vampiro per due settimane s’è nutrito del sangue degli avversari battuti nello Slam parigino. Per Nole è stato come immergersi nelle acque di Cocoon, e ringiovanire. Sinner lo ha costretto a lunghi scambi a velocità folle, lui ha provato disperatamente a interrompere il ritmo con palle corte e qualche stregoneria delle sue. «Wow!», gridava Dustin Hoffman, tra il pubblico. Con il numero uno non funziona. Dopo 22 minuti di tortura, Jannik gli ha strappato il servizio, e ha vinto a zero il gioco seguente: 6-4. La seconda frazione è durata più o meno un’ora e un quarto, Djoko ha fatto un break e ha avuto 2 palle per chiudere: l’altro lo ha ribaltato senza pietà. Nel terzo, i set point per il serbo sono diventati addirittura 3. Sinner lo ha accompagnato fino al tie-break, dove gli ha lasciato tre punti. Darren Cahill, supercoach del campione altoatesino, temeva che il match potesse spingersi fino al quinto set, «territorio in cui Djokovic sa muoversi meglio di ogni altro». Jannik al termine del match ha avuto belle parole per il rivale: «È un modello per tutti noi, il migliore nella storia del tennis».
Musetti, incubo Alcaraz
«Deluso, triste. Ma felice». Lorenzo è tante emozioni insieme. Non sa nemmeno lui come prenderla, questa nuova sconfitta con Carlitos. Montecarlo, Madrid, Roma, Parigi: una finale e tre semi, in meno di due mesi è la quarta volta che affronta il diavolo di Murcia e perde. Però Lollo è sbocciato, nonostante Alcaraz: da lunedì è 6° nel ranking mondiale. «Sapevo di dover giocare la partita più bella della mia vita, e per un po’ è andata così: fisicamente, dal punto di vista tattico e mentale». Poco meno di due ore di meraviglie, fino al tie-break: perso quello, è finito tutto. Nella terza frazione ha cominciato a sentire un dolorino dietro la coscia sinistra. Addio. «Ho perso un po’ di forza, poi è andata sempre peggio. Non volevo, ma alla fine penso di aver preso la decisione giusta». Stamani farà gli esami, il torneo del Queens – propedeutico a Wimbledon – potrebbe essere a rischio.