Angelo Binaghi l’altro ieri ha convocato a Bologna i responsabili dei comitati regionali: per fare il punto, dopo il successo delle Atp finals. «Forse qualcuno pensava di festeggiare questa stagione da record. Fare un brindisi, prendersi qualche giorno di vacanza», dice il presidente della Federtennis.
Invece?
«Li ho rimandati a casa, di corsa: dobbiamo fronteggiare questa ondata di richieste di tennis e padel. Servono campi, strutture, maestri. Non c’è tempo per le celebrazioni: dobbiamo lavorare duro, ogni giorno. Per migliorare. È una filosofia “sinneriana”? Sì: ma la mettiamo in pratica da 20 anni, Jannik era ancora un bimbo. Poi è cresciuto, da solo, si è inserito in questo sistema: diventandone il leader perfetto».
L’Italia è pazza per il tennis.
«Anni fa siamo andati a chiedere soldi al governo per le Finals: in sostanza, ci dissero che eravamo pazzi e che la nostra non era una “politica sostenibile”, perché volevamo denaro pubblico per una disciplina “da ricchi”. Ora il paradi…
Angelo Binaghi l’altro ieri ha convocato a Bologna i responsabili dei comitati regionali: per fare il punto, dopo il successo delle Atp finals. «Forse qualcuno pensava di festeggiare questa stagione da record. Fare un brindisi, prendersi qualche giorno di vacanza», dice il presidente della Federtennis.
Invece?
«Li ho rimandati a casa, di corsa: dobbiamo fronteggiare questa ondata di richieste di tennis e padel. Servono campi, strutture, maestri. Non c’è tempo per le celebrazioni: dobbiamo lavorare duro, ogni giorno. Per migliorare. È una filosofia “sinneriana”? Sì: ma la mettiamo in pratica da 20 anni, Jannik era ancora un bimbo. Poi è cresciuto, da solo, si è inserito in questo sistema: diventandone il leader perfetto».
L’Italia è pazza per il tennis.
«Anni fa siamo andati a chiedere soldi al governo per le Finals: in sostanza, ci dissero che eravamo pazzi e che la nostra non era una “politica sostenibile”, perché volevamo denaro pubblico per una disciplina “da ricchi”. Ora il paradigma si è capovolto: restituiti con gli interessi i soldi allo Stato, usiamo il denaro “dei ricchi” — in gran parte stranieri — per aiutare le fasce più deboli a giocare a tennis. A scuola, nei club. Siamo i Robin Hood dello sport italiano».
Avete superato il calcio.
«Quando lo dicevo, 4-5 anni fa, mi davano dell’eretico. Oggi i dati sono incontestabili. A partire da quello sportivo, trainante: coi successi dei nostri atleti abbiamo surclassato il calcio, siamo 3 categorie sopra. Sulla consistenza, fanno fede i dati ufficiali mostrati a Torino l’altra settimana (19,6 milioni di appassionati, 6,5 di praticanti). E ci sono altri fattori finanziari e amministrativi che ora non posso rivelare».
Vi siete fatti un sacco di nemici.
«Siamo antipatici, ingombranti. Qualcuno pensa: il tennis sta crescendo troppo, esagera, e questo non va bene rispetto a federazioni che non riescono a sopravvivere, o a giganti storici. Ma un buon padre di famiglia dovrebbe riconoscere i successi dei figli, esaltarli: fare in modo che vengano recuperati tutti i soldi possibili dai “ricchi del mondo”, e usarli perché i meno fortunati facciano sport. Bisogna scegliere: premiare il metodo efficiente e utilizzarlo, o fare assistenzialismo e conservare».
Servivano 540 milioni per comprare i diritti del Masters di Madrid, e fare degli Internazionali d’Italia il quinto Slam. Progetto bocciato.
«Il Governo ha fatto investimenti incredibili per manifestazioni di 10 giorni. Ma non si scommette su un evento che, come Wimbledon, durerà un secolo e passa. Roma quest’anno ha avuto circa 400.000 paganti e un impatto economico sul territorio di un miliardo: senza un euro di contributo pubblico. Se diventasse uno Slam dovremmo moltiplicare per 3, come minimo. Appena abbiamo bussato, siamo subito stati “attenzionati”».
Non siete un po’ troppo succubi di Sinner?
«Mi piacerebbe rimanere succube di Jannik per altri 100 anni, o almeno fino a quando sarà questo Jannik. E cioè, a lungo».
Jannik e Musetti quest’anno hanno rinunciato: le piace la formula della Davis?
«Dobbiamo metterci d’accordo: deve premiare una nazione che lavora in profondità? O è solo uno show? Nel primo caso, si può pensare a 4 diversi singolaristi più un doppio per ogni nazione. O restiamo con la formula attuale: ma allora diamo (molti) punti Atp a chi partecipa, come con le Finals. Verranno tutti i migliori».
Il successo del tennis, la crisi del calcio.
«Agli inizi del Duemila abbiamo perso in Zimbabwe: la nostra Macedonia del Nord. Però quel crollo verticale ci ha dato la forza per radere tutto al suolo, e ricominciare da zero. Ero il più giovane presidente di una Federazione del Coni, 40 anni. Il calcio spera di evitare quel crollo con un miracolo: ma sarebbe solo un rinvio dei problemi. Per noi è stato meglio cadere velocemente: abbiamo cominciato a ricostruire prima. E non ce la siamo presa con gli allenatori: allora avevamo Barazzutti e ce lo siamo tenuto per altri 20 anni, non era lui il problema. Dovevamo avere la pazienza di aspettare i risultati delle nostre riforme».