L’Italia e la sindrome del calciatore dimezzato: gruppo che ha vinto ma è ancora senza Mondiale
di Enrico CurròSarajevo – La Generazione S sta per “SenzaMondiale” e fa il conto alla rovescia per togliersi finalmente dal curriculum quella consonante così fastidiosa. Il viaggio balcanico è espiatorio, quasi catartico. Stasera la Nazionale entrerà in borghese nel piccolo stadio di Zenica, periferia calcistica convertita in centro della storia azzurra. Ne calpesterà il prato gelato per saggiarne le condizioni, un po’ temute, e poi si rinserrerà in un hotel poco di lusso, perché in mezzo alle acciaierie di questa piccola città industriale della Bosnia c’è poco da scialare: bisogna solo concentrarsi e pensare alle cose concrete.
Della concretezza, predicata da Gattuso e da Buffon, Coverciano è stato per una settimana il fulcro, al netto della notte trascorsa a Bergamo prima della partita con l’Irlanda del Nord. Ieri la squadra si è allenata ai dettagli dello spareggio e lo rifarà oggi. Stavolta contano fino a un certo punto la formazione di partenza e il dubbio sulla riproposizione di quella del 2-0 di giovedì ai nordirlandesi o su un eventuale ritocco a centrocampo o in attacco, dove il rendimento di Locatelli e Retegui si è rivelato perfettibile ma forse non così tanto da smantellare l’assetto classico: come ripete il ct, nel calcio moderno si gioca in sedici. Stavolta conta più di ogni cosa la motivazione, fortissima, della Generazione S.
I due capitani
Che differenza c’è tra i due capitani del duello di domani, il ventisettenne Donnarumma portiere del ricchissimo Manchester City e il quarantenne Dzeko, centravanti dello Schalke 04 nella serie B tedesca? Che il primo è nel pieno della carriera, dopo avere già vinto Europeo e Champions, e il secondo è al crepuscolo. Risposta sbagliata. La differenza è che Dzeko un Mondiale l’ha giocato, nel 2014, e Donnarumma invece no. Come del resto, tra i titolari, gli interisti Barella, 29 anni, e Dimarco, 28. Come Bastoni (del ’99) e gli altri che hanno già compiuto 26 anni o li stanno per compiere: Tonali, Kean, Retegui, il tuttofare Raspadori. Come il quasi trentenne Mancini e il ventottenne Locatelli e il trentaduenne Politano, che è stato molto sincero: «Probabilmente questa è la mia ultima possibilità di andare al Mondiale». Possono sottoscrivere il concetto i jolly del gruppo, Spinazzola (33 anni) e Cristante (31).
Il calciatore dimezzato
Ma non è solo questione di anagrafe, è che tutti si sentono un po’ calciatori dimezzati, loro malgrado. Il ritiro fiorentino è diventato anche una seduta di autocoscienza. Il ct Gattuso e Buffon, dirigente federale con voce in capitolo da veterano azzurro, sono coetanei e hanno potuto parlare alla squadra a ragion veduta, loro che la coppa del mondo la vinsero a Berlino da ventottenni. Cioè proprio quando passava l’ultimo treno. Gattuso lo spiegò a Tonali nel 2020, quando il suo erede numero 8 iniziò a giocare nel Milan. Nel frattempo l’aspirante campione si è trasformato in stella della Premier League, però non ha giocato il Mondiale e nemmeno l’Europeo. Quelle parole non le ha dimenticate: «Il tuo bilancio di calciatore sarà su quello che hai vinto». La Generazione S, a cominciare da Tonali decisivo a Bergamo, sembra avere colto il messaggio, anteponendo nell’ultimo mese le esigenze della Nazionale a quelle dei club. Stasera, nell’hotel in mezzo alle acciaierie, penserà innanzitutto a come togliersi dal curriculum quella fastidiosa consonante.