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Kyrgios tra depressione e cocaina: la chiusura per un atleta sopra le righe

Nick Kyrgios (reuters)
Il tennista australiano positivo alla cocaina. Un bad boy con il bisogno di non passare inosservato. I sospetti lanciati su Sinner, la depressione e gli abusi dopo due anni di infortuni
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Avremmo dovuto capire tutto dall’inizio, noi e lui. Noi, quando si presentò a Wimbledon all’età di 19 anni con una wild card, cancellò nove match point a Richard Gasquet, e al debutto sul Campo Centrale fece fuori agli ottavi Rafa Nadal. Non voleva passare inosservato. Lui, quando tornò a Canberra e trovò centinaia di persone appostate sotto casa, con settanta giornalisti che non si mossero di là per quattro giorni, peraltro rovinando la sua propensione a organizzare un pigiama party dietro l’altro. Fu quello il momento in cui il giovane Nick divenne Kyrgios, e imparò che il tennis non avrebbe fatto prigionieri.

Kyrgios, una vita tra palco e realtà

Da quella volta fino a ieri, fino alla sospensione per tracce di un metabolita del…

Avremmo dovuto capire tutto dall’inizio, noi e lui. Noi, quando si presentò a Wimbledon all’età di 19 anni con una wild card, cancellò nove match point a Richard Gasquet, e al debutto sul Campo Centrale fece fuori agli ottavi Rafa Nadal. Non voleva passare inosservato. Lui, quando tornò a Canberra e trovò centinaia di persone appostate sotto casa, con settanta giornalisti che non si mossero di là per quattro giorni, peraltro rovinando la sua propensione a organizzare un pigiama party dietro l’altro. Fu quello il momento in cui il giovane Nick divenne Kyrgios, e imparò che il tennis non avrebbe fatto prigionieri.

Kyrgios, una vita tra palco e realtà

Da quella volta fino a ieri, fino alla sospensione per tracce di un metabolita della cocaina in un controllo di giugno a Maiorca, la sua vita è stata un totale andirivieni tra palco e realtà, i gesti bianchi e i giorni neri, i colpi sotto le gambe e le parole sopra le righe. Ha battuto Nadal altre due volte, Federer a Madrid e ha più vinto che perso con Djokovic (2-1). Non ce ne sono molti come lui — o forse bisognerà già cominciare a parlarne al passato — uno calato con colpi antichi e dimenticati dentro questo tennis contemporaneo così uguale a sé stesso, ma terribilmente confuso sui confini dello show. Non gli avevano spiegato che amiamo i bad boys quando sono diventati dei ricordi. Cerchiamo Nastase su YouTube, rimpiangiamo Connors nei racconti, li tramandiamo come personaggi che spiccano sulla monotonia presente. I ragazzacci lontani fanno folklore, in mezzo a noi sono un ingombro.

Quando disse a Wawrinka “la tua ragazza è stata con un altro”

Fu evidente la prima volta a Shanghai, quando Kyrgios lasciò andare una partita in una quarantina di minuti, come se non gliene fregasse niente, prendendosi un warning e i fischi della gente, insultandola e scegliendo di farla finita con un servizio dal basso e poi uscendo dal campo, rinunciando a giocare lo scambio. Si era già dato alla tossicità a Montréal, quando s’avvicinò a Wawrinka e gli fece ehi amico, mi spiace dirtelo, ma la tua ragazza è stata con un altro. Con il trash talking puoi vincere un Mondiale di calcio nel 2006, oppure finire crocefisso perché i microfoni intercettano le tue parole. A Kyrgios: la seconda.

Giudice delle cadute altrui

Dietro il personaggio, però, c’è una parte meno teatrale. Kyrgios ha raccontato pubblicamente di un suo periodo di depressione, con atti di autolesionismo, pensieri suicidari, abuso di alcol e droghe. Un anno fa disse di sentirsi fiero per esserne uscito. Ora il cortocircuito è più crudele perché nel frattempo con la sua maschera si era fatto giudice severo delle cadute altrui. Noi italiani lo stiamo ricordando da ieri come il grande accusatore di Sinner, ma in modo improprio.

(afp)

Le accuse a Sinner

Sul clostebol di Jannik è stato casomai un grande commentatore cattivo, e non solo con lui. Ha detto le stesse cose per Iga Swiatek, da linguacciuto Robin Hood anti-sistema, capace di intercettare una domanda vera — se le regole valgono allo stesso modo per tutti — ma di rovinarla con il gusto del sospetto e del violento attacco personale.

Sentire soddisfazione per la sua caduta va benissimo per farci un meme, ma la cocaina di Kyrgios non è una storia di doping che sputtana un presunto corsaro della morale. Ha spiegato di non voler cercare scuse, ma di essere arrivato a sniffare dopo due anni di infortuni, con il corpo incapace di seguire la testa, una carriera avvertita al tramonto e la fatica di accettarlo.

(afp)

I tennisti e la cocaina

Più di ogni altro sport, il tennis sa che cadere nella cocaina non è un gesto che coincide con l’imbroglio. Björn Borg lo ha raccontato nelle sue memorie. C’era troppo vuoto dopo il tennis e doveva riempirlo in qualche modo. Vitas Gerulaitis ha confessato di averla usata fra le celebrità e le notti di New York. John McEnroe ha ammesso l’uso di droghe ricreative durante la carriera e lo stesso ha fatto Roscoe Tanner, incapace fra debiti e guai familiari di rispondere ai rovesci fuori dal campo.

Il personaggio del bullo cucito addosso

«Non ho scelto il tennis. È stato il tennis a scegliere me». Così ha ripetuto di nuovo l’ex giovane Nick, offrendoci la tentazione di fare psicologia amatoriale e considerare il tennis quasi un’intrusione nella sua vita. Ha cercato il pubblico e la provocazione, una grandiosità presunta, come in quella terribile Battaglia dei Sessi con la complicità di Aryna Sabalenka. È salito su un mucchio di ring sbagliati. Ha finito per farsi cucire addosso il personaggio del bullo, che certamente esiste, insopportabile, ma che la cocaina ora mette a fuoco meglio, tra questo bisogno di essere visto e il desiderio di scappare.

Viene facile stamattina ricordargli tutto quello che ha detto degli altri, piazzarlo davanti allo specchio, usare le parole karma e contrappasso. Ma pure chi è stato indifendibile, aggressivo e ingiusto, quando cade non diventa per forza un bersaglio per farci sentire migliori.

La domanda che deve porsi il tennis

L’ultima domanda deve porsela il tennis, chiedendosi cosa voglia fare delle sue figure più in vista, uno che ha il polso rotto, uno il ginocchio ballerino, fisici che vanno in tilt al sole, corpi fragili in molti modi e anime sbeccate dal burnout. Se vuole soltanto tenerle in piedi finché tutto regge, oppure accorgersi un po’ prima che una figurina non si rompe mai da sola.

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