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Sinner e Musetti, attenti a quei due: differenze degli azzurri alla conquista degli Australian Open

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Uno riflessivo e calmo, l’altro esuberante e incontenibile
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Melbourne – Jannik e Lorenzo. Uno, al termine della partita non vede l’ora di scappare via: «Lontano dal casino, dalla gente. Ho bisogno di dormire». L’altro, non la smette più di parlare: e gli dispiace, che in Italia sia ancora l’alba. «Però adesso prendo il telefono: sveglio tutti, giuro». Poi si commuove perché sente la mancanza di casa, dove lo aspettano Veronica e i bimbi: Ludovico e Leandro, nato a fine novembre («Nelle prime settimane non mi ha fatto chiudere occhio»). Invece il primo è fidanzato con la modella Laila Hasanovic: a Melbourne non si è vista, almeno per ora.

Lontani e diversi

Quei due sono così diversi: in campo, fuori. In questi giorni, anche nell’espressione del viso. Sinner quando accelera sembra «ingiocabile», troppo forte per gli avversari: eppure è come incerto, dubbioso. Guarda in basso. Musetti? Gliela leggi negli occhi e nei gesti, quella gioia che straripa. Un’energia giocosa.

Domani è tempo di quarti di finale: Australian Open, primo Slam della sta…

Melbourne – Jannik e Lorenzo. Uno, al termine della partita non vede l’ora di scappare via: «Lontano dal casino, dalla gente. Ho bisogno di dormire». L’altro, non la smette più di parlare: e gli dispiace, che in Italia sia ancora l’alba. «Però adesso prendo il telefono: sveglio tutti, giuro». Poi si commuove perché sente la mancanza di casa, dove lo aspettano Veronica e i bimbi: Ludovico e Leandro, nato a fine novembre («Nelle prime settimane non mi ha fatto chiudere occhio»). Invece il primo è fidanzato con la modella Laila Hasanovic: a Melbourne non si è vista, almeno per ora.

Lontani e diversi

Quei due sono così diversi: in campo, fuori. In questi giorni, anche nell’espressione del viso. Sinner quando accelera sembra «ingiocabile», troppo forte per gli avversari: eppure è come incerto, dubbioso. Guarda in basso. Musetti? Gliela leggi negli occhi e nei gesti, quella gioia che straripa. Un’energia giocosa.

Domani è tempo di quarti di finale: Australian Open, primo Slam della stagione. Il numero 2 del mondo affronta l’americano Ben Shelton. Per il carrarino c’è Novak Djokovic: se lo batte, comunque vada a finire questo torneo lunedì prossimo diventa il 4, ma se per caso Zverev non va oltre le semifinali sarà il numero 3. Eccoli, i gioielli che tutto il mondo sportivo ci invidia. Così giovani (24 e 23 anni) che chissà quante gioie ci regaleranno ancora. Ognuno a modo suo.

Jannik ha bisogno di riposare

Ieri c’era qualcosa di strano nel comportamento dello staff di Jannik, nel box della Margaret Court Arena: quando il campione altoatesino è stato costretto al tie-break, dopo i primi 2 set vinti con Darderi, sembravano molto preoccupati. «Invece io ero tranquillo», sostiene Sinner. «È vero che nel tennis tutto può cambiare in un attimo, ma andare avanti nel match non sarebbe stato un problema. Avevo forse perso qualche occasione di chiuderlo prima, però sono stato comunque solido. E sto benissimo».

Il pensiero corre a quella crisi muscolare nell’incontro con Spizzirri, quando sembrava sul punto di abbandonare e Cahill gli ripeteva: «Respira profondamente, vai avanti!». Non si riesce a capire, cosa gli succeda: il caldo, l’umidità, lo stress? L’altro giorno lui stesso ha confermato di essere stato «fortunato»: dopo la breve sospensione per il troppo calore, ha ripreso come se nulla fosse. Mistero. «Ora devo solo recuperare. Mangiare bene, riposare». Lontano dalla confusione.

Oggi annunciati oltre 40 gradi

Oggi dovrebbe essere una giornata torrida: nel pomeriggio si annunciano 41 gradi. «Mi allenerò su un campo indoor». E a porte chiuse, con l’aria condizionata. È il campione in carica, ma non tutti gli australiani tifano per lui. Anzi. Hanno chiesto a Shelton un commento sulla prossima sfida, rivincita della semifinale del 2025 («Spero finisca diversamente»): quando è stato pronunciato il nome di Sinner, si sono alzati degli ululati di disapprovazione.

Musetti contro l’incubo Djokovic

Musetti ha messo a segno 13 ace e l’84% di vincenti con la prima, nella vittoria degli ottavi con Fritz. «Ho migliorato molto il mio servizio. Ma c’è molto di più: un tempo stavo sulla difensiva, ora sono io che gestisco lo scambio». Con l’arrivo di un nuovo tecnico, lo spagnolo José Perlas, che si è unito allo storico allenatore, Simone Tartarini, ha fatto un ulteriore passo in avanti. «E sto facendo l’abitudine, a questi livelli: mi dà molta sicurezza, dal punto di vista fisico e mentale».

Però Djokovic ha vinto 10 volte a Melbourne, e gli scontri diretti sono 9-1 per il serbo. «A novembre, nella finale di Atene, gli sono stato molto vicino. Affrontarlo è sempre una lezione, e un onore: sarà una sfida molto dura». Novak è quello che nel torneo australiano ha speso meno energie, approfittando pure del ritiro di Mensik negli ottavi: non ha ancora perso un solo set. Lorenzo, al contrario, ha giocato più di tutti: 12 ore e 26 minuti (Jannik, dopo “Djoko”, dovrebbe essere il più fresco: 8 ore e 51 minuti, 21 in meno di Ben). «Stanco? Sono carico a mille», sorride Musetti. Che 10 anni fa a Melbourne vinse lo Slam junior. «E quando negli impianti della National Tennis Centre ho visto la mia fotografia di allora, negli occhi di quel ragazzino ho riconosciuto il sogno di essere dove mi trovo oggi». Ognuno a modo suo, Jannik e Lorenzo: gioielli diversi.

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