«Sono arrivato a odiarlo, il tennis. Ma poi, ho capito. Adesso ho solo bisogno di giocare, di scendere in campo. Per tornare quello di 5 anni fa». In una recente intervista, Matteo Berrettini – che ha dato forfait agli Australian Open al via domani per un nuovo fastidio agli addominali – confessava i suoi tormenti passati ma anche la speranza, la determinazione di venire a capo d’una carriera straordinaria e però così sfortunata. Dopo la finale di Wimbledon del 2021, perduta con Djokovic, è cominciato un calvario di infortuni. I muscoli addominali, la schiena: dicono che la ragione possa essere uno sviluppo asimmetrico da adolescente, un tronco troppo robusto rispetto alle lunghe gambe. O forse, è solo il destino.
«Il desiderio di giocare…
«Sono arrivato a odiarlo, il tennis. Ma poi, ho capito. Adesso ho solo bisogno di giocare, di scendere in campo. Per tornare quello di 5 anni fa». In una recente intervista, Matteo Berrettini – che ha dato forfait agli Australian Open al via domani per un nuovo fastidio agli addominali – confessava i suoi tormenti passati ma anche la speranza, la determinazione di venire a capo d’una carriera straordinaria e però così sfortunata. Dopo la finale di Wimbledon del 2021, perduta con Djokovic, è cominciato un calvario di infortuni. I muscoli addominali, la schiena: dicono che la ragione possa essere uno sviluppo asimmetrico da adolescente, un tronco troppo robusto rispetto alle lunghe gambe. O forse, è solo il destino.
«Il desiderio di giocare è sempre fortissimo»
A novembre, la maglia azzurra e la “chimica speciale” con Flavio Cobolli, il successo in Davis a Bologna, gli avevano restituito la voglia di lottare, l’ambizione, l’allegria: «Una spinta ulteriore. Perché dentro di me il desiderio è sempre fortissimo: ho quasi trent’anni e gioco da quando ne avevo 7, con la stessa passione di allora». Ieri, appena ha deciso di annullare il match di preparazione in programma proprio con l’amico Cobolli, tutti hanno pensato la stessa cosa. Non si è presentato alla conferenza stampa del Melbourne Park, i sospetti sono diventati certezza: «Mi spiace davvero di dovermi ritirare dal torneo. Mi è sempre piaciuto giocare qui, sentire l’incredibile sostegno del pubblico. Grazie per la fantastica organizzazione, spero di rivedervi tutti presto».
The Hammer, sfortunato anche nel sorteggio
Ventinove anni, attuale numero 56 del ranking Atp. The Hammer, il martello. A Melbourne era già stato sfortunato anche nel sorteggio, opposto all’eroe locale, l’australiano De Minaur, testa di serie numero 6 e – per uno con lo stile di Matteo – il peggior avversario possibile: Alex è uno che corre come un matto da una parte all’altra del campo, di sicuro avrebbe cercato di sfinire fisicamente il campione romano. I due si erano incontrati l’ultima volta nei quarti di finale a Vienna, in ottobre, e il “canguro” aveva vinto abbastanza nettamente.
Australian Open, subito in campo Cobolli e Paolini. Debutta anche Alcaraz. Dove vedere i match in tv
Rinato in maglia azzurra: «Che emozioni a Bologna!»
Il 2025 si era rivelato un’altra una stagione abbastanza tormentata, dopo un incoraggiante inizio primaverile con la vittoria a Montecarlo su Zverev (seguita però dall’eliminazione negli ottavi, avversario Musetti). Fino a giugno, come preparatore atletico era stato seguito Umberto Ferrara, poi tornato nello staff di Sinner. La sconfitta al primo turno di Wimbledon, al quinto set col polacco Majchrzak. E prima ancora, la delusione per i tanto attesi Internazionali d’Italia – il Foro Italico è casa sua – quando nuovamente si era arreso ai muscoli troppo fragili, il ritiro nel match col norvegese Ruud. Forse era stato troppo generoso e imprudente, quel doppio in una serata umida col fratello Jacopo. Era tornato in tempo per la Davis, riaccendendo il cuore suo e di tutti i tifosi italiani: «Mi piace giocare per la squadra, la maglia azzurra ti regala emozioni incredibili».
L’allenatore: «Alla fine, riuscirà a venirne fuori»
A dicembre si era allenato a Dubai. «L’ho visto magro, in forma, pieno di entusiasmo», aveva certificato Paolo Bertolucci. Il grande lavoro insieme al coach Alessandro Bega, l’ingresso nello staff tecnico dello svedese Thomas Enqvist. Aveva appena superato lo statunitense Learner Tien, fresco vincitore della Next Gen, al Kooyong Classic. Il sorriso si era però speso il giorno dopo davanti all’olandese Tristan Schoolkate. Agli Australian Open il suo posto sarà preso dal trentenne statunitense Mackenzie McDonald, battuto nel terzo match delle qualificazioni dal canadese Liam Draxl. «La vita non può essere sempre fatta di momenti felici», diceva Matteo due mesi fa, a Bologna. Rientrerà a Montecarlo, con calma ricomincerà caparbiamente a prepararsi per il prossimo torneo. Di lui, Alessandro Bega aveva raccontato a Repubblica: «Il suo aspetto migliore è che, alla fine, ne viene sempre fuori». Berrettini non molla. Deve tornare a sorridere, se lo merita.