Sinner, missione compiuta: batte Tien e si riprende Pechino
di Massimo CalandriDopo la sconfitta di Flushing Meadows, non c’era modo migliore per ripartire: il doppio 6-2 con cui a Pechino il “nuovo” Jannik Sinner - che nel gioco ha voluto inserire almeno un 10% in più di variazioni, per essere più competitivo al prossimo appuntamento con Carlos Alcaraz - ha superato in finale il giovane americano Learner Tien, è il miglior messaggio per il futuro.
Ora per Sinner c’è Shanghai
Tra un paio di giorni l’azzurro scenderà ancora in campo a Shanghai, dove deve difendere il titolo dello scorso anno: non incontrerà Carlitos, che ha deciso di fermarsi per recuperare dallo stress e dall’infortunio alla caviglia. I due, con ogni probabilità, incroceranno le loro strade a metà ottobre, nella Six King’s Slam di Riad e poi nell’ultimo M…
Dopo la sconfitta di Flushing Meadows, non c’era modo migliore per ripartire: il doppio 6-2 con cui a Pechino il “nuovo” Jannik Sinner - che nel gioco ha voluto inserire almeno un 10% in più di variazioni, per essere più competitivo al prossimo appuntamento con Carlos Alcaraz - ha superato in finale il giovane americano Learner Tien, è il miglior messaggio per il futuro.
Ora per Sinner c’è Shanghai
Tra un paio di giorni l’azzurro scenderà ancora in campo a Shanghai, dove deve difendere il titolo dello scorso anno: non incontrerà Carlitos, che ha deciso di fermarsi per recuperare dallo stress e dall’infortunio alla caviglia. I due, con ogni probabilità, incroceranno le loro strade a metà ottobre, nella Six King’s Slam di Riad e poi nell’ultimo Masters 1000 della stagione, a Parigi Bercy. Quindi le Atp finals di Torino, forse l’ultimo appuntamento di Davis a Bologna. L’importante è che ora Jannik sia tornato a sorridere. E a crescere.
I progressi al servizio
Sembra impossibile, eppure l’attuale numero 2 del mondo in queste settimane ha fatto ulteriori progressi: sul servizio, più preciso ed efficace (anche oggi ha messo il 66% di prime palle, con 10 ace); sull’aggressività da fondo campo; sulla fiducia nello scendere più spesso a rete. Ha superato qualche guaio fisico – problemi intestinali gli hanno causato una disidratazione, con conseguenti crampi nella semifinale con de Minaur -, soprattutto ha dato dimostrazione di essere sempre fortissimo mentalmente. Vuole tornare ad essere il leader. I presupposti sono quelli giusti.
Sinner e i ringraziamenti al team
«Thank you!», ha scritto sulla lente della telecamera, subito dopo aver vinto il match con Tien. Era la sua terza finale a Pechino, l’amaro ricordo del 2024 – sconfitta al tie-break del terzo set con Alcaraz – è ormai alle spalle. «Questo è un posto speciale, per me». Sinner è diventato il terzo giocatore a vincere due volte a Pechino. Gli altri due? Djokovic e Nadal: “E' fantastico, ovviamente, avere il mio nome accanto al loro – ha detto in conferenza stampa -. Ma, come dico sempre, paragonarmi a Novak non ha senso, lui è in un'altra categoria con tutto quello che ha ottenuto nella sua carriera. Io sono solo un normale 24enne che cerca di giocare il miglior tennis possibile”. Sul campo si è rivolto alla sua squadra (Simone Vagnozzi, l’allenatore; Umberto Ferrara, il preparatore atletico; l’argentino Alejandro Resnicoff, il fisio, ultimo arrivato): «Grazie, per cercare sempre di comprendermi e lavorare insieme». Darren Cahill, il supercoach, è rimasto a casa: dovremmo rivederlo al rientro in Europa. «Spero abbia almeno guardato la partita alla televisione», ha scherzato Jannik. Che poi è tornato sull’importanza del gruppo: «Sono fortunato ad essere circondato da persone oneste. Insieme cerchiamo sempre di migliorare e spingere il più possibile. Vedremo come sarà il finale di stagione, ma sono contento di condividere tutto questo con voi».
Sette finali su 8 tornei giocati
In un anno tormentato, coi 3 mesi di stop concordati insieme alla Wada per il pasticcio Clostebol, Sinner ha raggiunto 7 volte la finale degli 8 tornei giocati: un solo passaggio a vuoto, se vogliamo chiamarlo così, ad Halle con Bublik, nell’esordio sull’erba. Due trionfi in altrettanti Slam: gli Australian Open a Melbourne, Wimbledon. Poi le sconfitte all’ultimo atto, sempre con Alcaraz: gli Internazionali Bnl di Roma, e sempre sulla terra il Roland Garros (coi 3 match point gettati al vento), quindi il ritiro di Cincinnati e il ko agli Us Open sul cemento. Quarantuno successi, 5 partite perse. «Mi auguro che tanti italiani stamani si siano svegliati presto per vedermi giocare». Quella di Pechino è la trentesima vittoria nel circuito internazionale, sul cemento ha l’81% di successi: quanto un certo Sampras, meglio di Agassi e Edberg, preceduto – per ora – solo da Djokovic e Federer (84%), Connors, Lendl, Laver (83%), McEnroe (82%). Sì, di questo ragazzo ci si può fidare