Gioca soprattutto a calcetto. «Abbiamo una piccola squadra, mi diverto. Le caviglie fanno sempre male, vabbé». Un po’ di padel. Molto golf: «Non ci crederete, finalmente ho trovato qualcosa che mi rilassa». Tennis? Praticamente zero. Però un mese fa a Wimbledon è sceso in campo con l’australiano Hewitt, nel Gentlemen’s Invitation Doubles: battuti dai gemelli Bryan 20-18 al super-tiebreak, il match più spettacolare del torneo delle leggende. In autunno era stato a Ballando con le Stelle. «Figo. No, Milly Carlucci non mi ha richiamato. Però ho avuto qualche altra proposta».
Fabio Fognini, 39 anni, non si ferma mai.
«In realtà, sono in un momento di transizione della mia vita. Dal mio ritiro sono successe tantissime cose. Non so nemmeno se dire: è “appena” oppure è “già” passato un anno, e non ho metabolizzato. Devo entrare nell’ottica di un altro stile di vita: quella familiare. Mi piace. Ma non è facile per me, e non è facile per mia moglie. Niente più Barcellona, io e Flavia ora siamo…
Gioca soprattutto a calcetto. «Abbiamo una piccola squadra, mi diverto. Le caviglie fanno sempre male, vabbé». Un po’ di padel. Molto golf: «Non ci crederete, finalmente ho trovato qualcosa che mi rilassa». Tennis? Praticamente zero. Però un mese fa a Wimbledon è sceso in campo con l’australiano Hewitt, nel Gentlemen’s Invitation Doubles: battuti dai gemelli Bryan 20-18 al super-tiebreak, il match più spettacolare del torneo delle leggende. In autunno era stato a Ballando con le Stelle. «Figo. No, Milly Carlucci non mi ha richiamato. Però ho avuto qualche altra proposta».
Fabio Fognini, 39 anni, non si ferma mai.
«In realtà, sono in un momento di transizione della mia vita. Dal mio ritiro sono successe tantissime cose. Non so nemmeno se dire: è “appena” oppure è “già” passato un anno, e non ho metabolizzato. Devo entrare nell’ottica di un altro stile di vita: quella familiare. Mi piace. Ma non è facile per me, e non è facile per mia moglie. Niente più Barcellona, io e Flavia ora siamo fissi a Milano e stiamo cercando di capire com’è la routine quotidiana. Confesso: si soffre dentro – fisicamente – dopo che hai trascorso una vita col tennis. Però alla fine devi prendere una decisione, o no?».
Pentito?
«Assolutamente no. Salutare tutti a Wimbledon credo sia stata una delle migliori decisioni della mia carriera. Solo il giorno prima sarebbe stato impossibile pensare di uscire in quella maniera contro Alcaraz al quinto set dopo quasi cinque ore. Erano due o tre anni che avevo perso un po’ di ranking, mi facevo spesso male, recuperavo, era sempre un tira e molla. Certo, la voglia di competere ce l’ho sempre avuta dentro».
Adesso basta.
«Il tennis cerco di guardarlo con altri occhi. La gente mi chiede un parere, vuole sapere cosa avrei fatto in campo contro questo o quello: non si possono fare paragoni, ho giocato un altro tipo di tennis. Posso parlare di Djokovic, che ha la mia età: è il più grande di sempre, lo dicono i numeri, e spero che riesca ancora a vincere uno Slam perché ama perdutamente il nostro sport. Per il resto, adesso sono soprattutto un tifoso dei nostri ragazzi».
È manager e mentore di Cobolli che l’ha appena superata in classifica: numero 8 Atp, lei fu numero 9 nel 2019.
«Continua a crescere: lo avevo intuito subito, quando era ancora giovanissimo, che aveva tanto talento. A Parigi è stato straordinario, non dimenticate che tutto per lui è ancora nuovo, e confermarsi nei quarti a Wimbledon vuol dire molto. La sconfitta con Fery, che è molto bravo, giocava in casa e lo aveva già battuto, ci poteva stare. Poi naturalmente c’è Jannik che trionfa in tutti i tornei, anche Arnaldi ha fatto molto bene e sembra che Berrettini si stia riprendendo. Finalmente in Italia non c’è più solo il calcio. A me il piace, intendiamoci. Ma sono così felice che si parli soprattutto di Antonelli che sta facendo cose straordinarie e poi dei nostri campioni del tennis».
Serena Williams è tornata, Flavia Pennetta continua a fare meraviglie nelle esibizioni. Non è che rientra pure sua moglie?
«Forse è meglio se glielo chiedete direttamente, ma credo resterete delusi».
Ci sarà pure qualcosa che non le manca del tennis.
«Sicuramente i lunghi viaggi. Mi ero abituato a fare voli di 10 ore, ora quando sono con Flavia e i ragazzi subito il decollo comincio a guardare l’orologio e faccio i capricci: “Tra quanto atterriamo?”».