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L’università, lo sparring e l’amicizia a Bordighera: chi è Nicolò Inserra, nuovo membro del team

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Il 26enne è l’ultimo arrivato nel team di Sinner: oltre alla questione tecnica, c’è la storia di una grande amicizia
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Chi è quel ragazzo bruno seduto nel box di Jannik alle spalle dei due allenatori — Darren Cahill e Simone Vagnozzi — e del preparatore atletico Umberto Ferrara? Si chiama Nicolò Inserra, è un genovese di 26 anni ed è l’ultimo arrivato nel team di Sinner: nel corso della trasferta americana — Cincinnati, poi lo Slam di New York — fa da sparring al numero uno del mondo in allenamento. Non è questione tecnica, è molto di più: la storia di una grande amicizia e la conferma che l’altoatesino è un tipo speciale.

Dieci anni fa, Nicolò e Jannik erano due giovani talenti con l’ambizione di diventare tennisti professionisti, allievi che Riccardo Piatti stava formando al Tennis club di Bordighera. Giorni, settimane, mesi sul campo. E poi le trasferte, da un torneo all’altro. Inseguendo un sogno. «È nato un bellissimo rapporto. Giocavano il doppio insieme». Elio Inserra, maestro di tennis, il papà di Nicolò, racconta questa storia esemplare. Lo fa a fatica: è riservato e teme che si faccia …

Chi è quel ragazzo bruno seduto nel box di Jannik alle spalle dei due allenatori — Darren Cahill e Simone Vagnozzi — e del preparatore atletico Umberto Ferrara? Si chiama Nicolò Inserra, è un genovese di 26 anni ed è l’ultimo arrivato nel team di Sinner: nel corso della trasferta americana — Cincinnati, poi lo Slam di New York — fa da sparring al numero uno del mondo in allenamento. Non è questione tecnica, è molto di più: la storia di una grande amicizia e la conferma che l’altoatesino è un tipo speciale.

Dieci anni fa, Nicolò e Jannik erano due giovani talenti con l’ambizione di diventare tennisti professionisti, allievi che Riccardo Piatti stava formando al Tennis club di Bordighera. Giorni, settimane, mesi sul campo. E poi le trasferte, da un torneo all’altro. Inseguendo un sogno. «È nato un bellissimo rapporto. Giocavano il doppio insieme». Elio Inserra, maestro di tennis, il papà di Nicolò, racconta questa storia esemplare. Lo fa a fatica: è riservato e teme che si faccia troppa pubblicità su una vicenda privata. «Sono rimasti amici, anche quando Nicolò ha chiuso con il percorso verso il professionismo. Si telefonano, si scrivono, ogni tanto si incontrano. Due ragazzi normalissimi».

Oggi il genovese, che abita con la famiglia nel quartiere di Sturla, studia Economia aziendale all’università, gioca in serie C con il Tc Bogliasco («Ma non lo scriva perché — con tutto il rispetto — non c’entra proprio nulla con gli Us Open», quasi si imbarazza Elio). Insomma, è andata così: dopo Wimbledon, Jannik ha pianificato la squadra per la trasferta Usa, cominciando dal ritorno di Ferrara. E poi: «Perché non vieni con me?». Ha chiesto all’amico di entrare a far parte temporaneamente del team. Una proposta che Nicolò ha accettato con entusiasmo. E che racconta bene la sensibilità di Sinner: sicuramente avrebbe potuto trovare degli sparring più forti — anche se Inserra si mantiene in forma —, in Europa o sul posto; ma nessuno con le caratteristiche che hanno le persone di cui l’azzurro vuole circondarsi. Fiducia, amicizia. «Ricordo quando si fermava a casa, fra una trasferta e l’altra», dice Elio. «Un ragazzino d’oro. E da maestro, si percepiva subito: Jannik aveva una testa di un certo tipo. A quell’età sono tutti bravi: la differenza, insieme al talento, la fa la testa. Devi sapere — devi volere — trovarti al posto giusto nel momento giusto». Nicolò invece a un certo punto ha lasciato. «Quella del professionista è una vita di grandi sacrifici: giri il mondo, ma in realtà passi da un campo da gioco all’albergo, e dall’albergo all’aereo. All’inizio ha un po’ sofferto, poi ha capito». Dice che in questi giorni manda dei messaggi: «Preferisce comunicare con la mamma. So che si allenano tanto, si divertono. C’è un clima sano: conosco Vagnozzi e Alex Vittur (mentore e manager di Sinner, ndr) fin da quando erano ragazzi, sono persone semplici e positive. Per Nicolò è una grande esperienza. E io sono felice per tutti e due».

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