Mouratoglou: “Sinner strafavorito sull’erba. Serena Williams ci sorprenderà”
dal nostro inviato Massimo CalandriBIOT (Francia) – Dicono che il francese Patrick Mouratoglou, 56 anni, sia il miglior allenatore del mondo. Il segreto? Conoscere — oggi — il tennis di domani. Anche solo per un saluto, un consiglio, tutti i campioni fanno visita alla sua Academy in Costa Azzurra, dove lavora in partnership con l’Asics T-Project. Ma allora, nessuno meglio di lui può sapere come andrà questa edizione di Wimbledon.
Cominciando dal ritorno di Serena Williams: lei l’ha seguita per 10 anni. Avete vinto 10 Slam, 4 sull’erba di Church Road.
"Non dico vincerà subito: ma quello sarà l’obiettivo. La vera incognita è fisica: ha 44 anni, e non gioca da 4. Sarà ancora in grado di muoversi abbastanza bene? Il servizio non l’ha perso, questo è sicuro. I colpi nemmeno. La questione riguarda soprattutto …
BIOT (Francia) – Dicono che il francese Patrick Mouratoglou, 56 anni, sia il miglior allenatore del mondo. Il segreto? Conoscere — oggi — il tennis di domani. Anche solo per un saluto, un consiglio, tutti i campioni fanno visita alla sua Academy in Costa Azzurra, dove lavora in partnership con l’Asics T-Project. Ma allora, nessuno meglio di lui può sapere come andrà questa edizione di Wimbledon.
Cominciando dal ritorno di Serena Williams: lei l’ha seguita per 10 anni. Avete vinto 10 Slam, 4 sull’erba di Church Road.
"Non dico vincerà subito: ma quello sarà l’obiettivo. La vera incognita è fisica: ha 44 anni, e non gioca da 4. Sarà ancora in grado di muoversi abbastanza bene? Il servizio non l’ha perso, questo è sicuro. I colpi nemmeno. La questione riguarda soprattutto gli spostamenti e la velocità di esecuzione. La sua è una follia, sì: e allora? Se fosse stata troppo lucida, più realista, non sarebbe mai diventata Serena Williams. Pensate che una persona razionale possa vincere il Roland Garros con 40° di febbre e senza allenarsi per 15 giorni? Lei, lo ha fatto. La sua carriera non è stata costruita soltanto sul diritto e sul rovescio: mentalmente, è la giocatrice più forte della storia. Voglio bene a quella ragazza. Una volta, Darren Cahill mi disse: dopo 4 anni insieme, un atleta diventa parte della tua famiglia".
Serena Williams e Patrick Mouratoglou
A proposito: a Wimbledon, Cahill festeggerà proprio 4 anni insieme a Sinner. Famiglia.
"Darren ha un’esperienza eccezionale. Ci sono allenatori che spiegano perché non ottengono risultati, e in genere la colpa non è mai loro. Poi, ci sono quelli che vincono: e non hanno bisogno di spiegare nulla. Si completa magnificamente con Simone Vagnozzi: uno focalizzato soprattutto sulla tecnica e sul lavoro quotidiano in campo, l’altro maggiormente sugli aspetti mentali e tattici. Armonia. Quando Darren si ritirerà, sarà complicato sostituirlo: allenatori di quel livello esistono, ma non sono molti".
Jannik, testa di serie numero 1 sull’erba londinese.
"È strafavorito. Se parliamo di tennis puro, quello che fa Sinner è semplicemente eccezionale. Colpire la palla come fa lui, così presto, con tanta aggressività e commettendo pochi errori, è straordinario. Ma la perfezione non esiste. Nel suo caso c’è chiaramente una questione legata alla gestione fisica col caldo. Troveranno una soluzione, non sono preoccupato per lui. Ma attenzione: negli Slam ci sono sempre delle sorprese".
Cioè?
"Djokovic rimane un candidato credibile, soprattutto sull’erba: la vera sfida per Novak è arrivare in fondo fisicamente fresco. L’anno scorso ha raggiunto 4 semifinali Slam e ogni volta era troppo stanco o con qualche problema, perché aveva speso troppe energie nei turni precedenti. Tra i giovani vedo molto bene Mensik. Ha un gioco perfetto per l’erba: colpi piatti, servizio eccezionale, grande risposta. È costruito per questa superficie. A Parigi mi ha impressionato la qualità del gioco di Fonseca e Jodar: prendono la palla molto presto, tagliano le traiettorie e riescono a combinare colpi carichi di rotazione con altri molto piatti. Sull’erba è un vantaggio enorme".
Preferisce Sinner o Alcaraz?
"Se dovessi sintetizzare, direi che Alcaraz è un artista. Sinner, un lavoratore. E io, ho lo stesso rispetto — forse persino di più — per i lavoratori. Il lavoro è il valore supremo dello sport, oggi Jannik lo rappresenta meglio di tutti. Chi ama un tennis più creativo tende a preferire Alcaraz, capisco. Ma oggi, il numero uno del mondo è Sinner".
E gli altri italiani?
"Flavio Cobolli. L’ho scoperto quando affrontò il mio Rune al Roland Garros: partita straordinaria, vinta da Holger 7-5 al quinto set. Ho pensato: “Ma quanto gioca bene questo ragazzo?”. Mi colpì il suo spirito combattivo. Ha un kick di servizio incredibile, probabilmente il migliore del circuito. È esplosivo. Non è grande né potente dal punto di vista fisico, ma ha qualità muscolari impressionanti. Il braccio viaggia a una velocità pazzesca, le gambe anche. Ha margini di miglioramento sotto il profilo tecnico, fisico e soprattutto nella gestione delle partite. Dettagli. Faranno la differenza, al momento di compiere l’ultimo salto di qualità".
Un campione si può costruire?
"Naturalmente. Però, serve una base naturale. Non parlo solo di tennis, bisogna possedere determinate qualità fisiche. Quando osservo un ragazzo, guardo prima di tutto il suo potenziale atletico naturale: esistono corpi più o meno adatti al tennis di alto livello. A parità di lavoro, chi possiede qualità naturali superiori sarà sempre più rapido, esplosivo, efficace. I migliori sono anche i più rapidi. Carlos, Jannik. Novak, nel suo periodo migliore, era praticamente imprendibile. Non è una coincidenza. Velocità. Poi, la competitività: essere efficaci nei momenti decisivi. A Melbourne, Sinner ha fatto più punti: ma è stato Djokovic a vincere. La motivazione profonda: i grandi sono innamorati, ossessionati del tennis. Federer guardava tornei Challenger da numero 1 del mondo. Serena, dopo giornate intere di allenamento, stava incollata su YouTube per imparare cose nuove di tennis. Infine, la fiducia: tutti dicono di voler diventare numero uno del mondo, ma solo pochi ci credono davvero".
E il talento puro, che fine fa?
"È un inganno. Un’illusione, una bugia: fa credere a chi lo possiede di poter avere successo senza lavorare abbastanza. E non esiste niente di peggio. I giocatori più talentuosi, salvo rarissime eccezioni, non saranno mai quelli che finiscono per diventare numero 1 del mondo. Perché, alla fine, è il lavoro che vince sempre".