Jannik, abbiamo un problema. Il numero 1 del mondo non va più a Cincinnati. Rinuncia al suo secondo Masters 1000 consecutivo dopo Montreal. Resta a curarsi al J Medical nella settimana che porta al suo 25° compleanno. E ora guarda con apprensione al quarto e ultimo Slam della stagione: mancano tre settimane agli Us Open, basteranno per venire a capo di quel dolore al ginocchio destro? Le visite mediche e i trattamenti fisioterapici non hanno dato i risultati sperati. E no: non va per niente tutto bene.
Un infortunio subdolo
Come il suo rivale Alcaraz, deve fare i conti con un infortunio sottile e subdolo. Lo stress fisico e mentale delle ultime stagioni, la sfida ossessiva a superare i limiti, alla fine ha presentato il conto a entrambi. Chi…
Jannik, abbiamo un problema. Il numero 1 del mondo non va più a Cincinnati. Rinuncia al suo secondo Masters 1000 consecutivo dopo Montreal. Resta a curarsi al J Medical nella settimana che porta al suo 25° compleanno. E ora guarda con apprensione al quarto e ultimo Slam della stagione: mancano tre settimane agli Us Open, basteranno per venire a capo di quel dolore al ginocchio destro? Le visite mediche e i trattamenti fisioterapici non hanno dato i risultati sperati. E no: non va per niente tutto bene.
Un infortunio subdolo
Come il suo rivale Alcaraz, deve fare i conti con un infortunio sottile e subdolo. Lo stress fisico e mentale delle ultime stagioni, la sfida ossessiva a superare i limiti, alla fine ha presentato il conto a entrambi. Chissà se si ritroveranno, sul cemento di New York: e se anche fosse, dopo uno stop così lungo – Carlitos è fermo da più di 4 mesi, Sinner da Wimbledon – rischieranno grosso già nei primi turni. Perché nel frattempo i due padroni di questo sport hanno perso l’abitudine al ritmo partita. E i loro avversari già sentono l’odore del sangue.
I controlli tra Milano e Torino
Sinner ieri non è salito sul volo da Nizza per gli Usa. Il susseguirsi di appuntamenti al J Medical di Torino e alla Physioclinic di Milano, in compagnia del professor Gianluca Melegati, fisiatra, aveva messo tutti in apprensione. Troppe sedute, per essere liquidate come semplice routine. La versione fatta trapelare in qualche modo dal suo staff era che il campione avrebbe comunque testato in questi giorni le sue condizioni in Ohio, prima di confermare o meno la partecipazione al torneo. Ieri, nemmeno troppo a sorpresa, sui social è comparso un post degli organizzatori di Cincy: «Jannik Sinner si è ritirato dal Cincinnati Open a causa di un infortunio al ginocchio destro. Augurando il meglio al nostro campione del 2024, lo aspettiamo di nuovo il prossimo anno!». E un cuoricino. Bum.
Sinner: “Il ginocchio destro mi dà fastidio”
Prima Carlos, poi Jannik. Addio ai finalisti della passata edizione (incontro che durò 23 minuti appena, con l’azzurro sotto 0-5 e costretto al ritiro per una crisi da caldo). Poco più tardi, il tennista ha confermato: «Dopo essermi consultato con i miei medici e il mio team, devo comunicare che sono costretto a ritirarmi dal torneo Masters 1000 di Cincinnati. Il ginocchio destro mi sta dando fastidio e, nonostante ci siamo impegnati a fondo col mio team medico, devo ammettere che non sono ancora pronto per gareggiare. Sono molto deluso di non poter giocare a Cincinnati e auguro a Bob Moran e a tutta la sua squadra un evento fantastico e ricco di successi. Non vedo l’ora di tornare l’anno prossimo, e adesso mi sto concentrando sulla preparazione per gli Us Open».
Il problema non è stato ancora risolto
In altre parole: il problema c’è, ma non è gravissimo perché pensavamo di venire a capo «impegnandoci a fondo». Nonostante ci abbiano lavorato i migliori specialisti in circolazione, la soluzione non è ancora stata trovata. Ora l’obiettivo è New York, d’accordo. Però i prossimi saranno necessariamente giorni di riposo, e di nuovi trattamenti. Niente tennis. La preparazione dovrà ricominciare non prima di una settimana. Basterà per farsi trovare fisicamente pronto alla fine del mese? E quanto inciderà il fatto di arrivarci senza aver giocato una partita “vera” dalla finale di Wimbledon, vale a dire più di un mese e mezzo?