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Un altro servizio e stesso gioco, ecco a Vienna il nuovo Sinner

Jannik Sinner (agf)

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Nella sfida con Bublik si sono viste le novità che ha affinato il numero due del mondo
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Dopo la notte più amara, quella di Flushing Meadows, Sinner lo aveva promesso: «Se la prossima volta voglio battere Alcaraz, devo migliorare la mia battuta. Lavoreremo duro». Lui, e quella squadra che «è come una famiglia»: i tecnici Cahill e Vagnozzi, il preparatore Ferrara. È stato di parola.

Il nuovo servizio

A Riad, la settimana scorsa, ha superato Carlitos facendo leva sul servizio, ieri sera, 47 giorni dopo la finale perduta agli Us Open, Jannik ha battuto come forse mai in tutta la sua carriera. Ha vinto tutti e 10 i suoi turni senza concedere una sola palla break — era successo anche con Cobolli — e perdendo in tutto solo 5 punti. Solo nell’ultimo game ha piazzato 3 ace (8 in tutto il match), col 67% di prime palle e il 93% di successo (28 su 30), l’80% di riuscita sulle seconde. «È frutto di tanto allenamento. Ci siamo concentrati soprattutto sulla fase di caricamento.

(agf)

Cercando di varia…

Dopo la notte più amara, quella di Flushing Meadows, Sinner lo aveva promesso: «Se la prossima volta voglio battere Alcaraz, devo migliorare la mia battuta. Lavoreremo duro». Lui, e quella squadra che «è come una famiglia»: i tecnici Cahill e Vagnozzi, il preparatore Ferrara. È stato di parola.

Il nuovo servizio

A Riad, la settimana scorsa, ha superato Carlitos facendo leva sul servizio, ieri sera, 47 giorni dopo la finale perduta agli Us Open, Jannik ha battuto come forse mai in tutta la sua carriera. Ha vinto tutti e 10 i suoi turni senza concedere una sola palla break — era successo anche con Cobolli — e perdendo in tutto solo 5 punti. Solo nell’ultimo game ha piazzato 3 ace (8 in tutto il match), col 67% di prime palle e il 93% di successo (28 su 30), l’80% di riuscita sulle seconde. «È frutto di tanto allenamento. Ci siamo concentrati soprattutto sulla fase di caricamento.

(agf)

Cercando di variare il più possibile». Il segreto non è tanto essere potenti — anche se i colpi viaggiano sempre sopra i 200 km/h — quanto imprevedibili. «Il tuo avversario fino all’ultimo non deve capire dove finirà la pallina. Sta tutto nel lancio, che non deve essere troppo alto né troppo basso». E poi, la posizione dei piedi in modo di compiere — al momento della rotazione — un arco il più esteso e coordinato possibile: dettagli di centimetri, provati ore e ore sul campo in cemento numero 18 del Country Club di Montecarlo.

Per il resto è sempre Sinner: tutto tennis e famiglia

Il resto, è il solito “vecchio” Sinner: quello che quando accelera da fondo campo diventa “ingiocabile”, che ha la risposta migliore del circuito e un rovescio micidiale. «Devo ancora migliorare nella transizione a rete, nei colpi al volo». Lo ha sempre detto: gli basta anche l’uno cento in più, per essere felice. In questa stagione non ha mai sorriso così come in questa settimana viennese. Dalla Val Pusteria lo hanno raggiunto Siglinde e Hanspeter, i genitori. C’è la fidanzata, Laila Hasanovic. Darren Cahill per lui è come un secondo padre: «Mi ha insegnato tante cose, dentro e fuori dal campo». Dopo le incertezze di Shanghai, in Austria è arrivato anche il mental coach Riccardo Ceccarelli. «È importante, avere accanto le persone che per te contano». Ha battuto Bublik con una sicurezza impressionante: doppio 6-4 in un’ora e 16 minuti. In semifinale affronta de Minaur, che ha superato 6-1, 7-6 un Berrettini comunque in crescita: Matteo ha giocato poco quest’anno, gli manca ancora un po’ di condizione fisica e l’elettrico australiano ne ha approfittato. Peccato, poteva essere un altro derby.

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