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L’addio a Pietrangeli: la camera ardente in campo tra racchette, la Coppa Davis e My way

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Una commemorazione sul campo che porta il suo nome al Foro italico e solo una breve benedizione religiosa
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ROMA – La mattina presto davanti al “Nicola Pietrangeli” c’era un banco di nebbia scozzese, solo più tardi è sbucato un po’ di sole. Non pioveva, quindi l’addio si è potuto celebrare, come voleva lui, all’aperto anche a dicembre, nello stadio che porta il suo nome. Con la bara sul campo di terra battuta, la coppa Davis appena vinta a Bologna, le sue racchette appoggiate accanto alla foto di Susanna Artero, madre dei suoi tre figli. Un addio malinconico, ma anche divertente, di lacrime e risate, perché come si fa a non ridere quando viene ricordato il suo scetticismo sulla reincarnazione, sul ritrovarsi magari in Giappone a fare non si sa cosa. Prima del funerale religioso nella chiesa della Gran Madre di Dio, col Principe Alberto di Monaco che ricorda come «lui sia sempre stato presente nei momenti importanti della mia vita», con il sacerdote Don Renzo che nell’omelia quasi scherza «amava avere l’ultima parola e finalmente potrà dirla al Signore», si è svolto al Foro Italico un incont…

ROMA – La mattina presto davanti al “Nicola Pietrangeli” c’era un banco di nebbia scozzese, solo più tardi è sbucato un po’ di sole. Non pioveva, quindi l’addio si è potuto celebrare, come voleva lui, all’aperto anche a dicembre, nello stadio che porta il suo nome. Con la bara sul campo di terra battuta, la coppa Davis appena vinta a Bologna, le sue racchette appoggiate accanto alla foto di Susanna Artero, madre dei suoi tre figli. Un addio malinconico, ma anche divertente, di lacrime e risate, perché come si fa a non ridere quando viene ricordato il suo scetticismo sulla reincarnazione, sul ritrovarsi magari in Giappone a fare non si sa cosa. Prima del funerale religioso nella chiesa della Gran Madre di Dio, col Principe Alberto di Monaco che ricorda come «lui sia sempre stato presente nei momenti importanti della mia vita», con il sacerdote Don Renzo che nell’omelia quasi scherza «amava avere l’ultima parola e finalmente potrà dirla al Signore», si è svolto al Foro Italico un incontro di amici e amiche, pronti a ricordare come Nicola fosse capace di recitare barzellette pure nel momento dell’ingresso in sala operatoria.

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Il tavolo al Circolo Canottieri

«Diceva che le donne devono giocare le palle corte, e Lea Pericoli rideva, assicurando che tante partite le aveva vinte coi suoi consigli» ricorda Tathiana Garbin capitana della nazionale di BJK Cup. «Se potesse protesterebbe dalla bara, direbbe di spostarla più in là, e che la musica è troppo bassa» ride ed è commosso allo stesso tempo il figlio Marco. «Giocavo come linebacker del football americano nei Grizzlies, un giorno papà venne a una partita e vide che i nostri avversari avevano 5 americani, noi uno solo. Alzò la voce: “L’anno prossimo voglio una squadra con 50 italiani”. Trovò lo sponsor e mise su la squadra. Al circolo Canottieri Roma invece aveva il suo tavolo della Peppa con gli amici che gli davano sempre la carta perdente». Per ore scorrono i brani di Charles Aznavour, e in attesa del gran finale della commemorazione in cui partirà My Way di Frank Sinatra, l’altro figlio Filippo ricorda come una volta il padre gli chiese di andare al concerto dello chansonnier francese con due vinili: «Chiese la dedica, in genere era lui che faceva gli autografi agli altri».

Emozioni e ricordi

In una giornata in cui si sono presentati gli ultimi due presidenti del Coni, Buonfiglio e Malagò, il ministro Abodi, poi Carraro, Montezemolo, Amato, Casini, oltre a Panatta, Zugarelli, il capitano di Davis Volandri, Fognini alla messa, la famiglia Pietrangeli ha molto apprezzato le parole del presidente Mattarella: «Avevano un ottimo rapporto» spiega Marco, «in forma privata è arrivato un messaggio anche quando è venuto a mancare mio fratello Giorgio». Tra emozioni e ricordi, resta l’incognita su quel che avrebbe espresso Jannik Sinner alla famiglia: «Al momento non ho visto nulla» sostiene Marco, «magari il portiere ci consegnerà qualcosa» .

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