È la sua ventiquattresima vittoria consecutiva in un Masters 1000. «Ho servito bene nei momenti importanti: è stata la chiave dell’incontro». Jannik Sinner prova a dare un senso a una partita scontata, chiusa in un’ora e 17 minuti, utile solo per prendere ulteriore confidenza con la terra battuta di Madrid, che per questioni fisiologiche (si gioca a 700 metri di altitudine) ha caratteristiche che l’avvicinano al cemento. «La palla era molto veloce», conferma il numero 1 del mondo, che tornerà in campo martedì: negli ottavi affronterà un vecchio amico, il britannico Cameron Norrie, che a marzo – prima di Indian Wells – era stato un partner speciale negli allenamenti a Montecarlo e che ha battuto l’argentino Thiago Agustìn Tirante con il punteggio di 7-5, 7-6 (7-5).
Sinner: “Un altro piccolo passo avanti”
«La temperatura si sta alzando», è lo slogan degli organizzatori del torneo madrileno. Sinner oggi ha superato il danese Elmer Moller, 22 anni, numero 169 nel ranking Atp proveniente dalle qualificazioni che l’anno passato aveva solo sfiorato la Top100. Subito un break nel quarto gioco del primo set, un secondo sul 4-1 a favore. Ecco, è stato allora che Jannik ha denunciato un momento di distrazione, forse perché tutto sembrava troppo facile: ha perso il servizio ma ha rimediato subito, brekkando nuovamente il danese. Nella seconda frazione ha strappato il servizio all’avversario nel sesto gioco, il 6-2, 6-3 è una conseguenza inevitabile, visto il divario. «Non sono riuscito a trovare molto ritmo», ammette.
I numeri della partita di Sinner
Un gioco un po’ spezzettato, non bellissimo: «Su questa superficie se servi bene sei molto avvantaggiato, ma se serve bene l’altro non ci sono tanti scambi. Moller tira veramente forte, soprattutto di rovescio: non c’erano praticamente scambi e cerchi di servire abbastanza bene nei punti importanti, la porti a casa così. È stato un piccolo passo in avanti, ma non ho avuto grandi feedback». Buona la percentuale di prime palle nei turni di servizio, 71% (con un successo del 72%), 7 ace e un solo doppio fallo, 16 colpi vincenti contro 10 errori non forzati. Poche palle corte, solo 6 discese a rete (4 volte vincenti).
Jannik “studia” il fenomeno Rafa Jodar
«Oggi faceva un po’ più caldo, ma sono stati comunque due set abbastanza veloci. Giorno dopo giorno ci si muove meglio. Sono felice di essere qui e di giocare quanto più possibile. Non do mai nulla per scontato, cerco di capire che cosa funziona meglio in determinate condizioni, che qui sono davvero uniche. Sto cercando di mettermi nella posizione di vincere quante più partite possibili, non c’è nessuna magia: devi solo capire che cosa funziona in allenamento e poi cercare di replicarlo in partita». Non ha mai vinto nella capitale spagnola, punta a una serie di 5 Masters 1000 consecutivi. In caso di successo alla Caja Magica, il numero di match vinti di seguito salirebbe a 28; davanti a lui (per ora) ci sono solo Federer, che arrivò a 29 vittorie tra il 2005 e il 2006, e Djokovic, che ne mise in fila 30 nel periodo 2014-2015, e addirittura 31 nel 2011. Nel complesso un buon allenamento, ma tutto suggerisce che domani l’azzurro lavorerà sodo con Cahill e Vagnozzi. L’altro giorno ha voluto vedere la partita del diciannovenne Rafa Jodar, nuova speranza del tennis spagnolo.
“Se ho scritto ad Alcaraz? È una cosa personale”
«Rafa è un giocatore di grande talento. Quella del 2006 è una generazione molto interessante: ci sono lui, Jodar, Fonseca, Sakamoto, tutti bei giocatori. Oggi mi sono scaldato con Nicolai Budkov Kjær. Jodar colpisce molto pulito e ha tanta potenza, lo si sente dai colpi che escono dalla racchetta. Ha molto talento, sarà un grandissimo giocatore in futuro e già ora lo è. Non lo conosco di persona ma mi sembra molto umile, gli auguro il meglio». Questa sera non assisterà al match tra Rafa e Fonseca. «Giocano troppo tardi. L’altra volta volevo soprattutto capire le condizioni dopo le 20: da fuori sembrava un pochino più pesante, ma forse giocare a tennis in sé è un po’ più semplice perché hai un po’ più grip. Rafa è un giocatore giovane e mi piace vedere dal vivo, perché comunque in tv non vedi certe cose e nella vita reale è totalmente diverso. Ha una palla veramente bella e pulita, si muove molto bene. È importante essere sempre presente su quello che forse ci aspetta in futuro». Gli chiedono se abbia mandato un messaggio a Carlos Alcaraz. «È una cosa abbastanza personale, non lo voglio dire. Sentiremo la sua mancanza, soprattutto al Roland Garros. Ma sono cose che succedono».