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Binaghi, azzurro felice: “Sinner un Djokovic 2.0, Musetti crescerà ancora”

Jannik Sinner (agf)

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Il presidente della federtennis a Melbourne per seguire la semifinale degli Australian Open tra Jannik e il campione serbo
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MELBOURNE – Jannik dice che da Novak c’è sempre da imparare. Gli scommettitori invece dicono che il ragazzo ha imparato abbastanza: lo danno così vincente, nella semifinale in programma alle 9.30 italiane, che se metti un dollaro australiano vinci meno di 10 centesimi. Angelo Binaghi, presidente della Federtennis che oggi sarà alla Rod Laver Arena, non punta: per via del ruolo istituzionale, e per scaramanzia. Ma conferma: «Quando Sinner ha deciso di diventare il migliore del mondo, si è ispirato a Djokovic: non aveva la forza e la potenza di Nadal, neppure la classe cristallina di Federer. Per genetica e cultura, ha scelto il metodo: come il serbo. Non ne ha ancora la tenuta fisica, è giovane e può allenarla. In compenso, ha una velocità di palla che l’altro non possiede. È un Novak 2.0». Con la stessa rabbia dentro. «No, la sua è determinazione pura. Ha fatto del lavoro la propria etica. Vuole continuare a migliorare. Imparare. Non solo dal punto di vista sportivo e agonistico. Anch…

MELBOURNE – Jannik dice che da Novak c’è sempre da imparare. Gli scommettitori invece dicono che il ragazzo ha imparato abbastanza: lo danno così vincente, nella semifinale in programma alle 9.30 italiane, che se metti un dollaro australiano vinci meno di 10 centesimi. Angelo Binaghi, presidente della Federtennis che oggi sarà alla Rod Laver Arena, non punta: per via del ruolo istituzionale, e per scaramanzia. Ma conferma: «Quando Sinner ha deciso di diventare il migliore del mondo, si è ispirato a Djokovic: non aveva la forza e la potenza di Nadal, neppure la classe cristallina di Federer. Per genetica e cultura, ha scelto il metodo: come il serbo. Non ne ha ancora la tenuta fisica, è giovane e può allenarla. In compenso, ha una velocità di palla che l’altro non possiede. È un Novak 2.0». Con la stessa rabbia dentro. «No, la sua è determinazione pura. Ha fatto del lavoro la propria etica. Vuole continuare a migliorare. Imparare. Non solo dal punto di vista sportivo e agonistico. Anche rispetto all’alimentazione. Al mentale. Alla comunicazione».

Binaghi: “Gli italiani amano Sinner”

Veramente, sul piano della comunicazione Alcaraz sembra vincere 6-0, 6-0: qui la gente stravede per lo spagnolo. «Perché il pubblico in genere tifa il più estroso, l’artista che pennella, o che magari perde le staffe e fa un po’ di teatro: sceglie Federer al posto di Djokovic, McEnroe e non Borg, Panatta invece di Barazzutti. Però il tennis che Jannik ha offerto l’altro giorno, con un Ben Shelton che ha giocato alla grande, è stato semplicemente straordinario. E comunque, negli anni Jannik ha vinto certe timidezze: è diventato un personaggio, gli italiani lo amano».

Novak Djokovic 

Sinner e l’incognita crampi

C’è sempre quella misteriosa incognita legata alle crisi improvvise di crampi. «È giusto affronti col suo staff tutte le cose che possono eventualmente essere collegate: mentale, alimentazione, allenamenti. Non dimentichiamo però che viene dall’Alto Adige, non da Murcia o dalla Sardegna. Ha un Dna e una predisposizione diversi: non è naturalmente abituato a certe temperature, umidità. È come gettare in mare un alpino, o un marinaio in Lapponia. Avrebbe bisogno di giocare sempre indoor, comunque dove non ci sono condizioni al limite della sopravvivenza. Quando lo portano su terreni su cui non è ancora pronto, deve cercare di ridurre al minimo le conseguenze».

Il no di Sinner alla Davis

Sulla preparazione, una certezza: nessuno si applica come lui. Ha pure rinunciato alla Davis, e l’impressione è che dirà di no all’azzurro anche quest’anno. «Purtroppo ha fatto bene a non farla, per prepararsi meglio. Mi sembra comunque che a Bologna ce la siamo cavata dignitosamente, o no? Ha già vinto due Insalatiere d’argento. Piuttosto, questo potrebbe essere finalmente l’anno con un Musetti protagonista».

Lorenzo Musetti 

Il messaggio di Binaghi a Musetti

Lorenzo: che dolore, il ritiro con Novak. «Gli ho mandato subito un messaggio sul telefonino, che più o meno diceva così: “È difficile che tu riesca a riflettere bene in questo momento, ma prendi tutto il buono che ci hai fatto vedere: e tienitelo stretto. Il tuo livello è questo. E hai ancora margini di miglioramento”. Sì, può ancora crescere». Nel servizio, ad esempio. «Esatto. Nei turni precedenti ha finito per correre troppo e stancarsi, perché quello non è ancora un colpo all’altezza di Jannik e Carlitos. Può alzare ancora il livello. Se Sinner lo fa dal punto di vista fisico, allora Musetti può imitarlo con la battuta: sono ottimista, perché parliamo delle sole due cose su cui un tennista può continuare a lavorare fino a quarant’anni».

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