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Lo psicologo Claudio Robazza: “Per Sinner un esaurimento psicofisico. Ma lui sa rialzarsi in fretta”

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L’interpretazione del malore del numero uno del tennis: “Una situazione di forte tensione può sfociare anche in una forma di depressione. Ma Jannik è circondato da un team formidabile”
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«Sinner non vuole raccontare molto di quel che gli è accaduto, e fa bene: sono cose personali. È un po’ difficile fare una diagnosi, basandosi solo sulle immagini, ma è ragionevole pensare che sia rimasto vittima di un esaurimento psicofisico, in un eccesso di caldo e tensione».

Claudio Robazza, psicologo dello sport: non è la prima volta che l’azzurro accusa black-out durante le partite più delicate.

«A Cincinnati già nel match precedente aveva mostrato di soffrire il caldo. In 10 giorni ha giocato 6 partite, dando il massimo. Altri tennisti sono stati male. Con Alcaraz è parso subito chiaro che era in condizioni diverse dal solito».

A gennaio, sotto il sole di Melbourne, aveva cominciato a tremare come una foglia contro Rune: era stato salvato da una chiacchierata col medico negli spogliatoi.

«Nella psicologia dello sport ci sono strumenti diagnostici che permettono di capire quale livello di stress è stato raggiunto e come venirne fuori. Si può sottoporre l’atleta a test e question…

«Sinner non vuole raccontare molto di quel che gli è accaduto, e fa bene: sono cose personali. È un po’ difficile fare una diagnosi, basandosi solo sulle immagini, ma è ragionevole pensare che sia rimasto vittima di un esaurimento psicofisico, in un eccesso di caldo e tensione».

Claudio Robazza, psicologo dello sport: non è la prima volta che l’azzurro accusa black-out durante le partite più delicate.

«A Cincinnati già nel match precedente aveva mostrato di soffrire il caldo. In 10 giorni ha giocato 6 partite, dando il massimo. Altri tennisti sono stati male. Con Alcaraz è parso subito chiaro che era in condizioni diverse dal solito».

A gennaio, sotto il sole di Melbourne, aveva cominciato a tremare come una foglia contro Rune: era stato salvato da una chiacchierata col medico negli spogliatoi.

«Nella psicologia dello sport ci sono strumenti diagnostici che permettono di capire quale livello di stress è stato raggiunto e come venirne fuori. Si può sottoporre l’atleta a test e questionari. Un indice molto importante è la variabilità della frequenza cardiaca: se è costante, vuole dire che sta agendo il sistema nervoso simpatico e siamo in presenza di stress. Esistono tecniche respiratorie per aumentare la variabilità. Ma Jannik può contare su una squadra seria e preparata: loro sanno come fare».

È tornato Umberto Ferrara, il suo storico preparatore atletico: è possibile che i carichi di lavoro abbiano influenzato il n.1?

«Conosco bene Ferrara per aver collaborato con lui, proprio nel tennis: è un professionista molto preparato che stimo, sono sicuro non siamo in presenza di un sovra-allenamento».

Sinner dice che gli basteranno un paio di giorni di riposo: ma che Jannik sarà?

«Esistono scale di valutazione degli stati emozionali, si può fare un profilo dello stato dell’umore. Due giorni, sì. Ma possono volerci anche settimane. Una situazione di esaurimento psicofisico grave può anche sfociare in una forma depressiva. Sono certo non sia il caso di Sinner. È un ragazzo che mi piace, soprattutto per il suo comportamento in campo».

Lei, Robazza, è stato un famoso rugbista.

«In Jannik c’è qualcosa dello spirito del rugby. L’attitudine al sacrificio, il piacere di far parte di una squadra, il coraggio di affrontare i problemi senza accampare scuse. E la forza di risollevarsi dopo un placcaggio subìto».

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