LONDRA - Ne è rimasto solo uno. Almeno di italiani, dopo i ritiri per infortunio di Musetti e Berrettini. Matteo Arnaldi, 24 anni e numero 41 del mondo, oggi sfida Holger Rune al primo turno del torneo del Queen’s. Non il migliore esordio possibile, visto che il danese lo ha già sconfitto lo scorso anno al Masters 1000 di Parigi-Bercy e l’erba è la superficie dove il tennista di Sanremo ha vinto meno in questi anni. E però.
Arnaldi, quali aspettative ha dal Queen’s e da questa sfida con Rune? "Rispetto all’anno scorso sono più preparato: ho già giocato a Stoccarda, anche se non ero al meglio. Però era importante fare partite e allenamenti su questa superficie dove di solito non ne fai tanti. Non è il miglior tabellone, …
LONDRA - Ne è rimasto solo uno. Almeno di italiani, dopo i ritiri per infortunio di Musetti e Berrettini. Matteo Arnaldi, 24 anni e numero 41 del mondo, oggi sfida Holger Rune al primo turno del torneo del Queen’s. Non il migliore esordio possibile, visto che il danese lo ha già sconfitto lo scorso anno al Masters 1000 di Parigi-Bercy e l’erba è la superficie dove il tennista di Sanremo ha vinto meno in questi anni. E però.
Arnaldi, quali aspettative ha dal Queen’s e da questa sfida con Rune? "Rispetto all’anno scorso sono più preparato: ho già giocato a Stoccarda, anche se non ero al meglio. Però era importante fare partite e allenamenti su questa superficie dove di solito non ne fai tanti. Non è il miglior tabellone, con tante persone difficili da affrontare. Ma uno valeva l’altro. Rune è alla prima partita sull’erba quest’anno. Da un certo punto di vista sono quasi avvantaggiato e cercherò di metterla su questo piano”.
Però l’erba non è la sua superficie preferita. Come sta superando questo problema? “Ci ho giocato veramente poco, difficile giudicare. Nel 2023 ho superato le qualificazioni a Wimbledon ma poi sono uscito al primo turno anche perché ho avuto problemi di stomaco. L’anno scorso qui al Queen’s ho battuto il francese Humbert, uno che sull’erba gioca bene. A Wimbledon invece ho perso al quinto con Tiafoe. Gioco bene su questa superficie, ho solo bisogno di fare partite: ma mi muovo bene, molto meglio di tanti altri, quindi sicuramente è un vantaggio”.
Come lavora per migliorare sull’erba? “È difficile. Cerchi di essere più aggressivo, il servizio è molto importante e devi essere più preciso nel gioco al volo. Però soprattutto devi giocare e cercare di adattarti piano piano, giorno dopo giorno: cerchi di fare anche tanti allenamenti, io per esempio cerco di andare in campo il più possibile per aumentare l'esperienza”.
Nell’unico incontro contro di lui, ha perso con Rune l’anno scorso. “È strano giocare contro di lui: fa partite in cui spinge tanto, partite in cui spinge poco, non è un avversario semplice. Sarà la sua prima partita sull’erba, quindi anche per lui non sarà facile. La partita di Bercy è stata particolare: io non ero al meglio della forma, all’ultimo torneo dell’anno e quel posto non è che mi fa impazzire. C’erano tante situazioni a favore suo, che quel torneo l’aveva già vinto. Qui spero sarà completamente un’altra partita”.
Almeno, se vince contro Rune, avrà un tabellone sulla carta più abbordabile. "Se batti la testa di serie numero 4 un po’ il tabellone si apre. Però su erba è difficile giudicare, perché si giocano poche partite e tanta gente che è più indietro in classifica gioca molto bene su questa superficie. Pensiamo partita dopo partita e poi vediamo”.
Quanto lavora su questo torneo del Queen's e quanto in prospettiva per Wimbledon? “Cerchi di prepararti per entrambi. Wimbledon è sicuramente l’obiettivo. Voglio vincere un match, visto che negli ultimi due anni ho perso due volte al primo turno: quello è l’obiettivo principale. Ci arrivo sicuramente molto più preparato rispetto agli anni precedenti. Non essendo testa di serie bisogna vedere il tabellone anche: a volte ti capitano primi turni tosti. L’obiettivo principale è fare bene qua al Queen's, fare più partite possibili nei tornei precedenti e poi arrivare a Wimbledon e cercare di dare il tutto per tutto”.
Come ci si sente a essere l’unico italiano qui, in un momento così importante per lo sport del nostro Paese, anche dopo la sconfitta di Sinner a Parigi contro Alcaraz? "Non lo sapevo di essere l’unico quest’anno al Queen's. Cercherò di fare il massimo per l’Italia. Ma in generale credo che ognuno pensi un po’ alla sua strada. Sicuramente fa piacere avere amici, e dispiace per Jannik, ma ognuno ha il suo percorso e i suoi tornei. Ognuno pensa alle sue cose. È uno sport individuale, non di squadra. Sicuramente fa piacere se gli italiani vincono, sicuramente fa piacere se ci sono altri italiani nel torneo. Ma alla fine entri in campo e sei te, quindi cerchi di lavorare e di dare il meglio”.
Obiettivo individuale per il 2025? "Non ti dico il numero del ranking. Devo andare avanti con quello che sto facendo, sinceramente: cercare di migliorare, e secondo me sto giocando molto, molto meglio dell’anno scorso. Mancano solo i risultati e sono convinto arriveranno presto”.
Lei ha ammesso di aver provato timore reverenziale contro Djokovic, che ha battuto a Madrid quest'anno. Ora è passata? "Non era proprio timore, in quel momento ero proprio teso perché giocavo contro una persona che ho sempre guardato in tv e sempre ammirato da bambino. Una volta che entri in campo poi non pensi a nient’altro e fai la tua partita. Era solo la prima volta: giochi con una persona che hai sempre ammirato da piccolo, mi ha fatto effetto entrare e sentire il mio nome insieme al suo”.
Qualche altro totem del tennis che ti fa lo stesso effetto? "No, ormai si sono ritirati quello che potevano farlo. Inizio a essere un pochettino più grande, tutti quelli che guardavo da piccolo hanno smesso, come Murray, con cui mi sono allenato qualche volta, Nadal, Federer… ora sono cambiato”.