ROMA — Tre anni di differenza, praticamente coetanei. Nicola Pietrangeli rappresentava quello cui Gianni Clerici ambiva: essere un bicampione Slam, con i suoi due Roland Garros. Sono cresciuti insieme, si sono anche incrociati sul campo di tennis da giovani. Poi l’uno ha seguito le vicende dell’altro.
Nicola, può raccontarci Gianni Clerici?
«Un sentimento: gagliardo, come si dice a Roma. Gianni era Gianni. Come faccio a raccontarvelo? Solo chi l’ha conosciuto può capire la sua grandezza, non si riesce in poche righe».
Proviamoci, iniziando da quando siete cresciuti insieme.
«Sì, lui a Como e io a Roma, città diverse ma il tennis ci ha fatto incontrare. Ci conoscevamo da settant’anni. Aveva tre anni più di me, pensate che mi aveva anche battuto una volta, sul campo: credo fosse un match di prima categoria».
E poi lei è cresciuto...
«Vabbè, non è che diventiamo tutti Federer, manco io. Le strade hanno preso direzioni diverse, ma lui ha trovato il modo e ci ha seguito in tutto il mondo, …
ROMA — Tre anni di differenza, praticamente coetanei. Nicola Pietrangeli rappresentava quello cui Gianni Clerici ambiva: essere un bicampione Slam, con i suoi due Roland Garros. Sono cresciuti insieme, si sono anche incrociati sul campo di tennis da giovani. Poi l’uno ha seguito le vicende dell’altro.
Nicola, può raccontarci Gianni Clerici?
«Un sentimento: gagliardo, come si dice a Roma. Gianni era Gianni. Come faccio a raccontarvelo? Solo chi l’ha conosciuto può capire la sua grandezza, non si riesce in poche righe».
Proviamoci, iniziando da quando siete cresciuti insieme.
«Sì, lui a Como e io a Roma, città diverse ma il tennis ci ha fatto incontrare. Ci conoscevamo da settant’anni. Aveva tre anni più di me, pensate che mi aveva anche battuto una volta, sul campo: credo fosse un match di prima categoria».
E poi lei è cresciuto...
«Vabbè, non è che diventiamo tutti Federer, manco io. Le strade hanno preso direzioni diverse, ma lui ha trovato il modo e ci ha seguito in tutto il mondo, ha descritto le nostre gesta».
Con articoli, libri, telecronache. Tutti favolosi.
«Vogliamo parlare del suo libro, 500 anni di tennis? Credetemi, soltanto lui — nel mondo — poteva scrivere quel best seller, perché solo lui aveva i mezzi, letterari ed economici, per poter effettuare le ricerche che quel libro necessitava: lo immagino come una specie di Indiana Jones alla ricerca di manoscritti, quadri, opere d’arte antiche sulla racchetta. Come se avesse un sesto senso, una cosa che gli veniva naturale».
Una vita fenomenale, dunque.
«Mi piace pensare, ed è assolutamente così, che abbia avuto una vita piena. Che se la sia goduta alla grande con i tanti viaggi, la frequentazione di bella gente e i tanti riconoscimenti ricevuti».
Infatti ne condividete uno: siete entrambi nella Hall of Fame a Newport.
«Sì, mi ricordo quel giorno del suo ingresso nelle Leggende. Ora mi ha lasciato solo, e già mi manca...».
Di lei scriveva che era un inguaribile “tombeur des femmes”.
«Ehh... nei suoi libri c’è sempre stata una piccola sfida con me per le donne. Ma era gagliardo, e non gli si poteva che volere bene. Difficile trovare uno che gli volesse male».
Poi lo scriba si è trasformato in telecronista, con Rino Tommasi.
«Memorabili quelle loro telecronache, qualsiasi commento era accettato da tutti, e questo vuol dire che c’era un grande rispetto. Erano come Totò e Peppino».
Nicola, si percepisce il suo dolore.
«Eh... purtroppo, e lo dico per esperienza personale, a un certo punto le cose finiscono, ahinoi la storia finisce. Sarà una frase banale lo so, ma non avere più Gianni in giro è una gran perdita: lui era un genialoide, gli riuscivano delle cose in modo davvero creativo. Un altro come lui sarà difficile che nasca».
(Intervista del 6 giugno 2022)