PARIGI — A tarda sera si presenta in conferenza stampa con gli occhi rossi. Sicuramente ha pianto. «Sì, poco fa ho avuto un momento non facile. Stasera non dormirò bene». Povero Jannik Sinner. «Fa male», continua a ripetere. «Fa male, e non c’è più niente che io possa cambiare. È inutile che dica: “Se avessi tirato quel dritto”, “Se avessi sfruttato le occasioni”. I “se” non servono a nulla». Vuole solo staccare. Non pensarci più. Ma tanto lo sa bene, che non sarà così. «Vado a casa dalla mia famiglia, ho bisogno di loro. E di un po’ di tempo per me. La vita è prendere, e dare. Adesso sono io che devo prendere». Racconta che qui a Parigi con lui c’era la mamma, non il padre. «È rimasto a casa, a lavorare. Forse avrà fatto in tempo a vedermi alla televisione. Siamo persone semplici». Si passa una mano davanti agli occhi, per trattenere le lacrime. Gli chiedono di parlare della partita. Ci prova. «Ho dato tutto, cercato di fare il mio meglio. Lui è il migliore sulla terra rossa. Con que…
PARIGI — A tarda sera si presenta in conferenza stampa con gli occhi rossi. Sicuramente ha pianto. «Sì, poco fa ho avuto un momento non facile. Stasera non dormirò bene». Povero Jannik Sinner. «Fa male», continua a ripetere. «Fa male, e non c’è più niente che io possa cambiare. È inutile che dica: “Se avessi tirato quel dritto”, “Se avessi sfruttato le occasioni”. I “se” non servono a nulla». Vuole solo staccare. Non pensarci più. Ma tanto lo sa bene, che non sarà così. «Vado a casa dalla mia famiglia, ho bisogno di loro. E di un po’ di tempo per me. La vita è prendere, e dare. Adesso sono io che devo prendere». Racconta che qui a Parigi con lui c’era la mamma, non il padre. «È rimasto a casa, a lavorare. Forse avrà fatto in tempo a vedermi alla televisione. Siamo persone semplici». Si passa una mano davanti agli occhi, per trattenere le lacrime. Gli chiedono di parlare della partita. Ci prova. «Ho dato tutto, cercato di fare il mio meglio. Lui è il migliore sulla terra rossa. Con questo, è il quinto Slam che vince». E tu, Jannik? Sei stato di parola, sei andato oltre i tuoi limiti. «Mi ero preparato per vincere. Sono rimasto forte mentalmente anche dopo che Carlos Alcaraz ha vinto il terzo set. Non gli ho mai regalato un punto, sono riuscito a rientrare in partita. E sul 6-5 nel quinto la vittoria era di nuovo lì, a un passo». Scuote la testa. «È difficile da accettare. Ma ora non posso più farci nulla. Lo sport è così. C’è una parte bella, e una triste. Devo andare avanti, anche se ora è veramente dura».
Alcaraz: “Oggi Sinner e io abbiamo scritto la storia”
Sul palco si era rivolto alla sua squadra, ringraziandola: «Abbiamo dato tutto, cercato di fare il nostro meglio. Qualche mese fa sarebbe stato impossibile anche solo pensare di essere qui». Era lo Slam più difficile, eppure ce l’aveva quasi fatta: poteva essere l’inizio di una straordinaria avventura — fra 3 settimane l’erba di Wimbledon, a fine agosto il cemento degli Us Open –, un sogno che nessuno aveva il coraggio di evocare e che è solo rimandato. Ne riparleremo presto. Glielo ha detto anche Alcaraz, sollevando la Coppa dei Moschettieri: «Noi due oggi abbiamo scritto la storia, e continueremo a farlo in futuro. So quanto lavoro fai ogni giorno, il tuo livello di gioco è formidabile. Sei un’ispirazione per i giovani». Un anno e mezzo fa era successo a Jannik, a Melbourne, di rimontare una finale di Slam dopo essere stato sotto per 2 set. E al Roland Garros l’ultima volta era toccato a Tsitsipas, 4 anni fa, superato dal solito Djokovic. Però mai, con tre occasioni per chiudere.
Sinner: “Dopo lo stop sono rientrato bene”
È stata la finale più emozionante nella storia del tennis? Qualcuno evoca l’epica sfida di Wimbledon del 2019 tra Djokovic e Federer, che ebbe 2 match point e finì per perdere. «Non farei paragoni col passato. Di sicuro, è stata la finale più lunga del Roland Garros. Farne parte è importante, Ma se avessi vinto sarebbe tutto diverso». All’inizio lui e Carlitos erano contratti, poi lo spagnolo gli ha strappato il servizio ed è scattato qualcosa. Sinner ha preso in pugno la partita. Fino a quell’assurdo terzo set. Il pubblico ha fatto un tifo indiavolato e a volte non proprio signorile per lo spagnolo. «Non ci trovo nulla di male. Credo sia stata una bellissima giornata di tennis». È sempre così educato, elegante. Giura di non aver subito nessun contraccolpo dopo il ribaltone nella terza frazione. «Sono rimasto concentrato, ho continuato a pensare un punto alla volta. Ho mantenuto sempre un livello alto. E questo credo sia positivo». Ci sarebbero anche altre cose. «Era la mia terza finale consecutiva di uno Slam, l’ottava in un torneo. Sono rientrato bene dopo lo stop, ho rispettato tutti i programmi». Lasciamolo in pace. Ha bisogno di provare a dimenticare, e ripartire. «Poi andremo ad Halle, sull’erba tedesca. Per preparare Wimbledon». Ma per oggi basta tennis, Jannik. «Fa male».