Perfetto sconosciuto, Vacherot re di Shanghai battendo suo cugino
di
Massimo Calandri
Valentin Vacherot dopo aver vinto la finale di Shanghai con il cugino, Arthur Rinderknech
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Il monegasco, n. 204 del mondo, vince il torneo cinese sconfiggendo in finale Rinderknech e poi piange con lui: “Ha vinto un’intera famiglia”
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Hanno pianto insieme, abbracciati. Uno di gioia, l’altro di tristezza. Ma i sentimenti si confondevano. “Ha vinto la famiglia, è questo che conta”.Valentin Vacherot, Arthur Rinderknech e la finale più imprevedibile nella storia del tennis. “Una favola”, singhiozzavano i cugini. Arrivati in fondo a un torneo di Shanghai in realtà apparecchiato per la sfida Sinner-Alcaraz: ma Carlitos ha preferito riposare e non si è proprio presentato sul cemento cinese, mentre Jannik si è arreso ai crampi, al caldo e all’umidità infernale.
La modestia di Vacherot: “Mi hanno insegnato a lottare”
I nuovi eroi, figli di due sorelle tenniste (Nadine e Virginie), sono due perfetti sconosciuti o quasi, che nel corso della stagione avevano loro malgrado risparmiato energie preziose. Il camp…
Hanno pianto insieme, abbracciati. Uno di gioia, l’altro di tristezza. Ma i sentimenti si confondevano. “Ha vinto la famiglia, è questo che conta”.Valentin Vacherot, Arthur Rinderknech e la finale più imprevedibile nella storia del tennis. “Una favola”, singhiozzavano i cugini. Arrivati in fondo a un torneo di Shanghai in realtà apparecchiato per la sfida Sinner-Alcaraz: ma Carlitos ha preferito riposare e non si è proprio presentato sul cemento cinese, mentre Jannik si è arreso ai crampi, al caldo e all’umidità infernale.
La modestia di Vacherot: “Mi hanno insegnato a lottare”
I nuovi eroi, figli di due sorelle tenniste (Nadine e Virginie), sono due perfetti sconosciuti o quasi, che nel corso della stagione avevano loro malgrado risparmiato energie preziose. Il campione, poi: un perdente predestinato. Sulla carta era anche in finale il più debole, è andato sotto di un set come in altre cinque partite precedenti, sembrava intimidito dall’altro. E poi? Lieto fine: 4-6 6-3 6-3. Sì, una favola. Non era stato neppure invitato ufficialmente: come Cenerentola, Vacherot, riserva, s’è intrufolato all’ultimo istante approfittando di alcuni forfait. Era a due punti dall’eliminazione già nei turni di qualificazione, però si è messo a ballare ben oltre la mezzanotte. E tutti si sono innamorati di questo ragazzo modesto — “Mi hanno insegnato a lottare e a tenere i piedi per terra” — che tra pochi giorni compirà 27 anni, e solo qualche mese fa era stato sconfitto dal nostro Francesco Maestrelli a Francavilla al Mare.
In tutto il 2025, alla fine di settembre, un solo successo nel circuito Atp. Numero 204 del ranking. Ma a Shanghai in dodici giorni ha fatto fuori quattro teste di serie, compreso un certo Djokovic che lo ha riempito di complimenti sinceri. Anche dopo la finale non ha esultato: per rispetto, per pudore. Forse per paura di svegliarsi dal sogno. No, è tutto vero: si è messo in tasca un premio da 1.124.380 dollari, il doppio di quanto aveva guadagnato in nove anni di professionismo tra singolare e doppio. Si è avvolto nella bandiera del Principato di Monaco — è nato e cresciuto a un passo dal Country Club — e ha consolato il cugino francese, che non si dava pace per l’occasione perduta.
Rinderknech si sente male e si accascia durante la premiazione (afp)
Il malore accusato da Rinderknech
Pure Arthur Rinderknech è a modo suo un bel personaggio, ma da romanzo: quest’anno aveva rinunciato alla luna di miele per giocare al Roland Garros, eliminato da Sinner. Con un ranking relativamente modesto (54), ma dopo una serie di vittorie importanti — l’ultimo scalpo: Medvedev — era convinto di prendersi il primo torneo della carriera, a 30 anni suonati. Niente lieto fine, per lui. Piangeva, e al momento della premiazione ha quasi perso i sensi per la stanchezza e l’emozione. “Ti voglio bene. Grazie per quello che mi hai fatto vivere, per quello che abbiamo vissuto insieme, per gli ultimi anni della nostra vita all’università, per aver creduto in me e avermi cambiato come giocatore”, gli ha detto l’altro.
Valentin è cresciuto all’ombra di Arthur, da ragazzo lo aveva seguito in Texas. E Steve Denton, il loro vecchio allenatore americano, ha ricordato: “Indivisibili. Si trasmettono energia e coraggio”. In primavera, Vacherot era sul punto di dire basta per un infortunio alla spalla. Ora è numero 40 del mondo. “Tra uno scambio e l’altro guardavo in tribuna Federer, il mio idolo, per vedere come reagiva”. Valentin ripete che tutto gli sembra irreale. Anche il cugino Arthur ha fatto un bel balzo in classifica: 28°. A Shanghai ha vinto la famiglia. Lacrime di gioia, di tristezza. Ora andranno qualche giorno in vacanza. Poi la favola continuerà?