Se pensi di gestire il successo, sei fritto. Devi avere sempre fame, per andare avanti. E quello di Jannik è un appetito formidabile». Renzo Furlan, che vinse negli Usa il suo primo torneo Atp in finale con Michael Chang (San José, 1994), guarda con entusiasmo alla nuova avventura americana di Sinner. «Appena vinto Wimbledon, già pensava a come migliorare. È questo il segreto: perché si può progredire sino alla fine della carriera, figuriamoci quando sei giovane e hai una motivazione altissima. Dettagli tecnici, tattici, fisici: fanno la differenza, lui lo sa». Il ritorno di Umberto Ferrara nel team è un segnale importante. «Parliamo di un grande professionista — prosegue Furlan — , ma soprattutto di una persona che è sulla stessa lunghezza d’onda di Jannik. Fuori e dentro il campo vivono il tennis in un modo identico, come Cahill e Vagnozzi: una squadra unita, una visione chiara e comune».
Se pensi di gestire il successo, sei fritto. Devi avere sempre fame, per andare avanti. E quello di Jannik è un appetito formidabile». Renzo Furlan, che vinse negli Usa il suo primo torneo Atp in finale con Michael Chang (San José, 1994), guarda con entusiasmo alla nuova avventura americana di Sinner. «Appena vinto Wimbledon, già pensava a come migliorare. È questo il segreto: perché si può progredire sino alla fine della carriera, figuriamoci quando sei giovane e hai una motivazione altissima. Dettagli tecnici, tattici, fisici: fanno la differenza, lui lo sa». Il ritorno di Umberto Ferrara nel team è un segnale importante. «Parliamo di un grande professionista — prosegue Furlan — , ma soprattutto di una persona che è sulla stessa lunghezza d’onda di Jannik. Fuori e dentro il campo vivono il tennis in un modo identico, come Cahill e Vagnozzi: una squadra unita, una visione chiara e comune».
Sinner ispira gli avversari
Adesso tutti, a partire da Alcaraz, dicono di ispirarsi all’italiano: dopo il successo di Toronto, anche Shelton ha confessato di aver imparato da Sinner l’attenzione ai particolari della preparazione. «Il tennis — prosegue Furlan — non è statico, si aggiorna in continuazione. Devi capire come fare per ottenere il massimo nei momenti che contano. Jannik resta focalizzato sempre sulla prestazione, e sa che a volte c’è bisogno di respirare, rinunciando a qualcosa». Ha detto di no all’ultimo Masters 1000 canadese, e in molti — Carlitos su tutti — lo hanno copiato. Come Jep Gambardella de La Grande Bellezza, detta l’agenda ha il potere di far fallire le feste. «Sa che è importante risparmiare le energie fisiche e mentali. Da questo punto di vista, Alcaraz ha ancora molto da imparare». Wimbledon ha scavato un solco tra l’italiano e lo spagnolo? «Il successo di Londra avrà un peso notevole nel loro rapporto. Jannik ha dominato dopo quello che era accaduto poco prima a Parigi, dimostrando una consapevolezza spaventosa: gli darà una grande spinta nel futuro».
Chi oltre Sinner e Alcaraz?
Il tennis moderno è solo una storia tra Jannik e Carlitos? Gli americani sognano un’altra èra da Big Three, e fanno il nome di Ben Shelton. «Il più pericoloso, soprattutto in questi tornei Usa: ha delle armi incredibili, se le affina può avvicinarsi al loro livello. Ma uno Shelton in forma straordinaria finirebbe comunque per perdere 3 partite su 4, con quei due». Non solo Sinner: ci solo altri 4 azzurri tra le teste di serie, a Cincinnati: «Gli altri ci osservano, ci copiano: facciamo scuola — chiude Furlan —. Cobolli è in grande crescita, Musetti sta pagando ancora l’infortunio ma si riprenderà: ci divertiremo ancora a lungo».