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Paolo Canè: “La Davis è tutto. Sinner merita una nota sul diario, poi lasciamolo in pace”

Jannik Sinner 

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Intervista all’ex tennista bolognese, tante volte azzurro in Coppa: “Come Tomba e Valentino Rossi, Jannik è un campione che muove il Paese”
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Paolo Canè quando indossava la maglia azzurra diventava un supereroe. Come nel ’90 a Cagliari, con la Svezia che veniva da sette finali di Davis consecutive (tre vinte): liquidò Svensson nel primo singolare, vinse il doppio con Nargiso e, al termine di una maratona durata due giorni, distrusse al quinto set un certo Wilander. «Davo il sangue, per la Nazionale».

Chissà come l’avrà fatta arrabbiare, la rinuncia di Jannik.

«Mica tanto. Mi diverto a leggere i commenti dell’ambiente. Non li dividerei tra pro e contro, ma in base all’età. I vecchi, quelli che hanno un sacco di tempo libero e niente da perdere, vanno giù pesante. E scatenano i leoni da tastiera. Gli altri invece rispettano la decisione e tirano dritto perché devono lavorare».

E lei, a sessant’anni, cosa ne pensa?

«Volete continuare a essere indignati (e ipocriti)? Va bene: allora diamogli una bella nota sul diario, come si faceva alle elementari se ti dimenticavi l’astuccio. Però non facciamo arrabbiare quel ragazzo, datemi …

Paolo Canè quando indossava la maglia azzurra diventava un supereroe. Come nel ’90 a Cagliari, con la Svezia che veniva da sette finali di Davis consecutive (tre vinte): liquidò Svensson nel primo singolare, vinse il doppio con Nargiso e, al termine di una maratona durata due giorni, distrusse al quinto set un certo Wilander. «Davo il sangue, per la Nazionale».

Chissà come l’avrà fatta arrabbiare, la rinuncia di Jannik.

«Mica tanto. Mi diverto a leggere i commenti dell’ambiente. Non li dividerei tra pro e contro, ma in base all’età. I vecchi, quelli che hanno un sacco di tempo libero e niente da perdere, vanno giù pesante. E scatenano i leoni da tastiera. Gli altri invece rispettano la decisione e tirano dritto perché devono lavorare».

E lei, a sessant’anni, cosa ne pensa?

«Volete continuare a essere indignati (e ipocriti)? Va bene: allora diamogli una bella nota sul diario, come si faceva alle elementari se ti dimenticavi l’astuccio. Però non facciamo arrabbiare quel ragazzo, datemi retta: non ci conviene».

Siamo Sinner-dipendenti.

«Jannik rappresenta un valore pazzesco per tutto lo sport italiano e il tennis in particolare, che in questi anni è sbocciato grazie soprattutto ai suoi successi. Il Foro Italico sempre più grande, le Atp Finals a Torino, le finali di Davis a Bologna. Gli italiani tutti con la racchetta in mano. Muove un intero Paese, calamita interessi incredibili e la storia andrà avanti per diverse stagioni: non succedeva dai tempi di Tomba e Valentino».

Sì, ma questo non giustifica certe scelte. Comunicate malissimo, tra l’altro.

«E perché? Ha espresso le sue ragioni: è un professionista, per lui viene prima — giustamente — la carriera. In tutto il mondo ripete di essere orgogliosamente italiano: non basta? Diciamo la verità: se fosse di passaporto australiano o inglese, francese o brasiliano, per lui non cambierebbe nulla. Siamo noi che ne abbiamo bisogno».

Abbiamo capito: non ci conviene. Il re è nudo.

«Jannik cerca solo serenità, vuole starsene il più possibile tranquillo. Tennis, e niente rotture di scatole. Quando può, ha sempre dimostrato di essere disponibile, generoso: in Nazionale i compagni di squadra lo adorano. Non giocherà a Bologna? Pazienza, non è il primo campione che rinuncia: era successo a Borg, Federer. Ci saranno altre occasioni: intanto, teniamoci strette le due Davis vinte».

Per Berrettini, Musetti e gli altri, a novembre potrebbe essere una bella opportunità.

«Con Sinner si partiva un punto e mezzo a zero per noi. Sarà interessante vedere cosa riusciremo a combinare, partendo alla pari con gli avversari. Sono fiducioso, abbiamo degli ottimi giocatori».

Ci vorrebbe anche un Canè.

«Calma: ho sputato sangue, ho dato l’anima per quella maglia. Ma il mio livello era un altro, niente paragoni. Questi ragazzi sono eccezionali».

La Coppa Davis è così importante solo perché l’abbiamo vinta nelle ultime due edizioni?

«È una competizione di grande fascino. Certo, quando si vince noi italiani siamo dei fuoriclasse nell’esaltare i risultati e adeguarci al racconto. Adesso anche l’ultimo dei tornei minori è diventato un evento imperdibile. Sono contento per il mio sport, però cerchiamo di mantenere il giusto equilibrio. Se riusciremo a trionfare anche quest’anno, senza di lui, l’Insalatiera d’argento avrà un sapore speciale».

Insomma, per lei Sinner ha fatto bene.

«Tutti hanno ragione a esprimere un’opinione, ci mancherebbe. Ma evitiamo ipocrisie. Il nostro obiettivo è preservare Jannik, tenercelo stretto. E vincente. Quindi: meglio non farlo arrabbiare. Se proprio qualcuno lo vuole punire, ripeto, gli metta quella nota sul diario. A proposito: l’inchiostro su Sinner è finito. Ora lasciamolo giocare in pace».

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