BOLOGNA – Per qualche istante lo lasciano tutto solo in mezzo al campo. Se lo merita, Flavio Cobolli. Alza le braccia al cielo, i pugni stretti, la maglia azzurra delle Olimpiadi madida di sudore, di gioia. «Siamo campioni del mondo!», canta, e i diecimila di Bologna rispondono con quel coro – poporopopo – che da quasi vent’anni non si ascoltava più. Gli altri moschettieri lo abbracciano: l’Insal…