Melbourne – Ha gli occhi rossi. Molto rossi. Se li è stropicciati dopo quel rovescio finito fuori: quando all’improvviso ha capito la differenza tra un campione e un mito. Forse ha pianto. Era accaduto anche a Parigi, ma non vuole si sappia. L’espressione smarrita, la voce bassa: «Fa male, questo è sicuro».
Il sogno Grand Slam sfumato alle 2 di notte
È la sua unica certezza, alle 2 di una notte d’estate australiana in cui non è più riuscito a prendere sonno, Jannik Sinner. Questo era il suo torneo preferito. Era tutto apparecchiato per il terzo successo consecutivo. Il primo passo verso il sogno del Grand Slam. Ora, potrà solo inseguire. «Ho avuto delle buone possibilità, in partita ho fatto alcune scelte: altre volte è andata bene, questa sera no». Davanti aveva qualcuno che dicono si sia cost…
Melbourne – Ha gli occhi rossi. Molto rossi. Se li è stropicciati dopo quel rovescio finito fuori: quando all’improvviso ha capito la differenza tra un campione e un mito. Forse ha pianto. Era accaduto anche a Parigi, ma non vuole si sappia. L’espressione smarrita, la voce bassa: «Fa male, questo è sicuro».
Il sogno Grand Slam sfumato alle 2 di notte
È la sua unica certezza, alle 2 di una notte d’estate australiana in cui non è più riuscito a prendere sonno, Jannik Sinner. Questo era il suo torneo preferito. Era tutto apparecchiato per il terzo successo consecutivo. Il primo passo verso il sogno del Grand Slam. Ora, potrà solo inseguire. «Ho avuto delle buone possibilità, in partita ho fatto alcune scelte: altre volte è andata bene, questa sera no». Davanti aveva qualcuno che dicono si sia costruito pezzo per pezzo — come lui — ma ha dentro qualcosa di originale, di vero: una personalità eccezionale, che ha finito per sovrastare l’azzurro. Nel quinto e decisivo set, Jannik ha avuto 8 occasioni per strappare il servizio a Djokovic. Le ha fallite tutte. «Ho fatto anche molti più punti di lui (72 vincenti contro 46, ndr), ma è irrilevante».
Djokovic, la perfezione nei momenti chiave
Esatto. Ha pure messo dentro 26 ace, il 75% di prime palle (80% vincenti). Novak ha dimostrato che per vincere certe partite, dopo le delusioni di altre due semifinali — Roland Garros, Wimbledon — bisogna imporsi nei momenti-chiave. «È stata la mia migliore prestazione degli ultimi 2 anni, contro un ragazzo straordinario», racconta il serbo. Che ha avuto una possibilità nell’ultima, decisiva frazione: l’ha sfruttata. Jannik, al contrario, in tutto l’incontro ha capitalizzato 2 palle break su 18. Non ha vinto Djokovic, ha perso Sinner. Che alla vigilia della semifinale diceva del rivale: «Da lui c’è sempre da imparare». Mai come questa volta. «Ho preso una sorta di lezione, su cui posso lavorare in futuro».
Sinner sempre ko nei match più lunghi di 3 ore e 50 minuti
Il ragazzo dai capelli rossi spiega: «Può succedere. È il tennis». Però non ha mai vinto partite con una durata superiore alle 3 ore e 50 minuti (9 sconfitte su 9), e pure le ultime 3 che sono finite al quinto set. Qualcosa vorrà pur dire. «Ogni incontro è diverso, non si possono fare paragoni col passato». Va bene: veniamo al presente, allora. «È stata una buona prova da parte di entrambi: ci conosciamo bene, lui ha vinto 24 Slam, è stato il più grande per tanti anni e sapevo che, nonostante l’età, poteva giocare un grande tennis». Infatti. «Nel finale mi sembrava che le cose per me fossero più facili, mentre Novak era un po’ in difficoltà». Solo un po’. «Ho preso delle decisioni: forse non erano quelle giuste, ma credevo che in quel momento lo fossero. A tennis si gioca in due, dall’altra parte c’era un buon giocatore».
Sinner mai perfetto nel torneo
In questa edizione dell’Australian Open, non aveva ancora veramente convinto: il discusso successo con Spizzirri, lo stop per coprire col tetto lo stadio salvandolo dai crampi. Alcune partite abbastanza buone, ma insomma. Tutti pensavano sarebbe sbocciato nel weekend, quando il gioco si faceva duro. Illusi. «In realtà ci sono delle cose positive: il servizio è molto migliorato, ad esempio. Stiamo facendo i passi giusti. Però adesso, dopo questa sconfitta, è difficile parlare». Con quegli occhi rossi, poi. Perderà altri punti nel ranking Atp, mentre Alcaraz — comunque vada domani — rafforzerà la sua posizione. Prossimo appuntamento? «Tra due settimane, a Doha». Qatar. Ci sono anche le Olimpiadi di Milano-Cortina: sarà alla cerimonia inaugurale? «Non so». Scappa via. E gli viene un po’ di tosse.