LONDRA - Un posto al centrale per Wimbledon a quasi 700mila euro? Tutto vero. Eppure la rivendita di seconda mano è in genere vietata dall’All England Lawn Tennis Club. Ma da tempo oramai ci sono i biglietti cosiddetti “debentures”, che sono rivendibili e che in realtà sono veri e propri bond del glorioso torneo di Church Road per fare cassa. Peccato che possano costare una fortuna.
Il caso
Il Guardian racconta il caso di Marcos Ortega, architetto spagnolo di 39 anni, che da sette anni partecipa, senza successo, all'estrazione pubblica dei biglietti di Wimbledon insieme a una decina di milioni di appassionati da tutto il mondo. Poi però ha scoperto che esiste un modo per assicurarsi un biglietto per tutte le partite disputate sul campo centrale, e per cinque anni. Appunto i biglietti “debentures”, speciali abbonamenti stagionali creati per attrarre i soldi delle elites e dei paperoni mondiali. Quello trovato online da Ortega aveva un modico prezzo: 293mila sterline, ovvero 340mila eu…
LONDRA - Un posto al centrale per Wimbledon a quasi 700mila euro? Tutto vero. Eppure la rivendita di seconda mano è in genere vietata dall’All England Lawn Tennis Club. Ma da tempo oramai ci sono i biglietti cosiddetti “debentures”, che sono rivendibili e che in realtà sono veri e propri bond del glorioso torneo di Church Road per fare cassa. Peccato che possano costare una fortuna.
Il caso
Il Guardian racconta il caso di Marcos Ortega, architetto spagnolo di 39 anni, che da sette anni partecipa, senza successo, all'estrazione pubblica dei biglietti di Wimbledon insieme a una decina di milioni di appassionati da tutto il mondo. Poi però ha scoperto che esiste un modo per assicurarsi un biglietto per tutte le partite disputate sul campo centrale, e per cinque anni. Appunto i biglietti “debentures”, speciali abbonamenti stagionali creati per attrarre i soldi delle elites e dei paperoni mondiali. Quello trovato online da Ortega aveva un modico prezzo: 293mila sterline, ovvero 340mila euro.
“Mi piacerebbe davvero andare a Wimbledon. È il torneo di tennis più prestigioso del mondo”, dice Ortega al quotidiano britannico, “non sono mai riuscito a ottenere un biglietto tramite il sorteggio, e la coda è assurda. Ora però scopro che, se sei abbastanza ricco, puoi semplicemente pagare per entrare. Non mi sembra giusto”.
I biglietti per pochi: cosa sono le bedenture
Ci sono 2.520 biglietti “debenture” per il Centre Court, che garantiscono un posto per ciascuno dei 14 giorni del torneo, e per cinque anni consecutivi. L'All England Lawn Tennis Club, il club privato che organizza il torneo di Wimbledon dal 1868, li ha messi in vendita l'ultima volta nel 2024 al prezzo di 116mila sterline ciascuno, raccogliendo 292 milioni di sterline per finanziare i suoi progetti di ampliamento. Le debenture, considerate strumenti finanziari al pari di azioni e obbligazioni, possono essere rivendute integralmente dai proprietari ogni giovedì alle ore 11.
Questa settimana, per esempio, qualcuno ha venduto due abbonamenti “debenture” per 586mila sterline, ovvero 678mila euro, ma in realtà si possono cedere sul mercato secondario anche singoli giorni di questi biglietti della durata di cinque anni. Per esempio, un posto al campo centrale per la finale maschile di quest’anno è stato messo in vendita online anche a 29mila sterline l’uno. E oltre al sedile dedicato, ci sono altri benefit: accesso alla Champions' Room, un'area privata con vista diretta sui campi esterni, un ingresso riservato al campo centrale e sette bar e ristoranti esclusivi, come il Courtside Restaurant.
Il paradosso è che, dopo quello che era successo con il ritorno sul palco degli Oasis l’anno scorso, il governo britannico ha introdotto una legge che vieta la rivendita dei biglietti per eventi sportivi a un prezzo superiore a quello nominale. Ma, surprise surprise, le debenture di Wimbledon sono escluse da questo divieto.
Esclusi dalla legge
Come ricorda il Guardian, Wimbledon introdusse il sistema delle debenture nel 1920 e alcune famiglie le possiedono ancora da allora. Le 2.520 debenture rappresentano il 16,7% dei 14.979 posti del Centre Court. L'All England Club riserva inoltre 1.340 posti alla cosiddetta hospitality aziendale. Altri ospiti invitati – tra cui media, scuole e federazioni tennistiche straniere – occupano il 21% dei posti, lasciando così il 53,5% al pubblico. Esistono inoltre 1.250 posti riservati ai possessori di debenture anche sul Campo n.1.
Gli organizzatori
Un portavoce dell'All England Club spiega: “Siamo consapevoli che alcuni biglietti vengano pubblicizzati a prezzi molto elevati, ma non abbiamo visibilità sui prezzi effettivi a cui vengono venduti. I titolari sono liberi di rivendere i propri biglietti a qualsiasi cifra, senza che noi percepiamo alcuna commissione. Vogliamo garantire al maggior numero possibile di persone l'opportunità di vivere l'esperienza di Wimbledon. È questo il principio che guida sia il sorteggio pubblico sia la politica dei prezzi dei biglietti per il torneo”.
Ma quello di Wimbledon è un modello sostenibile, si chiede il Financial Times? Se si escludono le debentures, i prezzi calmierati per il popolo sono parte integrante del business del torneo. I “ground tickets” per Wimbledon, ossia che permettono l’accesso nel complesso senza un posto riservato e di poter fare la fila per tutti i campi esclusi Centrale e campo numero 1, costano quest'anno 33 sterline per ciascuno dei primi otto giorni del torneo, e attraverso a un sorteggio pubblico giornaliero si può provare ad assistere anche alle partite sul Centre Court spendendo anche solo 80 sterline. Inoltre, la tradizionale coda giornaliera offre un'altra opportunità accessibile per entrare al torneo durante le due settimane della manifestazione.
Ora però stanno scioperando anche i tennisti, Jannik Sinner incluso, che vogliono più soldi. Non tanto per i big ma per i colleghi meno famosi. L'All England Club ha già aumentato del 20% il montepremi complessivo destinato ai giocatori, portandolo quest'anno a 64,2 milioni di sterline: il più grande incremento nella storia di Wimbledon. I tennisti, però, sostengono che questa cifra corrisponda ad appena il 14,4% dei 444,8 milioni di sterline di ricavi che il torneo prevede di generare quest'anno.
Nel 2015, i costi legati alla generazione dei ricavi e le spese amministrative ammontavano complessivamente a 139 milioni di sterline. Lo scorso anno hanno raggiunto i 370 milioni di sterline, a causa degli investimenti in tecnologia - come l'introduzione del sistema elettronico di chiamata delle linee - nelle infrastrutture e altri fattori. I dirigenti dell'All England Club replicano che non ha senso, dal punto di vista economico, calcolare il montepremi basandosi esclusivamente sui ricavi: anche i costi sono aumentati nell'ultimo decennio, in parte a causa dell'inflazione successiva alla pandemia. Ma oramai è muro contro muro. E come cantavano gli Abba, “Money money, must be funny, in the rich man's world”.