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La metamorfosi di Sinner, Shanghai è solo un ricordo. E ora le Finals

Jannik Sinner

 (agf)

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Dieci partite negli ultimi 12 giorni, ma l’azzurro ha imparato a dosare le energie: così ha vinto a Parigi
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La finale alla Défense è stata la sua decima partita negli ultimi 12 giorni. La maratona di Vienna con Zverev lo aveva lasciato sfinito. Nella testa gli ronzavano i fantasmi di Shanghai, quei crampi alle gambe che lo avevano messo drammaticamente fuori combattimento nel match con Griekspoor. Ma anche l’affanno di Cincinnati con Alcaraz. E i tremori di Melbourne, davanti a Rune. Jannik Sinner. Campione forte, fragile. «All’inizio, a Parigi non pensavo di arrivare sino in fondo. Allora ho deciso di affrontare le cose un giorno dopo l’altro: cercando di capire come stavano il mio corpo e la mia mente». Non parla mai solo di muscoli: associa sempre la fatica alla testa, alla concentrazione che serve per essere il numero 1 del mondo. Oggi si sente «estremamente felice», «sollevato»: «Sono andato migliorando fisicamente, ogni volta mi sentivo sempre meno provato e più sicuro di me».

La finale alla Défense è stata la sua decima partita negli ultimi 12 giorni. La maratona di Vienna con Zverev lo aveva lasciato sfinito. Nella testa gli ronzavano i fantasmi di Shanghai, quei crampi alle gambe che lo avevano messo drammaticamente fuori combattimento nel match con Griekspoor. Ma anche l’affanno di Cincinnati con Alcaraz. E i tremori di Melbourne, davanti a Rune. Jannik Sinner. Campione forte, fragile. «All’inizio, a Parigi non pensavo di arrivare sino in fondo. Allora ho deciso di affrontare le cose un giorno dopo l’altro: cercando di capire come stavano il mio corpo e la mia mente». Non parla mai solo di muscoli: associa sempre la fatica alla testa, alla concentrazione che serve per essere il numero 1 del mondo. Oggi si sente «estremamente felice», «sollevato»: «Sono andato migliorando fisicamente, ogni volta mi sentivo sempre meno provato e più sicuro di me».

La metamorfosi dopo New York

Nell’evoluzione che si è imposto dopo la sconfitta degli Us Open, una infinita metamorfosi che è il segreto del ragazzo dai capelli rossi, c’è anche spazio per una importante crescita sul piano della resistenza allo sforzo. Umberto Ferrara, il preparatore da cui s’era separato per qualche mese dopo il pasticcio Clostebol, ha un ruolo fondamentale in questo percorso. «Abbiamo lavorato duro e con grande impegno, nelle passate settimane». La novità è che Jannik ha imparato a dosare le forze — e a recuperare energie, anche per il futuro — durante il match stesso. «Gioco col punteggio: se sei avanti di un break, puoi provare qualcosa di diverso, essere più aggressivo». Accelerare, aumentare il ritmo. Per stancare l’avversario, anche moralmente. Quando invece la situazione è più equilibrata, meglio gestire con prudenza gli sforzi. «A volte vale la pena spingere: dare tutto. Oppure, controllare. Per andare più forte domani. È una strategia che vale anche pensando alla mia carriera. Tutto questo fa parte del processo che sto attraversando».

Verso le Finals

Dopo il successo negli Australian Open, erano arrivati i 3 mesi di stop concordati con la Wada. Simone Vagnozzi, alla vigilia degli Internazionali d’Italia, aveva detto: «La benzina messa da parte servirà per il finale di stagione». Ci siamo. Jannik è arrivato ieri sera a Torino, oggi si prenderà un altro giorno di riposo prima di riprendere con gli allenamenti. Venerdì l’incontro con la stampa, domenica cominciano le Atp finals: sarà testa di serie numero 2, perché perderà i 1.500 punti che si era messo in tasca nella passata edizione. Per restare leader mondiale alla fine dell’anno, dovrà rivincere tutte le partite e sperare che Alcaraz non vada oltre i 2 successi. Ha già festeggiato 5 tornei: uno di meno rispetto al 2024. I successi sono 53, e 6 le sconfitte: erano 64 a 6, un anno fa. Numeri simili, nonostante la lunga assenza: paradossalmente, nella prossima stagione Sinner potrebbe pure prendersi una lunghissima vacanza, consapevole di restare il numero 1. Non preoccupatevi, non lo farà.

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