Poco o troppo italiano. Sinner ora riapre le ferite dell’Alto Adige
dal nostro inviato
Francesco Manacorda
(ansa)
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La lettera del capo degli Schützen rinfocola la polemica intorno al tennista: “Rifletti sul peso delle tue parole”. Il racconto da Bolzano
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BOLZANO – E allora conviene venire proprio qui, sotto i fascistissimi marmi bianchi - Piacentini in purezza - del Monumento alla Vittoria di Bolzano, eterno simbolo di un passato mai condiviso, per capire meglio il significato di quel rimbrotto al “lieber Jannik”. Il caro Jannik, certo, e chi potrebbe mai dire il contrario? Caro, anzi carissimo, ma adesso macchiato dalla colpa di eccessiva italianità, dichiarata in un’intervista a Sky, in cui si è detto tra l’altro «felice di essere nato in Italia e non in Austria». Glielo scrive in una lettera aperta un signore di 45 anni che di nome fa Christoph Schmid e che da qualche mese è il nuovo capo degli Schützen altoatesini o - preferiscono loro - sudtirolesi, difensori della tradizione delle milizie appunto tirolesi, con tanto di cappelli piumati e schioppi ornamentali, ma con passaporto italiano: «Sai bene che affermazioni come questa, soprattutto se pronunciate da una personalità tanto conosciuta, hanno un effetto che va ben oltre lo spo…
BOLZANO – E allora conviene venire proprio qui, sotto i fascistissimi marmi bianchi - Piacentini in purezza - del Monumento alla Vittoria di Bolzano, eterno simbolo di un passato mai condiviso, per capire meglio il significato di quel rimbrotto al “lieber Jannik”. Il caro Jannik, certo, e chi potrebbe mai dire il contrario? Caro, anzi carissimo, ma adesso macchiato dalla colpa di eccessiva italianità, dichiarata in un’intervista a Sky, in cui si è detto tra l’altro «felice di essere nato in Italia e non in Austria». Glielo scrive in una lettera aperta un signore di 45 anni che di nome fa Christoph Schmid e che da qualche mese è il nuovo capo degli Schützen altoatesini o - preferiscono loro - sudtirolesi, difensori della tradizione delle milizie appunto tirolesi, con tanto di cappelli piumati e schioppi ornamentali, ma con passaporto italiano: «Sai bene che affermazioni come questa, soprattutto se pronunciate da una personalità tanto conosciuta, hanno un effetto che va ben oltre lo sport. Vengono accolte con soddisfazione dai nazionalisti italiani, mentre qui da noi suscitano preoccupazione. Perché toccano questioni per noi centrali: la nostra lingua, la nostra storia, la nostra identità». E, ancora un’esortazione garbata ma decisa: «Ti preghiamo di riflettere sul peso delle tue parole. Parla pure — se vuoi — della tua appartenenza all’Italia, ma con rispetto verso tutti coloro che si sentono sudtirolesi, ladini o appartenenti ad altre minoranze».
Trasecola l’universo, con gradi di stupore proporzionali alla distanza dalle sponde dell’Adige. Ma come, quel campionissimo della Val Pusteria sempre più spesso accusato di scarso o inesistente amor di patria - che si tratti di un invito al Quirinale snobbato o di un’assenza per la Coppa Davis - il bersaglio delle intemerate tricolori di Bruno Vespa, la pietra dello scandalo non per la residenza a Montecarlo ma per l’italiano un po’ legnoso, accusato di eccesso di italianità? È proprio il mondo al contrario, come direbbe quel tipo in vestaglia che si esalta appena vede una X, o è solo folklore in salsa tirolese? Sembra archiviarlo nella seconda categoria Arno Kompatscher, presidente targato Südtiroler Volkspartei della ricchissima- reddito pro capite oltre i 60 mila euro, contro i 36 mila circa di media nazionale, disoccupazione a un clamoroso 2% - e autonomissima Provincia di Bolzano: «Chiedo semplicemente di lasciarlo in pace e di lasciarlo giocare a tennis», taglia corto.
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Le voci da Bolzano
Ma viste da qui, dal monumento che troneggia al centro di Bolzano dove ogni 4 novembre una parte celebra la vittoria nella Prima Guerra Mondiale e l’altra non vede proprio nulla da festeggiare, le cose assumono un aspetto un po’ diverso. Non sta certo con gli Schützen uno come Aldo Mazza, con la sua casa editrice “alpha beta”, non foss’altro per l’inequivocabile accento: «Sono salernitano, ma qui da cinquant’anni, perfettamente integrato» che ha lavorato anche con Alex Langer e da decenni si occupa di bilinguismo qui dove le identità spesso non coincidono con i confini politici. Eppure, lontanissimo da Schmid e dalla sua lettera aperta, Mazza vede la reazione come un estremismo «di segno opposto a quello di chi chiede in continuazione a Sinner di dichiararsi italiano, di chi lo attacca per la lingua o si stupisce perché in casa parla tedesco, come se non si potesse essere italiani e di lingua tedesca. Non è un merito o un demerito, ma un dato di fatto. Si tratta di minoranze tutelate anche dalla Costituzione e mi pare una deriva pericolosa mettere in qualche modo in dubbio che siano italiani». Norbert Dall’Ò, giornalista di lingua tedesca, spiega che «quando ho sentito dell’attacco di Vespa ho subito pensato che ci sarebbe stata una risposta degli Schützen. Ma se Berrettini avesse deciso di non giocare la Davis ci sarebbero state le stesse reazioni?». Anche Gabriele Di Luca - «sono di Livorno, ma qui da trent’anni», pieno di immigrati questo Alto Adige - che ha appena dato alle stampe “Lingue matrigne, la menzogna del bilinguismo”, in cui sostiene che la provincia non è il modello di convivenza che si vanta di essere, ma un sistema di «segregazione efficiente in cui le società sono passate dalla conflittualità alla reciproca indifferenza», parla di «riflessi pavloviani» da una parte e dall’altra e invita a non dare peso alla lettera.
Accanto, ma non insieme, questi altoatesini. Tranne che in Provincia, dove il curiale Kompatscher è al potere dal 2023 grazie a un’inedita alleanza tra il suo partito germanofono, Fratelli d’Italia e la Lega. «Un bel paradosso - commenta Mazza - visto che la Svp si era sempre detta antifascista, proprio per la discriminazione subita dai germanofoni durante il regime, e l’Msi e i suoi eredi hanno sempre rivendicato l’Alto Adige come Italia, senza alcuna concessione all’autonomia che adesso invece FdI è pronta a rivedere». Sinner, intanto, tace e si prepara al primo incontro. Nella Bolzano ricca e divisa la polemica passerà presto. Molto più interesse per la storia dei patentini di bilinguismo, necessari per qualsiasi posto pubblico, che si è scoperto essere stati falsificati ad arte - genio italico e metodo germanico per una volta uniti - in almeno 25 casi.