Sinner, i segreti per allenare la mente: il kit per restare sempre concentrato
dal nostro inviato Massimo CalandriMelbourne – «Il tennis è un gioco mentale». Anche un anno fa, contro il danese Rune, Jannik era stato a un passo dal crollo. Come si è salvato? In entrambi i casi, abbandonando il campo per ragioni eccezionali: il malore del 2025, ieri la sospensione della partita per troppo caldo con Spizzirri avanti di un break nel terzo set (3-1) dopo aver vinto un set a testa. E proprio la testa in quei minuti di stop ha fatto la differenza. La allena da almeno 5 anni. «Se avessi ceduto alle emozioni, sarebbe andata diversamente. Ma sono rimasto calmo e positivo». Clic. Alla ripresa ha vinto il set, poi l’incontro.
Ceccarelli, l’allenatore della mente
«Abbiamo cominciato a lavorare che era un ragazzino». Riccardo Ceccarelli è l’uomo c…
Melbourne – «Il tennis è un gioco mentale». Anche un anno fa, contro il danese Rune, Jannik era stato a un passo dal crollo. Come si è salvato? In entrambi i casi, abbandonando il campo per ragioni eccezionali: il malore del 2025, ieri la sospensione della partita per troppo caldo con Spizzirri avanti di un break nel terzo set (3-1) dopo aver vinto un set a testa. E proprio la testa in quei minuti di stop ha fatto la differenza. La allena da almeno 5 anni. «Se avessi ceduto alle emozioni, sarebbe andata diversamente. Ma sono rimasto calmo e positivo». Clic. Alla ripresa ha vinto il set, poi l’incontro.
Ceccarelli, l’allenatore della mente
«Abbiamo cominciato a lavorare che era un ragazzino». Riccardo Ceccarelli è l’uomo che a Viareggio ha inventato la «palestra della mente», partendo da un semplice presupposto: il cervello può essere allenato come un bicipite. «Invece dei manubri facciamo usare all’atleta dei videogiochi (meglio se con rumori di sottofondo, confusione): testiamo attenzione, capacità cognitiva, concentrazione, automatismi, focalizzazione. Incrociamo i risultati con altri parametri, come si farebbe per una corsa sotto sforzo: battiti, capacità di recupero. Una équipe di psicologi analizza. Arriviamo a capire oggettivamente dove si può migliorare. E lavoriamo per “pulire” la mente». Jannik ha evocato Ceccarelli alla vigilia degli Australian Open: «In questo periodo non sono stato nella sua palestra, ma siamo rimasti in contatto costante. Ho il mio kit: se ho bisogno, lo uso. Per migliorare».
Una organizzazione perfetta
Se è particolarmente stanco o nervoso — sarà successo anche dopo il match vinto con Spizzirri — Sinner avvia sul pc il programma personalizzato. Ha una fascia sulla fronte collegata a dei sensori. Un cardiofrequenzimetro misura i battiti. Sullo schermo appare un circuito di Formula 1, visto dall’alto. La sua macchina è quella di colore rosso. Parte la gara. Per vincere, deve solo restare concentrato sull’auto. E svuotare il cervello. Con lui ci sono Cahill e Vagnozzi: parlano ad alta voce, scherzano. Non li sente, non deve. C’è solo la macchina rossa. Se si distrae la vettura rallenta. Se rimane focalizzato, accelera. Al traguardo, verifica il tempo impiegato. E a che velocità andava il suo cuore. Il mental kit contiene mille altri esercizi. Per allenare la testa di Jannik e renderlo impermeabile alle emozioni. Per fare in modo che i gesti, le risposte alle sollecitazioni, siano il più automatiche possibile. Anche — soprattutto — quando è a un passo da crollare.
Il prototipo del campione moderno
«Stavo facendo fatica, sono riuscito a cambiare punto di vista. È un lavoro continuo, si impara sempre qualcosa di più: l’esperienza in ottobre a Shanghai (si arrese a Griekspoor, vittima dei crampi, ndr) mi ha aiutato», confessa l’azzurro. Secondo Ceccarelli, è il prototipo del campione moderno. «Non si accontenta mai. Fa sempre delle autoanalisi impressionanti: ha 24 anni, ma sembra ne abbia il doppio. Spesso sono io che imparo da lui. Ha una straordinaria capacità di conoscersi, continua ad aumentare il suo bagaglio culturale. Dopo la sconfitta in finale a Parigi ha confessato di non aver dormito per un po’, ma non ha accampato scuse: è umile, intelligente. È tornato più forte di prima».
La polemica di Spizzirri
In Australia ci sono stati quei pochi — fondamentali — minuti necessari a resettare. Merito dell’Extreme heat Protocol, introdotto per tutelare la salute dei tennisti: secondo una scala di valori ufficiali, quando per il caldo si raggiunge il livello 5 nero, la partita va sospesa. Ieri a un certo punto tutti i match sono stati fermati: c’erano 39 gradi. Alla Rod Laver, chiusa la copertura, grazie all’aria condizionata la temperatura è scesa sotto il livello di allerta. Eliot Spizzirri, l’avversario di Jannik, era a un passo dall’impresa e ci è rimasto malissimo. «Non so se Sinner sia stato davvero salvato dai due stop: però il tempismo è stato piuttosto buffo, visto che mi ero appena portato sul 3-1». L’italiano si prendeva un sacco di tempo nel battere. «È stato fortunato. Ma è esperto. Fortissimo». E col dito, indica la testa.