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Australian Open, Djokovic: “Se sto bene posso battere chiunque. Il ritiro? Ora non ci penso”

Novak Djokovic (reuters)

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La fiducia del campione serbo alla vigilia dello Slam di Melbourne: “Non vedo l’ora di ritrovare Sinner”
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«Era il 2005, per la prima volta mi qualificai per uno Slam: all’esordio giocai in sessione serale sulla Rod Laver Arena contro Marat Safin, che poi vinse il torneo». Novak Djokovic, 39 anni a maggio, 21 presenze e 10 vittorie agli Australian Open. «Un viaggio lungo, ma ricco di successi. Questo è stato il mio Slam più vincente e ho sempre amato giocare a Melbourne. Non a caso lo chiamano “Happy Slam”».

Aveva chiuso la passata stagione ad Atene, battendo in Musetti in finale e rinunciando alle Atp finals. Sono trascorsi due mesi e mezzo.

«Mi sono preso una pausa e ho dedicato più tempo alla ricostruzione del fisico, perché negli ultimi anni ho capito che per me questo processo richiede più tempo, così come il recupero. Purtroppo, ho avuto un piccolo contrattempo che mi …

«Era il 2005, per la prima volta mi qualificai per uno Slam: all’esordio giocai in sessione serale sulla Rod Laver Arena contro Marat Safin, che poi vinse il torneo». Novak Djokovic, 39 anni a maggio, 21 presenze e 10 vittorie agli Australian Open. «Un viaggio lungo, ma ricco di successi. Questo è stato il mio Slam più vincente e ho sempre amato giocare a Melbourne. Non a caso lo chiamano “Happy Slam”».

Aveva chiuso la passata stagione ad Atene, battendo in Musetti in finale e rinunciando alle Atp finals. Sono trascorsi due mesi e mezzo.

«Mi sono preso una pausa e ho dedicato più tempo alla ricostruzione del fisico, perché negli ultimi anni ho capito che per me questo processo richiede più tempo, così come il recupero. Purtroppo, ho avuto un piccolo contrattempo che mi ha impedito di giocare il torneo di Adelaide. Però qui a Melbourne, finora, sta andando tutto molto bene. Ovviamente ogni giorno c’è sempre qualche piccolo acciacco».

Obiettivo, la vittoria numero 25 in uno Slam: si può (ancora) fare?

«Se ne parla molto, sì, ma preferisco concentrarmi su ciò che ho già fatto, non su quello che potrei fare. Spero che arrivi anche il 25°, ma 24 non è certo un brutto numero: devo apprezzarlo e ricordarmi la carriera straordinaria che ho avuto. E devo anche togliere un po’ di pressione inutile. Le aspettative ci sono sempre, ma non credo che pensare in termini di “ora o mai più” mi aiuti a rendere al meglio. Anzi. Sono semplicemente grato di avere un’altra opportunità, soprattutto qui, dove ho vinto 10 Slam e sono sempre arrivato in fondo: semifinali negli ultimi anni, nel 2024 e nel 2025. L’anno scorso ho battuto Carlos ai quarti. Se sto bene fisicamente e riesco a mettere insieme tutti i pezzi, posso battere chiunque».

Pure Jannik e Carlitos?

«È chiaro che Sinner e Alcaraz, in questo momento, stanno giocando a un livello superiore rispetto a tutti gli altri. È un dato di fatto. Ma non significa che altri non possano avere delle opportunità. Io credo sempre nelle mie possibilità, in ogni torneo, e in particolare qui».

A maggio compirà 39 anni. Ma non pensa al ritiro?

«Mi chiedono spesso quando arriverà il momento di smettere: non voglio pensarci adesso. Sono qui, sto competendo. Quando quella decisione maturerà davvero nella mia testa, ve lo dirò. E allora, potremo parlare di un tour d’addio. Ma ora sono ancora numero 4 del mondo, competitivo ai massimi livelli: non vedo il motivo di spostare l’attenzione su quel tema».

Cos’ha di speciale, Novak Djokovic, per reggere oggi il confronto con “quei” due?

«A essere sincero, mi manca un po’ di esplosività nelle gambe per competere con loro nelle fasi finali di uno Slam. Ma sto dando il massimo, come ho fatto nel 2025, e penso di averli messi in difficoltà nel loro percorso verso il titolo. Ho perso tre Slam su quattro contro Sinner o Alcaraz. Non serve lodarli troppo: sappiamo quanto sono forti e meritano pienamente la loro posizione. Io cerco ancora di restare nel gruppo. Essere numero 4 senza ossessionarmi con il ranking è comunque un grande risultato, e ovviamente una buona classifica aiuta nei primi turni».

Djokovic e Sinner 

Qual è l’obiettivo minimo, a Melbourne?

«Il mio approccio agli Slam non cambia: la priorità è prendermi cura del mio corpo, trattare ogni partita come una finale, ma allo stesso tempo gestire le energie, costruire slancio e, se possibile, arrivare di nuovo in fondo per affrontarli».

Sinner in semifinale, Alcaraz nell’eventuale finale.

(sorride) «Jannik mi piace, molti dicono possa essere il mio erede: non vedo l’ora di incontrarlo di nuovo. E poi, chissà».

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