✕

Djokovic si trasferisce in Grecia dopo gli attacchi dei media in Serbia: “È un traditore”

Ascolta l'audio

Il tennista avrebbe deciso di lasciare il suo Paese e andare con la famiglia ad Atene
2 minuti di lettura

«Traditore». E poi: «Falso patriota». «Vattene». Novak Djokovic è abituato ad essere al centro delle polemiche. Ma adesso, basta. Eliminato in semifinale da Alcaraz l’altra settimana agli Us Open, il tennista da New York si è trasferito direttamente in Grecia con la famiglia. Addio, Serbia. Alcuni media del suo Paese lo hanno pubblicamente attaccato, sostenendo sia diventato «persona non gradita» al presidente Aleksandar Vucic. Sì, lo stesso che 3 anni fa, il giorno in cui il tennista fu espulso dall’Australia per non essersi vaccinato contro il Covid, aveva detto: «Tutta la Serbia è con Nole»

La rottura

I rapporti si sono incrinati a fine novembre, quando il campione ha espresso solidarietà agli studenti che protestavano contro il governo di Belgrado: alcuni post lo hanno trasformato da idolo sportivo, simbolo nazionale ed ecumenico, a nemico giurato. Alcune recenti dichiarazioni che gli sono state attribuite — avrebbe parlato di «guerra civile» e «situazione inaccettabile, orribile»…

«Traditore». E poi: «Falso patriota». «Vattene». Novak Djokovic è abituato ad essere al centro delle polemiche. Ma adesso, basta. Eliminato in semifinale da Alcaraz l’altra settimana agli Us Open, il tennista da New York si è trasferito direttamente in Grecia con la famiglia. Addio, Serbia. Alcuni media del suo Paese lo hanno pubblicamente attaccato, sostenendo sia diventato «persona non gradita» al presidente Aleksandar Vucic. Sì, lo stesso che 3 anni fa, il giorno in cui il tennista fu espulso dall’Australia per non essersi vaccinato contro il Covid, aveva detto: «Tutta la Serbia è con Nole»

La rottura

I rapporti si sono incrinati a fine novembre, quando il campione ha espresso solidarietà agli studenti che protestavano contro il governo di Belgrado: alcuni post lo hanno trasformato da idolo sportivo, simbolo nazionale ed ecumenico, a nemico giurato. Alcune recenti dichiarazioni che gli sono state attribuite — avrebbe parlato di «guerra civile» e «situazione inaccettabile, orribile» — , non sono proprio andate giù, a Vukic e i suoi. Anche perché qualcuno sostiene che il “Djoker” al termine della carriera potrebbe entrare in politica: e a 38 anni e passa, con Jannik e Carlitos che sembrano su un’altra galassia, quel momento sembra sempre più vicino. Spesso provocatorio, mai banale, sempre sincero e appassionato, Novak è un uomo profondamente legato alle sue radici: gli amici stretti hanno raccontato che la parola «traditore» lo abbia profondamente ferito. E allora, ciao. Per il momento, almeno. La famiglia Djokovic da qualche giorno ha scelto il mare di Glyfada, quartiere residenziale a sud della capitale Atene, ex base militare Usa, a 10 chilometri dell’Acropoli. I figli, Stefan (11 anni) e Tara (8), sarebbero stati iscritti a un collegio ateniese. Lui si è allenato sui campi in cemento di una società sportiva molto vicina a casa, il Kavouri’s Club.

(agf)

La sconfitta a New York

Sconfitto nettamente all’Arthur Ashe Stadium, nonostante la delusione e la consapevolezza che l’anagrafe non mente mai («Sinner e Alcaraz sono su un altro livello. Fisicamente non riesco a reggere un confronto sui 5 set»), nella conferenza post match di venerdì scorso aveva sfogliato l’agenda: «Giocherò gli Slam e poco altro. Di sicuro, sarò all’Atp 250 di Atene». Guarda un po’. Torneo la cui licenza, tra l’altro, appartiene alla famiglia Djokovic ed è organizzato dal fratello Dorde.

Gli episodi

A novembre, dopo il crollo di una pensilina ferroviaria a Novi Sad che aveva provocato la morte di 15 persone, gli studenti erano scesi in piazza chiedendo giustizia, trasparenza, riforme. Novak aveva pubblicato un post di pieno sostegno: «With you», con voi. Due mesi più tardi aveva dedicato una vittoria a Sonia, ragazza investita e uccisa da un’auto durante le proteste. Aveva parlato di «pace», e condannato ogni tipo di violenza. A fine gennaio, durante una partita di basket giocata a Belgrado, si era mischiato al pubblico con una felpa con la scritta «With the students» (con gli studenti) sulla schiena. Scatenando reazioni contrapposte tra i serbi. Ma la maggior parte dei commenti era tutta per lui.

Leggi i commenti