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A Sinner non basta neanche vincere: “Non paragonatemi più a Djokovic”

Sinner festeggia con il suo team la vittoria a Pechino

 

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A Pechino Jannik conquista il terzo torneo della stagione ed è più vicino il ritorno al n.1: “Resto un normale 24enne, Novak è al top da 15 anni”
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Ha cambiato gioco, ha preso rischi, si è intestardito nella ricerca di nuovi colpi da utilizzare nella prossima, inevitabile sfida a Carlos Alcaraz. Ma intanto Jannik Sinner, superando agilmente Learner Tien (6-2, 6-2), ha vinto a Pechino il titolo numero 21 della carriera, il terzo di una stagione strana, in cui ha giocato tutte le finali Slam, ne ha vinte due e perse altrettante, ed è arrivato in fondo a sette degli otto tornei a cui ha partecipato, mancando l’appuntamento solo sull’erba di Halle.

L’assenza di Cahill a Pechino

In Cina si è aggiunto al suo staff Alejandro Resnicoff, fisioterapista. C’erano il preparatore Umberto Ferrara e Simone Vagnozzi, l’allenatore. Mancava però Darren Cahill: “Un uomo per me fondamentale, dentro e soprattutto fuori dal campo. Ti fa vede…

Ha cambiato gioco, ha preso rischi, si è intestardito nella ricerca di nuovi colpi da utilizzare nella prossima, inevitabile sfida a Carlos Alcaraz. Ma intanto Jannik Sinner, superando agilmente Learner Tien (6-2, 6-2), ha vinto a Pechino il titolo numero 21 della carriera, il terzo di una stagione strana, in cui ha giocato tutte le finali Slam, ne ha vinte due e perse altrettante, ed è arrivato in fondo a sette degli otto tornei a cui ha partecipato, mancando l’appuntamento solo sull’erba di Halle.

L’assenza di Cahill a Pechino

In Cina si è aggiunto al suo staff Alejandro Resnicoff, fisioterapista. C’erano il preparatore Umberto Ferrara e Simone Vagnozzi, l’allenatore. Mancava però Darren Cahill: “Un uomo per me fondamentale, dentro e soprattutto fuori dal campo. Ti fa vedere le cose in modo diverso, trasforma i momenti difficili in punti di forza. Ti rasserena”. Rivedremo il supercoach australiano nelle tappe europee. Ma il fatto che Jannik abbia affrontato senza di lui il primo appuntamento dopo il doloroso ko degli Us Open, dimostra che sta facendo ulteriori progressi anche dal punto di vista caratteriale. Cahill ha detto più volte che a fine stagione andrà in pensione, Sinner punta i piedi: con ogni probabilità saranno insieme anche a gennaio a Melbourne, poi chissà.

L’esordio del “nuovo” Sinner è stato vincente

Pechino era l’esordio del “nuovo” Jannik, che nel gioco ha voluto inserire almeno un 10% in più di variazioni. Gli esperimenti (contro Cilic, Atmane, Marozsan, De Minaur, Tien) hanno quasi sempre funzionato. Un servizio meno prevedibile ma efficace (una media del 65% nelle prime palle, 10 ace solo nella finale), transizioni a rete, l’uso più frequente delle palle corte, il serve and volley. “A volte ho un po’ esagerato coi cambiamenti, e nei momenti delicati sono tornato a fare le cose che mi riescono meglio. In partita non è come in allenamento: gli errori ci possono stare. Ma la strada è quella giusta. Io sono un normale 24enne che cerca di giocare il miglior tennis possibile. Ho già vinto bei titoli, ma non paragonatemi a Djokovic, Nadal e Federer: Novak è al top da 15 anni”.

Niente riposo, c’è subito Shanghai

Prossima tappa, Shanghai. Sinner non ha quasi fatto in tempo a festeggiare che era già in viaggio: venerdì torna in campo, al secondo turno, nel penultimo Masters 1000 dell’anno contro il tedesco Altmaier. Alcaraz, che ha vinto a Tokyo, ha rinunciato, preferisce riposarsi. Jannik no. È campione in carica e il giocatore da battere, la finale è domenica 12. Tre giorni dopo sarà a Riad per il Six Kings Slam. Poi Vienna (lo spagnolo non è iscritto), dal 20 al 26 ottobre, quando potrebbe ritrovarsi al n.1: prima però deve fare bottino pieno. Quindi il rush finale, con il Masters 1000 di Parigi, quello che fino all’anno scorso era Bercy, e a novembre le Finals a Torino e la Davis, l’unico impegno che non ha ancora confermato. Stakanov Jannik: ma come fa? “Quest’anno ho giocato solo 8 tornei. Anche nella stagione passata ne ho saltati alcuni, pensavo fosse la scelta giusta. Poi dipende dai risultati. Ma è vero che gli appuntamenti stanno diventando più lunghi: nei Masters praticamente sei in ballo due settimane. A qualcosa devi rinunciare”. Sì, ma lui suo malgrado ha già rinunciato: da febbraio a maggio, per il pasticcio Clostebol. “Il segreto è riuscire a gestire bene la stagione. Però è molto difficile fare delle scelte quando sei ancora giovane. È difficile capire il tuo corpo e la tua mente al 100%, e qual è la migliore strada. È il motivo per cui cerchi di avere le migliori persone intorno a te, che possono guidarti”.

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