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Marcell Jacobs: “Io e Jannik abbiamo infranto i tabù, l’Italia non ha più limiti”

Marcell Jacobs alle Olimpiadi di Tokyo vinse l'oro dei 100 e della 4x100

 

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Intervista al primo italiano campione olimpico dei 100 metri: “Quella di Londra è la più grande vittoria italiana dopo la mitica estate del 2021. Le sconfitte ti fanno crescere, capisci gli errori. Ogni anno, e da tanto tempo, l’Italia riesce sempre a tirare fuori qualcosa di incredibile. Brignone è impressionante”
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E se fosse cominciato tutto nell’estate 2021? Se lo sport italiano avesse imparato a osare e vedere lontano come Jannik Sinner proprio in quei giorni? La vittoria agli Europei di calcio, Matteo Berrettini primo italiano in finale a Wimbledon. Poi, le Olimpiadi di Tokyo, e quell’indimenticabile abbraccio tra Gianmarco Tamberi oro nell’alto e Marcell Jacobs che succede a Usain Bolt tra i jet dei 100 metri. I dominatori dello sprint erano americani (16 ori ai Giochi), britannici e giamaicani (3), canadesi (2), ma mai fino a quel momento c’era stata traccia di azzurro. Prima del ragazzo nato a El Paso e cresciuto a Desenzano: l’impossibile diventato storia dello sport italiano.

Marcell Jacobs, cosa significa portare in alto un paese che non …

E se fosse cominciato tutto nell’estate 2021? Se lo sport italiano avesse imparato a osare e vedere lontano come Jannik Sinner proprio in quei giorni? La vittoria agli Europei di calcio, Matteo Berrettini primo italiano in finale a Wimbledon. Poi, le Olimpiadi di Tokyo, e quell’indimenticabile abbraccio tra Gianmarco Tamberi oro nell’alto e Marcell Jacobs che succede a Usain Bolt tra i jet dei 100 metri. I dominatori dello sprint erano americani (16 ori ai Giochi), britannici e giamaicani (3), canadesi (2), ma mai fino a quel momento c’era stata traccia di azzurro. Prima del ragazzo nato a El Paso e cresciuto a Desenzano: l’impossibile diventato storia dello sport italiano.

Marcell Jacobs, cosa significa portare in alto un paese che non aveva mai vinto?

"Tokyo è stato il coronamento del sogno di una vita, non ho vinto solo per me, ma anche per una nazione che non era mai andata sul gradino più alto del podio in una finale olimpica dei 100 metri. Ho vinto per il Paese che mi ha sempre sostenuto, è difficile spiegarlo, ma in quella occasione abbiamo fatto capire che tutto è possibile. Quando abbiamo riportato in Italia le medaglie di Tokyo parlavo solo con atleti che alle Olimpiadi non volevano andarci, ma vincere. Era cambiato il modo di pensare".

Quanto pesa confrontarsi con leggende di altre aree geografiche? Lei si misurava con Carl Lewis, Usain Bolt.

"Non l’ho mai vista in questo modo, in realtà ognuno di noi ha le carte in regola per raggiungere grandi risultati ovunque . Però alla fine è vero che abbiamo sfatato questo tabù, nessuno si aspettava un italiano ma alla fine è arrivato in una gara in cui gli Stati Uniti sono 50 volte più forti nel trovare sprinter di alto livello".

Che connessione c’è tra un campione emergente e il suo Paese?

"Io ho proprio sentito in quei giorni tutta l’energia di una nazione che si muoveva con me. E ho voluto ricambiare con la cosa più bella che ci potesse essere".

Il tennis, come l’atletica, è stato trascinato da campioni che hanno ispirato atleti che sembravano comprimari.

"In Italia è chiaro che nello sport non ci si pongono più limiti. Significa lavorare a livello mentale per raggiungere certi traguardi, resistendo quando altri non credono in te, reagendo quando le cose vanno male, tra sconfitte e infortuni. Chi mi conosce da tempo sa quanto il mio passato sia stato pieno di problemi, di infortuni, di cambi di specialità, dal lungo alla velocità. Non sono stato uno che vince da quando è giovane fino alle Olimpiadi, eppure sono rimasto sempre lì, convinto di quello che potevo fare fino a quando non ce l’abbiamo fatta".

Sinner ha detto di essere stato stimolato dallo shock della finale del Roland Garros persa con Alcaraz.

"Insegnano molto più le sconfitte delle vittorie. Quando perdi riesci a capire cosa hai sbagliato, cosa si può migliorare. Quando arriva la vittoria, ovviamente è grandiosa e magnifica, ma difficilmente ci si ferma per capire cosa non ha funzionato".

Dopo l’incredibile estate del 2021 quale impresa dello sport italiano l’ha colpita di più?

"Non possiamo che pensare a Jannik, un ragazzo giovanissimo con una determinazione e una testa incredibile. Sta migliorando ogni stagione sempre di più, riesce a gestire situazioni come se fosse un numero uno del mondo da dieci anni: invece ne ha soli 23. Ma come non pensare anche a Federica Brignone, che alla sua età continua a stupire, coi risultati e la resilienza di fronte a un infortunio del genere. Ogni anno, e da tanti anni, l’Italia riesce sempre a tirare fuori qualcosa di incredibile, sappiamo che se ci crediamo veramente possiamo scrivere la storia. Quel che abbiamo fatto in questi anni".

L’impressione è che passeranno decenni prima di rivedere un italiano campione olimpico dei 100 metri. Dopo il suo ritiro, ovviamente.

"Ecco, appunto, dopo il mio ritiro. Dopo l’infortunio di marzo non sono riuscito a fare grandi carichi di lavoro. Ho gareggiato a Turku (10’’30 e 10’’44, ndr) soprattutto per capire su cosa dovevo ancora lavorare. Non voglio affrettare i tempi dei miei allenamenti per tornare a gareggiare subito. Ora sto bene, e ho raggiunto una certa maturità: non stupitevi se punto a correre per le medaglie alle Olimpiadi di Los Angeles".

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