✕

Sinner, missione compiuta: batte Tien e si riprende Pechino

Sinner con il trofeo vinto a Pechino (afp)
Terzo titolo nel 2025 per Jannik, che al rientro dopo la sconfitta nella finale degli Us Open contro Alcaraz fa subito centro conquistando per la seconda volta in carriera il torneo sul cemento cinese. Ora Shanghai dove non ci sarà lo spagnolo
2 minuti di lettura

Dopo la sconfitta di Flushing Meadows, non c’era modo migliore per ripartire: il doppio 6-2 con cui a Pechino il “nuovo” Jannik Sinner - che nel gioco ha voluto inserire almeno un 10% in più di variazioni, per essere più competitivo al prossimo appuntamento con Carlos Alcaraz - ha superato in finale il giovane americano Learner Tien, è il miglior messaggio per il futuro.

Ora per Sinner c’è Shanghai

Tra un paio di giorni l’azzurro scenderà ancora in campo a Shanghai, dove deve difendere il titolo dello scorso anno: non incontrerà Carlitos, che ha deciso di fermarsi per recuperare dallo stress e dall’infortunio alla caviglia. I due, con ogni probabilità, incroceranno le loro strade a metà ottobre, nella Six King’s Slam di Riad e poi nell’ultimo M…

Dopo la sconfitta di Flushing Meadows, non c’era modo migliore per ripartire: il doppio 6-2 con cui a Pechino il “nuovo” Jannik Sinner - che nel gioco ha voluto inserire almeno un 10% in più di variazioni, per essere più competitivo al prossimo appuntamento con Carlos Alcaraz - ha superato in finale il giovane americano Learner Tien, è il miglior messaggio per il futuro.

Ora per Sinner c’è Shanghai

Tra un paio di giorni l’azzurro scenderà ancora in campo a Shanghai, dove deve difendere il titolo dello scorso anno: non incontrerà Carlitos, che ha deciso di fermarsi per recuperare dallo stress e dall’infortunio alla caviglia. I due, con ogni probabilità, incroceranno le loro strade a metà ottobre, nella Six King’s Slam di Riad e poi nell’ultimo Masters 1000 della stagione, a Parigi Bercy. Quindi le Atp finals di Torino, forse l’ultimo appuntamento di Davis a Bologna. L’importante è che ora Jannik sia tornato a sorridere. E a crescere.

Selfie con il suo team per festeggiare la vittoria (reuters)

I progressi al servizio

Sembra impossibile, eppure l’attuale numero 2 del mondo in queste settimane ha fatto ulteriori progressi: sul servizio, più preciso ed efficace (anche oggi ha messo il 66% di prime palle, con 10 ace); sull’aggressività da fondo campo; sulla fiducia nello scendere più spesso a rete. Ha superato qualche guaio fisico – problemi intestinali gli hanno causato una disidratazione, con conseguenti crampi nella semifinale con de Minaur -, soprattutto ha dato dimostrazione di essere sempre fortissimo mentalmente. Vuole tornare ad essere il leader. I presupposti sono quelli giusti.

Sinner e i ringraziamenti al team

«Thank you!», ha scritto sulla lente della telecamera, subito dopo aver vinto il match con Tien. Era la sua terza finale a Pechino, l’amaro ricordo del 2024 – sconfitta al tie-break del terzo set con Alcaraz – è ormai alle spalle. «Questo è un posto speciale, per me». Sinner è diventato il terzo giocatore a vincere due volte a Pechino. Gli altri due? Djokovic e Nadal: “E' fantastico, ovviamente, avere il mio nome accanto al loro – ha detto in conferenza stampa -. Ma, come dico sempre, paragonarmi a Novak non ha senso, lui è in un'altra categoria con tutto quello che ha ottenuto nella sua carriera. Io sono solo un normale 24enne che cerca di giocare il miglior tennis possibile”. Sul campo si è rivolto alla sua squadra (Simone Vagnozzi, l’allenatore; Umberto Ferrara, il preparatore atletico; l’argentino Alejandro Resnicoff, il fisio, ultimo arrivato): «Grazie, per cercare sempre di comprendermi e lavorare insieme». Darren Cahill, il supercoach, è rimasto a casa: dovremmo rivederlo al rientro in Europa. «Spero abbia almeno guardato la partita alla televisione», ha scherzato Jannik. Che poi è tornato sull’importanza del gruppo: «Sono fortunato ad essere circondato da persone oneste. Insieme cerchiamo sempre di migliorare e spingere il più possibile. Vedremo come sarà il finale di stagione, ma sono contento di condividere tutto questo con voi».

Sette finali su 8 tornei giocati

In un anno tormentato, coi 3 mesi di stop concordati insieme alla Wada per il pasticcio Clostebol, Sinner ha raggiunto 7 volte la finale degli 8 tornei giocati: un solo passaggio a vuoto, se vogliamo chiamarlo così, ad Halle con Bublik, nell’esordio sull’erba. Due trionfi in altrettanti Slam: gli Australian Open a Melbourne, Wimbledon. Poi le sconfitte all’ultimo atto, sempre con Alcaraz: gli Internazionali Bnl di Roma, e sempre sulla terra il Roland Garros (coi 3 match point gettati al vento), quindi il ritiro di Cincinnati e il ko agli Us Open sul cemento. Quarantuno successi, 5 partite perse. «Mi auguro che tanti italiani stamani si siano svegliati presto per vedermi giocare». Quella di Pechino è la trentesima vittoria nel circuito internazionale, sul cemento ha l’81% di successi: quanto un certo Sampras, meglio di Agassi e Edberg, preceduto – per ora – solo da Djokovic e Federer (84%), Connors, Lendl, Laver (83%), McEnroe (82%). Sì, di questo ragazzo ci si può fidare

Leggi i commenti