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Sinner e Alcaraz tornano sulla terra, da Montecarlo si pesca il n.1

I due duellanti superati da meno di 200 punti preparano il torneo che può cambiare la classifica
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Essere il numero 1. Che ossessione, Carlitos. «So che alla fine lo perderò. Sarà in questo torneo, o nel prossimo. È dura difendere quel posto. Soprattutto perché in questo momento Jannik ha a disposizione tutti i punti. Non è che ci stia a pensare tutto il giorno, però. Cercherò di fare del mio meglio, credo sia la cosa più importante: o no?». Alcaraz mette le mani avanti. Dopo 66 settimane da re pensava di avere ancora un po’ di vantaggio nel ranking, e che Sinner si riposasse dopo gli straordinari americani del Sunshine Double. Invece quello è lì, sente il suo fiato sul collo. «Il mio obiettivo è Parigi, la classifica è solo una conseguenza del gioco», taglia corto l’azzurro. L’incredibile sconfitta al Roland Garros dello scorso anno, i 3 match-point buttati, le lacrime nello spogliatoio, tutto brucia ancora. Era da quella maledetta domenica, 303 giorni fa, che i duellanti non tornavano sulla terra rossa. Ieri si sono incrociati su un altro centrale, il “Ranieri III” di Montecarlo:…

Essere il numero 1. Che ossessione, Carlitos. «So che alla fine lo perderò. Sarà in questo torneo, o nel prossimo. È dura difendere quel posto. Soprattutto perché in questo momento Jannik ha a disposizione tutti i punti. Non è che ci stia a pensare tutto il giorno, però. Cercherò di fare del mio meglio, credo sia la cosa più importante: o no?». Alcaraz mette le mani avanti. Dopo 66 settimane da re pensava di avere ancora un po’ di vantaggio nel ranking, e che Sinner si riposasse dopo gli straordinari americani del Sunshine Double. Invece quello è lì, sente il suo fiato sul collo. «Il mio obiettivo è Parigi, la classifica è solo una conseguenza del gioco», taglia corto l’azzurro. L’incredibile sconfitta al Roland Garros dello scorso anno, i 3 match-point buttati, le lacrime nello spogliatoio, tutto brucia ancora. Era da quella maledetta domenica, 303 giorni fa, che i duellanti non tornavano sulla terra rossa. Ieri si sono incrociati su un altro centrale, il “Ranieri III” di Montecarlo: Jannik ha battuto in un’ora e 4 minuti il francese Humbert (6-3, 6-0), Carlos a strapazzare l’argentino Baez (6-1, 6-3) ci ha messo 6 minuti e un game in più. Tutto suggerisce che regoleranno i conti domenica.

La famiglia e casa

Psicologicamente, Jannik è in vantaggio. Non ha nulla da perdere e lo confessa con solito candore: «Non c’è stato molto tempo per abituarmi alla nuova superficie. Faccio con calma: mi basta sapere di poter giocare un altro match». Sorride, l’aria di casa fa bene: «Finalmente non devo dormire in albergo, ho un po’ di tempo per me». E per la fidanzata Laila Hasanovic: si erano conosciuti giusto un anno fa, complice un servizio fotografico in Danimarca. Ci sono anche il papà, Hanspeter, e Alex Vittur, l’amico-mentore. La famiglia. Chi sta meglio di lui? Ieri in tribuna ad applaudirlo anche Usain Bolt. Diciotto successi e 36 set consecutivi vinti in un Masters 1000. «Devo migliorare nel gioco. Sto cercando di capire come scivolare lungo per arrivare nel momento giusto sulla palla». Oggi mattinata a casa, pomeriggio ad allenarsi, la sera cena romantica con Laila. Domani incontra uno tra Cerundolo e Machac. Stamani alle 11 è tutta da vedere la nuova avventura di Berrettini, che dopo il ritiro di Bautista Agut se la vede con il russo Medvedev; nel pomeriggio Musetti rischia il trappolone con Vacherot, per Cobolli c’è Hurkacz.

La dedica di Carlos Alcaraz 

La singolare dedica di Alcaraz

E Carlitos? Sempre il solito: con Baez ha alternato momenti marziani a qualche distrazione. «Mi mancava la terra rossa». Il suo habitat naturale. Ha dedicato il successo al Bando de la Huerta, la festa contadina di Murcia. E per un istante non ha più pensato al numero 1.

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