Una finale dantesca tra due moschettieri: Sinner e Alcaraz meritavano il pareggio
di Emanuela AudisioL'abbraccio tra Jannik Sinner e Carlos Alcaraz
Sì, chiamateli Big Two. Non c’è bisogno di un referendum. I duellanti (anche) del futuro sono loro. I due moschettieri Alcaraz e Sinner che ne hanno diritto dopo aver giocato la finale più lunga e dantesca del Roland Garros. Quasi cinque ore e mezzo con il super tie-break. È ancora olé. Una super remuntada. Rivince Alcaraz, 22 anni, che per la prima volta affrontava Sinner in una finale Slam. E che è passato da Morte nel pomeriggio a Fiesta, ma per riuscirci ha dovuto andare al di là di stesso: mai aveva rimontato due set (e tra l’altro contro il numero uno) e mai aveva annullato tre match-point (consecutivi).
I complimenti di Nadal ai due finalisti
Carlos e Jannik hanno esagerato con l’inferno, con il paradiso, con lo spettinare le righe, con le schegge di ghiaccio nel cuore, con le smorzate, con la voglia di provarci sempre in ogni parte del campo. Violenza, controllo, potenza, angoli assurdi, profondi e geniali, moonball che hanno terremotato la terra. Sono stati splendidi c…
Sì, chiamateli Big Two. Non c’è bisogno di un referendum. I duellanti (anche) del futuro sono loro. I due moschettieri Alcaraz e Sinner che ne hanno diritto dopo aver giocato la finale più lunga e dantesca del Roland Garros. Quasi cinque ore e mezzo con il super tie-break. È ancora olé. Una super remuntada. Rivince Alcaraz, 22 anni, che per la prima volta affrontava Sinner in una finale Slam. E che è passato da Morte nel pomeriggio a Fiesta, ma per riuscirci ha dovuto andare al di là di stesso: mai aveva rimontato due set (e tra l’altro contro il numero uno) e mai aveva annullato tre match-point (consecutivi).
I complimenti di Nadal ai due finalisti
Carlos e Jannik hanno esagerato con l’inferno, con il paradiso, con lo spettinare le righe, con le schegge di ghiaccio nel cuore, con le smorzate, con la voglia di provarci sempre in ogni parte del campo. Violenza, controllo, potenza, angoli assurdi, profondi e geniali, moonball che hanno terremotato la terra. Sono stati splendidi comandanti e magnifici naufraghi, senza mai smettere di cercare vento per le loro zattere anche quando la marea è diventata tempesta. Nessun lamento, mai una protesta, anche quando avevano la testa sotto l’onda. Si sono tolti il timone a vicenda, sempre con la pretesa di decidere rotta e approdo, di guidare loro la navigazione. Nessuno è stato una vittima docile. Sinner è andato in fuga, Alcaraz ha rincorso, l’azzurro ha resistito, lo spagnolo alla fine ha sorpassato, ma con un equilibrio che faceva veniva voglia di chiedere: perché stavolta non mettete il pareggio? Jannik è stato più cerebrale, Carlos si è lasciato prendere dall’istinto e dalla voglia di strafare, ma le sue palle corte soprattutto alla fine sono state una benedetta presunzione. Fa i complimenti Rafa Nadal, padrone per 14 volte della terra di Parigi: «Complimenti a Carlitos e a Jannik». E anche questo è un segno.
Il mondo ai piedi di Alcaraz
Per Alcaraz è il quinto titolo Slam e non può essere una coincidenza che anche Nadal vinse il suo quinto alla stessa età di Alcaraz: 22 anni, 1 mese e 3 giorni. È stata una partita da kamikaze, con tanti momenti belli e complicati. Sinner ha dato tutto, continua forse a pagare i tre mesi di desuetudine ai match e ha già detto dopo qualche lacrima privata che stanotte non dormirà. Non sarà il solo. La sua rivoluzione si è fermata a un passo dalla decapitazione del re (e per Parigi è una notizia). Per Alcaraz non è stato un trionfo con poca fatica e alla fine l’hanno firmato in due tanto che già si parla di una spettacolare finale da leggenda. E se bisogna essere in due per ballare il tango, anche nel tennis hai bisogno di uno che ti tenga testa e che rifiuti di arrendersi. Quando non solo ti guarda, ma ti applaude il mondo del cinema, della musica, dello sport, della finanza, quando anche i big che regnano nel loro settore restano appesi al tuo gesto, significa che il tuo braccio muove molto di più di una pallina. Vuol dire che nella racchetta hai più mondi: grazia, bellezza, arte. E più modi: coraggio, carattere, imprevedibilità. Ma che soprattutto non hai paura di farti male con la vita. La possibilità di scegliere un colpo è un privilegio, ma è anche il motivo per cui si soffre nella testa e nel cuore.
L’era dei Big Two
Possiamo per una volta applaudire due giovani ragazzi europei che davanti alle loro mamme hanno mostrato come si possa in un pomeriggio crescere e diventare grandi senza perdere dignità, umanità, correttezza? E senza mai cadere nella scorciatoia e nella tentazione di rubare un punto importante? Per Sinner sarebbe stato il quarto Slam, il terzo consecutivo dopo l’Us Open 2024 e l’Australian Open 2025, ma è scivolato mentre sfiorava il sogno colpito dalle banderillas aggressive di Alcaraz che si rivela il suo guastatore. Jannik è una macchina perfetta e razionale, ma Carlitos sa toreare e trova spesso il modo per mandarlo fuori giri. Sono e saranno sempre più scintille, ma benvenuto al nuovo mondo dei Big Two.