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Wimbledon tifa per Fery, ma Zverev vince facile e va in finale: «Ma capisco il pubblico»

Arthur Fery (agf)

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Con il successo in tre set sull’inglese scavalca Alcaraz, fermo per infortunio, e diventa numero due del mondo
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Fery well, Fery good, Fery dangerous. Ma adesso, Fery sorry: la favola della wild card inglese, Arthur Fery – che insieme all’orgoglio nazionale aveva scatenato una infinita serie di giochi di parole col suo cognome – finisce oggi. Sascha Zverev, numero 2 del tabellone, vince in 3 set (7-6, 6-2, 6-4), 2 ore e 14 minuti di gioco. Il tedesco suda solo nella prima frazione, chiusa al tie-break, poi la partita scappa via, tra la delusione del pubblico che tifava per la sorpresa del torneo, cresciuto tennisticamente a 2 passi da Wimbledon. Troppa la diversità tra i due atleti, con Zverev implacabile al servizio (77% di prime palle): quando ha cominciato a commettere meno errori gratuiti, dopo un inizio un po’ frenato, il gap è emerso chiarissimo. Il tedesco con questo successo da lunedì sarà comunque secondo nel ranking Atp, superando Alcaraz ancora fermo per infortunio: domenica pomeriggio affronterà in finale sul Centre Court il vincitore dell’altra sfida tra Sinner e Djokovic, in progra…

Fery well, Fery good, Fery dangerous. Ma adesso, Fery sorry: la favola della wild card inglese, Arthur Fery – che insieme all’orgoglio nazionale aveva scatenato una infinita serie di giochi di parole col suo cognome – finisce oggi. Sascha Zverev, numero 2 del tabellone, vince in 3 set (7-6, 6-2, 6-4), 2 ore e 14 minuti di gioco. Il tedesco suda solo nella prima frazione, chiusa al tie-break, poi la partita scappa via, tra la delusione del pubblico che tifava per la sorpresa del torneo, cresciuto tennisticamente a 2 passi da Wimbledon. Troppa la diversità tra i due atleti, con Zverev implacabile al servizio (77% di prime palle): quando ha cominciato a commettere meno errori gratuiti, dopo un inizio un po’ frenato, il gap è emerso chiarissimo. Il tedesco con questo successo da lunedì sarà comunque secondo nel ranking Atp, superando Alcaraz ancora fermo per infortunio: domenica pomeriggio affronterà in finale sul Centre Court il vincitore dell’altra sfida tra Sinner e Djokovic, in programma tra poco.

Zverev felice, domenica la finale: “Che emozione!”

La partita tra il gigante tedesco e il suo avversario – 25 centimetri di differenza in altezza – si è chiusa con un dritto fuori di Fery, comunque salutato con tanto affetto dagli spettatori, che speravano in un’altra sorpresa dopo il successo su Cobolli.

«È una grande emozione, ho sempre lottato per questo e adesso sono per la prima volta in finale a Wimbledon. Sono tanto felice e orgoglioso. Arthur è un grandissimo giocatore, giustamente il 99,99% del pubblico era con lui: ma l’atmosfera qui è comunque bellissima, credo che tutti dovrebbero prendere esempio da questa gente per come tifa. Domenica avrei voluto giocare con un tennista della categoria junior», scherza il tedesco, «invece sarà il campione in carica o uno che questo torneo l’ha già vinto 7 volte. Darò il mio massimo, tutto qui».

Il tedesco sorpassa Alcaraz: è numero 2 al mondo

Nel primo set, Fery è riuscito a portare il suo avversario fino al tie-break, poi perso a zero per evidente inesperienza. Ma per quasi tutta la durata della frazione (53 minuti) l’inglese ha dimostrato di essersi meritato la semifinale, giocando alla pari con gigante tedesco e contrastando l’impressionante efficacia di Sascha al servizio (78% di prime palle) col movimento e la varietà di colpi.

Ha esultato restituendo un break a Zverev nel quinto gioco, dopo aver perso il servizio in quello precedente, scatenando l’entusiasmo del Centre Court: «Per favore non reagite, se possibile, fino alla fine del punto», ha esortato il giudice di sedia. Arthur ha commesso pochi errori (5), mentre la testa di serie numero 2 ne ha collezionati 17 ma con altrettanti vincenti. La sventola presa al tie-break ha svuotato il serbatoio mentale dell’inglese, che si è fatto soffiare la battuta prima nel terzo e poi nel quinto game del secondo set, con Zverev avanti 2 a 0 in un’ora e 31 minuti. Terza frazione, break (a zero) al quinto gioco: Fery ci mette tanto orgoglio, ma non basta.

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