Adesso Jannik ha un servizio impressionante, molto più solido rispetto alla sconfitta con Alcaraz agli Us Open. Sarebbe uno shock, non vederlo in finale». Lui lo sa, come si vincono gli Australian Open: in carriera gli è riuscito due volte, proprio come a Sinner. «E a questo punto, mi sa proprio che rischio di essere superato». “Big Jim” Courier vanta due successi anche al Roland Garros, ha raggiunto la finale di Wimbledon e New York. Per 58 settimane è stato il numero 1 del mondo. A 55 anni, alla Rod Laver Arena di Melbourne prende in mano il microfono e intervista i campioni, talent di Eurosport (che trasmette l’Australian Open su Hbo Max e Discovery+). Giura di non avere mai visto così efficace l’italiano: merito del suo nuovo modo di battere, dice. «Ha cambiato il lancio di palla dopo quella giornata negativa negli Usa: da allora è stato un giocatore completamente diverso al servizio, e questo gli dà un vantaggio negli scambi». Il campione americano lo riempie di complimenti: per …
Adesso Jannik ha un servizio impressionante, molto più solido rispetto alla sconfitta con Alcaraz agli Us Open. Sarebbe uno shock, non vederlo in finale». Lui lo sa, come si vincono gli Australian Open: in carriera gli è riuscito due volte, proprio come a Sinner. «E a questo punto, mi sa proprio che rischio di essere superato». “Big Jim” Courier vanta due successi anche al Roland Garros, ha raggiunto la finale di Wimbledon e New York. Per 58 settimane è stato il numero 1 del mondo. A 55 anni, alla Rod Laver Arena di Melbourne prende in mano il microfono e intervista i campioni, talent di Eurosport (che trasmette l’Australian Open su Hbo Max e Discovery+). Giura di non avere mai visto così efficace l’italiano: merito del suo nuovo modo di battere, dice. «Ha cambiato il lancio di palla dopo quella giornata negativa negli Usa: da allora è stato un giocatore completamente diverso al servizio, e questo gli dà un vantaggio negli scambi». Il campione americano lo riempie di complimenti: per lui, il gran favorito è proprio Jannik. «È rarissimo vederlo in difficoltà, considerando quanto sia stato costante nelle ultime stagioni. Ha automatizzato tutti i colpi. Sceglie sempre le soluzioni giuste, è incredibile in difesa e poi, quando passa all’attacco, ha una raffica di colpi a disposizione da qualsiasi zona del campo».
Il servizio di Sinner
Ma tutto, insiste “Big Jim”, passa dal primo fondamentale. Il servizio. Le statistiche del match d’esordio con Hugo Gaston sono relative, viste le condizioni fisiche precarie del francese. I numeri però sono quelli, e in buona parte replicano le percentuali che Sinner aveva già fatto vedere durante la cavalcata vincente alle Atp Finals di Torino. Nell’ultimo atto con Carlitos a New York, l’azzurro aveva messo dentro solo il 48% di prime palle. Due mesi dopo, nel capoluogo piemontese, il cambiamento era già evidente: 73% di prime palle, l’84% vincenti (e il 63% di punti vincenti sulla seconda di servizio). Nel primo turno qui a Melbourne, coi motori ancora da scaldare, le prime palle sono state il 64% (83% vincenti). «È da sempre un fondamentale su devo migliorare: ci stiamo concentrando dall’autunno, abbiamo lavorato moltissimo in inverno», spiega Jannik. «È l’unico colpo in cui possiamo fare tutto da soli, e c’è ancora parecchio margine di crescita». Il movimento è cambiato. «Prima era troppo veloce all’inizio, ora è un po’ più lento. Anche il lancio di palla prima era più in avanti, e leggermente a destra. Ora un po’ più arretrato, e sopra la testa». Il supercoach Darren Cahill ha chiesto al suo allievo di non dare tregua agli avversari, di togliere loro il fiato. «Oggi è diverso anche il ritmo, del servizio». Nella sua ricerca ossessiva del miglioramento, l’azzurro non è soddisfatto. «A volte lo perdo ancora: sul servizio non mi sento sempre molto sicuro. Ma continuiamo a lavorarci. È uno dei colpi più importanti che abbiamo, se non il più importante, perché può darti tantissimi vantaggi. Vedremo come andrò nel corso di questa stagione».