Ieri si è svegliato nel pomeriggio, ha fatto un po’ di lavoro in palestra insieme al padre Gino, il suo allenatore. Oggi gioca la partita della vita: veramente è la terza consecutiva, in pochi giorni, dopo gli empatici successi su Zverev e Jodar (ci sarebbe anche la vittoria su Paul). In semifinale lo aspetta Casper Ruud, talento e concretezza, uno che meno di 4 anni fa si giocava il numero 1 del ranking con un certo Alacaraz.
Ora il norvegese è scivolato fino al n.25 (ma risalirà almeno al 20 da lunedì prossimo): gran giocatore e genitore modello, a febbraio non si è presentato al torneo di Dallas, preferendo restare accanto alla moglie, Maria Galligani, e alla loro bambina appena nata (non ha perso punti in classifica, perché l’Atp gli ha concesso la parental status exemption). Un bravo ragazzo, amatissimo nel circuito. Ma Luciano non può fare sconti, non ora: «Devo sfruttare questo momento: negli ultimi mesi ho fatto un salto in avanti, dal punto di vista mentale. Anche se ho ancor…
Ieri si è svegliato nel pomeriggio, ha fatto un po’ di lavoro in palestra insieme al padre Gino, il suo allenatore. Oggi gioca la partita della vita: veramente è la terza consecutiva, in pochi giorni, dopo gli empatici successi su Zverev e Jodar (ci sarebbe anche la vittoria su Paul). In semifinale lo aspetta Casper Ruud, talento e concretezza, uno che meno di 4 anni fa si giocava il numero 1 del ranking con un certo Alacaraz.
Ora il norvegese è scivolato fino al n.25 (ma risalirà almeno al 20 da lunedì prossimo): gran giocatore e genitore modello, a febbraio non si è presentato al torneo di Dallas, preferendo restare accanto alla moglie, Maria Galligani, e alla loro bambina appena nata (non ha perso punti in classifica, perché l’Atp gli ha concesso la parental status exemption). Un bravo ragazzo, amatissimo nel circuito. Ma Luciano non può fare sconti, non ora: «Devo sfruttare questo momento: negli ultimi mesi ho fatto un salto in avanti, dal punto di vista mentale. Anche se ho ancora tanto, da imparare. È da quando sono piccolo che sogno di andare in finale al Foro Italico — anzi, di vincere! — , non mi lascerò scappare questa occasione. Sono sicuro che il pubblico mi aiuterà, come ha fatto fino a oggi». Non ci sono precedenti, tra i 2. Comunque vada a finire, da lunedì Darderi salirà al sedicesimo posto, a ridosso di Musetti (11) e Cobolli (12). «In Italia si gioca il miglior tennis del mondo. Sono felice e orgoglioso, di fare parte del movimento».
Il fumo dell’Olimpico
Per arrivare lì devi avere fame: «Ho mangiato solo un po’ di riso verso le 5 del pomeriggio». Sono quasi le 3 dell’altra notte. Luciano Darderi ha appena vinto una battaglia fisica e mentale di più di 3 ore. Ha corso una maratona di scatti. Ha scambiato dritti e rovesci come farebbe un pugile, che resta in piedi e mena ancora più forte dell’avversario. Ha resistito al freddo pungente, all’umidità del Foro Italico.
Alla nebbia fitta dei fuochi d’artificio esplosi all’Olimpico al termine di Inter-Lazio, e spinti fino lì dal vento. Ride: «Credevo fosse un asado, però il profumo era un pochino diverso dalla carne alla griglia». Che fame, continua a ripetere. Così stanco, che non ha avuto la forza di alzarsi in piedi, per scrivere il messaggio sulla lente della telecamera a bordo campo: “Roma ti amo”. Alla fine, è andato a letto che stava per albeggiare: «Come si fa a dormire? Prima i massaggi e il ghiaccio, per togliere un po’ di tutta quella fatica dai muscoli. Quindi, qualcosa per riempire lo stomaco. Poi è arrivato lo stress, dopo una partita così».
Il match con Jodar
Ora continua a dire che in testa ha solo la sfida con Ruud, ma come si fa a non ripensare all’impresa portata a termine con Jodar, il giovane fenomeno spagnolo? «Quel ragazzo ha solo 19 anni ma è già un mostro, e davanti a sé ha un futuro pazzesco», dice di Rafa. Che poche settimane fa, a Madrid, aveva messo in difficoltà Sinner. «In campo può fare veramente male, risponde in maniera incredibile. Ho cercato di giocare sul suo dritto, perché ha un rovescio micidiale: ma attaccava, mi teneva lontano. A un certo punto ho capito che dovevo spingere al massimo, anticiparlo». Chi colpisce per primo, colpisce due volte. «Non ho mai pensato al risultato, solo a giocarmi un punto e un game dopo l’altro». Però, vinto il primo set al tie-break, si è visto annullare due match-point. E quando Rafa si è aggiudicato la seconda frazione, alzi la mano chi non ha scommesso che alla fine avrebbe vinto lo spagnolo. «No, non l’altra notte. Sono riuscito a rimanere saldo, con la testa e con il cuore. Io non mollo mai». Dedicato a Elisa, la nonna (si è tatuato il suo nome sul braccio): «Aveva speso la sua pensione per aiutarmi a diventare un tennista». Un guerriero. «Ho vinto l’incontro fisicamente, ma è stata la mente a dire ai muscoli di resistere». Sì, però: che fatica. Come farà oggi, dopo aver sprecato tante energie? «Ve l’ho detto, il Foro Italico è il sogno che mi porto dietro fin da quando ero bambino: sarà la mia benzina».