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Us Open, Sinner-Musetti, è notte fonda: il derby tra due azzurri diversi, quasi opposti

Musetti e Sinner nelle prequalificazioni di Roma nel 2019 

 

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Vita, amori, carriera e gioco: come sono lontani il numero uno del mondo e il talento di Carrara che si sfidano alle 3 di questa notte
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New York – Ah, se Jannik avesse il braccio e la fantasia di Lorenzo! E se Lorenzo avesse la forza mentale e il timing di Jannik? Probabilmente avremmo il più grande tennista di tutti i tempi. Musetti, Sinner. Eccoli lì, uno di fronte all’altro, una sfida nei quarti di finale che all’Arthur Ashe Stadium, intorno alle ore 21 locali — da noi saranno le 3 di notte, diretta su Sky Sport e in chiaro su Supertennis — dipinge d’azzurro gli Us Open, mai così made in Italy. Ma un po’ fa male.

Così belli, così diversi

Game, set, match: al termine, uno dei due lascerà New York. Lo sport a volte è ingiusto. Meritavano invece di arrivare entrambi in fondo a questo Slam: hanno incantato Flushing Meadows, 10 giorni e 4 turni di un tennis superbo e così diverso nell’approccio. Come diversi sono loro nel carattere, nelle abitudini, nelle scelte di vita. L’istinto o la freddezza, la provocazione o la forma, lo stile asciutto o quello lirico: Senna e Prost, Picasso e Matisse, Hemingway e Scott Fitzgeral…

New York – Ah, se Jannik avesse il braccio e la fantasia di Lorenzo! E se Lorenzo avesse la forza mentale e il timing di Jannik? Probabilmente avremmo il più grande tennista di tutti i tempi. Musetti, Sinner. Eccoli lì, uno di fronte all’altro, una sfida nei quarti di finale che all’Arthur Ashe Stadium, intorno alle ore 21 locali — da noi saranno le 3 di notte, diretta su Sky Sport e in chiaro su Supertennis — dipinge d’azzurro gli Us Open, mai così made in Italy. Ma un po’ fa male.

Così belli, così diversi

Game, set, match: al termine, uno dei due lascerà New York. Lo sport a volte è ingiusto. Meritavano invece di arrivare entrambi in fondo a questo Slam: hanno incantato Flushing Meadows, 10 giorni e 4 turni di un tennis superbo e così diverso nell’approccio. Come diversi sono loro nel carattere, nelle abitudini, nelle scelte di vita. L’istinto o la freddezza, la provocazione o la forma, lo stile asciutto o quello lirico: Senna e Prost, Picasso e Matisse, Hemingway e Scott Fitzgerald. Scegliete voi con chi schierarvi. Dividetevi, ma solo per questa volta: poi si farà il tifo solo per l’italiano che in semifinale incontrerà il vincente tra l’australiano de Minaur e il canadese Auger-Aliassime (nell’altra semifinale c’è già Alcaraz che ha battuto Lehecka in tre set in un’ora e 56 minuti). Peccato per l’orario del match: «È l’evento più atteso da noi, ma anche dagli americani. E lo vogliono in prima serata. Siamo troppo forti e belli, vittime del nostro successo», dice Angelo Binaghi, presidente della Federtennis.

Lorenzo Musetti dopo il match con Munar 

Le loro vite così distanti

Musetti nei momenti liberi va in giro per Manhattan insieme alla sua bella famiglia: «A volte è bello camminare nel caos, dove nessuno ti conosce». Spinge il passeggino con a bordo Ludovico, un anno e mezzo. Accanto a lui la compagna, Veronica, che aspetta il secondo figlio. Sono venuti anche i nonni. «Averli accanto è uno dei segreti di questa avventura americana. E della mia crescita». Sinner ha un anno più del rivale e un giorno piacerebbe anche a lui diventare papà: «Non adesso. Devo pensare al tennis». Confessa di essere innamorato, non smentisce il flirt con Laila Hasanovic: la modella danese, presente alle finali di Parigi e Wimbledon, potrebbe raggiungerlo nei prossimi giorni. Si chiude in albergo: «Dormire è il modo migliore per poi sentirsi bene». Gioca coi Lego. Il suo team non lo molla un secondo: l’australiano Darren Cahill, Simone Vagnozzi, Umberto Ferrara e Andrea Cipolla. Fanno quadrato, grande concentrazione.

La squadra di ‘Muso’ è più sparpagliata e allegra. Simone Tartarini, l’allenatore, scherza: «Non li sopporto. Lorenzo, Damiano Fiorucci, Claudio Zanetti. Mi prendono in giro perché il mio Spezia all’esordio in B ha perso in casa con la loro Carrarese». Risate.

Jannik Sinner festeggia la vittoria con Bublik 

Rovescio, dritto, servizio: le differenze secondo il coach

Tartarini li conosce da quando erano piccoli. «Sono giovani, hanno la faccia pulita, amano questo sport e sono uno straordinario esempio». Cominciamo con Sinner. «Dal punto di vista mentale e fisico, una spanna sopra agli altri: grande qualità atletica naturale, predisposizione al lavoro che diventa abitudine». Musetti, invece? «Tecnicamente, un’eccellenza. Sta cominciando a credere nelle sue possibilità, che sono infinite: sono arrivati i risultati». È rimasto uno degli ultimi a eseguire il rovescio a una mano. «Inimitabile. Un’opera d’arte. Ma con la velocità del cemento può diventare un problema, nella risposta al servizio». Jannik, rovescio a due mani. «Funzionale. Spesso letale». Il dritto. «Sinner ci ha lavorato molto da un punto di vista biomeccanico: sulla diagonale è impressionante. Lorenzo ha un’apertura ampia: diventa un problema trovare gli appoggi giusti». Il servizio. «Da quando aveva 10 anni Musetti cambia in continuazione. Jannik è fortissimo in battuta, e ancora di più nella risposta». Ma deve sforzarsi per variare il gioco, al contrario di ‘Muso’. «Che è sempre una sorpresa, pure troppo. Se mi facesse vedere meno colpi sarei più tranquillo, ma piace a lui e agli spettatori».

Uno gioca col cappellino in testa, l’altro con la fascia alla fronte. Indossano entrambi una manica protettiva al braccio destro. Sinner ama lo sci e tifa Milan, Musetti preferisce il basket e la Juve. Diversi, ma campioni. E amici. Stanotte, avversari.

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