Prima di Jannik, il cognome Sinner nel tennis non diceva niente a nessuno. Nessuna coppa, nessuna vetrina, nessun titolo da ricordare. Eppure un Sinner c’era già. Si chiamava Martin, era tedesco, e negli anni Novanta aveva girato il circuito: due titoli Atp, un best ranking da numero 42, qualche primo turno negli Slam, poi il ritiro e una carriera da coach. Scomparso dai radar, finché un giorno non è ricomparso per sbaglio. Sul tabellone di un Challenger. «La prima volta che sono venuto a conoscenza di Jannik è stata nel 2018, quando un mio collega mi disse che c’era un “J. Sinner” nel tabellone di un torneo Futures», racconta Martin Sinner. «L’ho trovato molto divertente e ovviamente speciale vedere di nuovo il mio cognome a livello internazionale. Il cognome Sinner è molto raro in generale, anche in Germania. Ma sinceramente allora non avevo dato troppa importanza alla cosa».
Prima di Jannik, il cognome Sinner nel tennis non diceva niente a nessuno. Nessuna coppa, nessuna vetrina, nessun titolo da ricordare. Eppure un Sinner c’era già. Si chiamava Martin, era tedesco, e negli anni Novanta aveva girato il circuito: due titoli Atp, un best ranking da numero 42, qualche primo turno negli Slam, poi il ritiro e una carriera da coach. Scomparso dai radar, finché un giorno non è ricomparso per sbaglio. Sul tabellone di un Challenger. «La prima volta che sono venuto a conoscenza di Jannik è stata nel 2018, quando un mio collega mi disse che c’era un “J. Sinner” nel tabellone di un torneo Futures», racconta Martin Sinner. «L’ho trovato molto divertente e ovviamente speciale vedere di nuovo il mio cognome a livello internazionale. Il cognome Sinner è molto raro in generale, anche in Germania. Ma sinceramente allora non avevo dato troppa importanza alla cosa».
L’errore dell’Atp
Un paio di mesi dopo, però, quel nome cominciò a creare più di una confusione. «Avevo appena giocato la finale di un campionato a squadre in Germania, era domenica. Il lunedì mattina mi sveglio e trovo diversi messaggi dei miei compagni su WhatsApp: “Ma come? Sei tornato a giocare a Genova?”». Una reazione comprensibile: Martin nel 2018 aveva 50 anni, e mancava dai tornei ufficiali da quasi un decennio. L’idea di vederlo di nuovo in tabellone sembrava improbabile, ma il nome c’era.
Il motivo della confusione con Jannik
In effetti, nel tabellone del Challenger ligure compariva proprio lui. O meglio, il suo nome: Martin Sinner. «Ho trovato lo screenshot sul sito ufficiale, e ho chiamato subito l’ufficio dell’Atp chiedendo se fosse uno scherzo o una confusione. La manager Cecilia Ghe, dall’ufficio di Montecarlo, mi ha confermato che il mio nome era ancora memorizzato nel sistema ed era stato confuso con il giovane Jannik».
Cosa fa oggi Martin Sinner
Martin Sinner oggi ha 52 anni e allena alla Tennis Base Konstanz, una struttura privata sul Lago di Costanza. In passato è stato anche coach nel circuito Wta, tra il 2008 e il 2013. «Ovviamente seguo ancora molto il tennis. È ancora una parte importante della mia vita. L’ascesa rapida di Jannik è fenomenale, il suo gioco è completo e aggressivo. E la sua compostezza nei momenti decisivi è straordinaria». I due però non si sono mai incontrati, «e non ho mai neanche pensato di scrivergli». Martin Sinner giocava l’ultimo torneo nel 2009, un primo turno di qualificazione a Stoccarda. Jannik aveva otto anni ed era ancora focalizzato sullo sci. «Mi piacerebbe incontrarlo, certo. Ma solo se dovesse capitare. Magari un giorno durante le Atp Finals: noi ex giocatori riceviamo ogni anno l’invito per Torino. Potrei andarci a fine anno e presentarmi: piacere Sinner. L’originale”.