ROMA – Paolo Bertolucci usa la metafora della velocità quando parla di Alcaraz e Sinner: «Sono due macchine da Formula Uno». Eppure si sono sfidati in una finale del Roland Garros tutt’altro che rapida (5 ore, 29 minuti). «Rientra tra le tre più belle della storia», dice convinto l’ex tennista dal braccio d’oro, oggi commentatore televisivo.
Bertolucci, un giudizio sulla partita?
«Un’avventura bellissima. Ho avuto la fortuna di commentare partite con la stessa dinamica, ma questa è diversa. La metto nella top 3 delle finali più belle di sempre. Sono rientrato apposta per godermela. La sera pensavo di uscire fuori a cena, poi ho rinunciato».
Colpa della partita.
«Un po’ perché s’era fatto tardi e un po’ per la delusione».
ROMA – Paolo Bertolucci usa la metafora della velocità quando parla di Alcaraz e Sinner: «Sono due macchine da Formula Uno». Eppure si sono sfidati in una finale del Roland Garros tutt’altro che rapida (5 ore, 29 minuti). «Rientra tra le tre più belle della storia», dice convinto l’ex tennista dal braccio d’oro, oggi commentatore televisivo.
Bertolucci, un giudizio sulla partita?
«Un’avventura bellissima. Ho avuto la fortuna di commentare partite con la stessa dinamica, ma questa è diversa. La metto nella top 3 delle finali più belle di sempre. Sono rientrato apposta per godermela. La sera pensavo di uscire fuori a cena, poi ho rinunciato».
Colpa della partita.
«Un po’ perché s’era fatto tardi e un po’ per la delusione».
Ha vinto Alcaraz o ha perso Sinner?
«L’ha vinta Alcaraz».
E cosa è mancato a Jannik?
«Un test di livello prima della finale, perché ha giocato partite troppo facili. È arrivato all’ultimo atto un po’ al buio, senza conoscere la propria condizione fisica sulla lunga distanza».
Trovare avversari di livello per due come loro sembra difficile.
«Sono un paio di categorie sopra gli altri. Qualcosa si può ancora limare, ma, volendo usare un termine di paragone, è come parlare di centesimi di secondo per una macchina da Formula 1».
Questa rivalità può diventare il simbolo del tennis moderno, come Federer e Nadal?
«Potenzialmente sì. All’orizzonte non c’è niente, magari tra un paio d’anni esce un terzo incomodo».
Musetti può raggiungerli?
«Gli manca poco, quel centesimo di secondo, a livello fisico e mentale. Il talento c’è».
Cosa distingue Sinner da Alcaraz?
«Alcaraz ha più tecnica, mentre Sinner è più forte mentalmente. La terra favoriva leggermente Carlos e il fatto che Jannik sia riuscito a giocare alla pari è un buon segno».
Jannik ha ritrovato la condizione ottimale?
«Mentre a Roma era tornato un po’ in punta di piedi, al buio completo, a Parigi ha fatto passi da gigante».
Quanto pesa questa sconfitta?
«È un gancio al mento che fa male. Ma i tennisti sono abituati a rialzarsi e lui ancor di più».
Può vincere Wimbledon?
«Certo».
Perché il pubblico della finale stava più dalla parte di Alcaraz?
«Nel tennis devi essere abile a portare il pubblico dalla tua parte e Alcaraz in questo è più bravo. In generale, gli italiani non sono molto amati dai francesi».
Pensa che Sinner sia cambiato?
«L’anno scorso, col peso che aveva addosso, è strano che non piangesse in campo. Ora è sereno».